Recap mercato dell'auto: come reagiscono le big di settore alla politica dei dazi?

Ford, Volkswagen, General Motors, Tesla, Fca: sono solo alcune delle società protagoniste di un comparto, quello dell'auto e dell'automotive, al centro della scena commerciale. DIetro le quinte, ancora una volta, Donald Trump,m ma anche Cina ed Unione europea.

Car sector
Fonte Bloomberg

Acceleratore, freno, folle: i movimenti del settore auto sui mercati finanziari seguono fasi analoghe a quelle di guida. Un’evidenza quanto mai chiara se si osservano le dinamiche del comparto nel più recente passato.

La guerra commerciale avviata da Donald Trump, annunciata fin dal principio della propria campagna elettorale, inizia ora, a due anni di distanza dall’insediamento, a mostrare i propri risultati.

Il G20 d’Argentina conclusosi sabato scorso a Buenos Aires ha portato con sé un po' di sollievo per i mercati. La piazza finanziaria è stata rincuorata dall’annuncio di una tregua commerciale tra Cina e Stati Uniti, volta a raggiungere un accordo sulla "interferenza" del Dragone nel mercato a stelle e strisce. La conferma di un primo passo compiuto in tale direzione è giunta tramite il tweet del presidente Trump, secondo il quale Pechino si impegnerà a rimuovere i dazi (al 40%) dalle auto americane.

Non si sono fatte attendere le parole del portavoce cinese del Ministro degli Esteri, il quale ha ricordato che "se gli Stati Uniti non avessero provocato tensioni commerciali e non avessero imposto tariffe, i dazi cinesi sulle auto statunitensi sarebbero stati pari solo al 15%".

La pace, come da attese, è durata poco.

Se si procede analizzando le dinamiche del settore auto nell’ultimo periodo, a scatenare l’ira del Tycoon americano è stato a fine novembre il piano di riorganizzazione di General Motors, la quale ha annunciato la chiusura di 5 stabilimenti (tra cui quelli in Ohio, Michigan e Maryland) ed il licenziamento di 14.700 dipendenti (operai ed impiegati), confermando invece le strategie in Messico e Cina. Al fine di “proteggere i lavoratori americani”, Trump ha minacciato la storica casa d'auto di rimuovere gli aiuti statali alla produzione, disposti dalla precedente amministrazione Obama. Un'azione che, secondo il consigliere economico, Larry Kudlow, non sarebbe legalmente possibile.

L’interesse di Trump nel fare il bene degli Stati Uniti, ostacolando chi degli Stati Uniti “approfitta” per il proprio tornaconto personale, ha riportato in auge l’inasprimento delle tariffe (al 25%) applicate dagli Usa all’import di auto estere, comprese quelle europee. L’Unione applica dazi d’ingresso ai veicoli americani pari al 10%, contro il 2,5% attualmente previsto per l’ingresso di veicoli europei in America.

Il disinteresse reciproco a creare ulteriori barriere nel mercato dell’auto ha portato tre delle maggiori case automobilistiche tedesche ad incontrare il presidente Trump alla Casa Bianca. A catalizzare l’attenzione del mercato a seguito di tale incontro, è stato l’annuncio di una alleanza Volkswagen-Ford basata sul reciproco interesse a penetrare i due mercati di riferimento tedesco ed americano.

L’idea, che già veleggiava sui mercati lo scorso giugno, prevedeva l'unione di forze tra le due realtà finalizzata alla produzioni di pick-up e furgoni; dagli ultimi aggiornamenti emerge però che l’interesse dei due è rivolto all’implementazione del segmento auto elettriche e a guida automatica, ove attualmente primeggia la leadership di Tesla.

L’idea di un maxi colosso Vw-Ford intenzionato a guadagnare fette di mercato ha infuso timori tra i maggiori player di mercato. Tra questi, Fiat Chrysler, che ha scontato pesantemente l’introduzione nel mercato europeo della nuova procedura Ue sulle omologazioni (WLTP), che ha introdotto test più severi sulle emissioni di CO2. In termini annuali, l'Italia ha registrato nel 2018 un calo delle immatricolazioni pari al 6,3%; superiore il calo della Germania, pari al 10%.

Restando sul settore auto italiano, il gruppo italo-americano con base a Torino ha inoltre incassato negativamente la notizia di un emendamento alla Manovra di bilancio 2019 ribattezzato “tassa sul diesel”, volto a colpire in modo progressivo la produzione di nuove auto (comprese le euro 6) in base alle emissioni di anidride carbonica. Considerato che il modello d’auto più venduto in Italia porta la firma di Fiat, la mossa è stata letta come un autogol in un periodo già di suo complicato. Da gennaio a novembre, nel Bel paese sono stati venduti 113.700 esemplari di Panda, contro le 47 auto di Tesla. Secondo ultime indiscrezioni, il vice-premier, Luigi di Maio, sembra aver fatto marcia indietro sulla misura.

Come porre rimedio ai crescenti ostacoli?

Seppur non ancora confermata, sul mercato è iniziata a circolare la notizia di una possibile alleanza di tipo industriale tra i grandi nomi di Fca e General Motors, volta a creare sinergie tali da rendere più efficace l’azione delle due case da ambo i lati dell’Oceano.

A prescindere da dove lo si guardi, quello in corso è un periodo di grande cambiamento per il settore dell'automobile, al quale affacciarsi con premura. Marcia in folle e freno pronto.

Queste informazioni sono state preparate da IG Markets Limited e IG Europe GmbH (di seguito "IG"). Oltre alla liberatoria riportata di seguito, il materiale presente in questa pagina non contiene uno storico dei nostri prezzi di trading, né alcuna offerta o incentivo a operare nell’ambito di qualsiasi strumento finanziario. IG declina ogni responsabilità per l’uso che potrà essere fatto di tali commenti e per le conseguenze che ne potrebbero derivare. Non forniamo nessuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o la completezza delle presenti informazioni, di conseguenza, chiunque agisca in base ad esse, lo fa interamente a proprio rischio e pericolo. Eventuali ricerche fornite non intendono rispondere alle esigenze o agli obiettivi di investimento di un soggetto in particolare e non sono state condotte in base ai requisiti legali previsti per una ricerca finanziaria indipendente e, pertanto, devono essere considerate come una comunicazione di ambito marketing. Anche se non siamo sottoposti ad alcuna limitazione specifica rispetto alla negoziazione sulla base delle nostre stesse raccomandazioni, non cerchiamo di trarne vantaggio prima che queste vengano fornite ai nostri clienti. Vi invitiamo a prendere visione della liberatoria completa sulle nostre ricerche non indipendenti e del riassunto trimestrale.

Trova articoli per analista

I CFD sono strumenti complessi che comportano un rischio di perdita elevato dovuto alla leva. 81% dei trader al dettaglio incorrono in perdite quando fanno trading con IG. Vi preghiamo di verificare le vostre conoscenze in merito al funzionamento dei CFD e la vostra disponibilità ad utilizzare i CFD dato l’elevato rischio di perdita. I CFD sono strumenti complessi che comportano un rischio di perdita elevato dovuto alla leva.