Spread al test dei 290. Italia a rischio procedura di infrazione: cos'è e come funziona

Differenziale Btp/Bund in accelerazione: attesa nelle prossime ore la lettera di richiamo dall'Ue per eccessivo debito (entro venerdì): possibile avvio della procedura d'infrazione (ipotesi il 5 giugno); multa da 3,5 miliardi.

commissione europea Fonte: Bloomberg

Bruxelles aspetta al varco il Governo italiano e, poco dopo i risultati definitivi della turnata elettorale euroea, annuncia l’arrivo di una lettera di richiamo: il Bel Paese rischia una multa da 3,5 miliardi di euro nel caso il mancato taglio del debito pubblico nell’anno 2018 risulti essere ingiustificato. La comunicazione della Commissione, tuttavia, non comporterà l’apertura diretta di una procedura di infrazione, e fungerà anzi da monito per un Paese che si appresta a violare le regole Ue.

Alla notizia non si è fatta attendere la reazione dello spread, tornato a crescere alla volta dei 290 punti base, sulla percezione di una maggior rischiosità del mercato tricolore.

Italia: attesa la lettera da Bruxelles

Il ministero dell’economia e delle finanze resta quindi in attesa della missiva che nelle prossimi ore (ipotesi di termine ultimo questo venerdì) arriverà alla casella postale di Palazzo Chigi, rovinando i piani di ripresa e di spesa annunciati dal Governo di coalizione Lega-Movimento 5 Stelle. Considerando che l’invio della lettera non preveda in sé l’adozione di alcun procedimento, l’avvio della procedura d’infrazione dovrebbe essere ufficializzata più avanti (in data 5 giugno, quando saranno rese pubbliche le raccomandazioni per i vari Paesi Ue).

Secondo alcune indiscrezioni emerse a riguardo, i commissari europei non avrebbero intenzione di farsi carico interamente di una nuova procedura di infrazione, e potrebbero quindi scaricare ogni possibile compimento della stessa sui nuovi rappresentanti in entrata.

Eccessivo debito: attesa multa da 3,5 miliardi

La cifra indicativa di 3,5 miliardi corrisponde alla pena prevista dall’autorità centrale per la conclusione della procedura per debito eccessivo: essa consta in una sanzione dello 0,2% del Pil (rispetto ad un massimo sanzionabile dello 0,5%), che nel 2018 si è attestato a 1.756.981 milioni di euro ai prezzi di mercato.

Con un livello di spread che segna oggi un rialzo dell’1,8% in area 287 punti base (con picchi massimi fino a 288), a salire è anche il rendimento del decennale italiano, su del 2% circa a 2,720. Continua intanto a calare lo yield tedesco, porto sicuro in fasi d'incertezza, che rende oggi -0,155, livello minimo toccato a fine settembre 2016.

Procedura d’infrazione: cos’è e come funziona

Con la lettera in arrivo, la Commissione chiederà all’esecutivo italiano il perché del mancato taglio sul debito 2018, in violazione al patto di stabilità siglato. Al Governo saranno quindi richiesti i particolari “formali” circa quei fattori (tra cui i livelli di crescita ed il livello d’inflazione) che avrebbero giustificato il cambio di direzione.

Qualora, dopo il mese di tempo concesso al Paese, la Commissione giudicasse tali fattori come pertinenti, l’Italia potrebbe evitare l’apertura della procedura per debito eccessivo; in caso contrario, la decisione definitiva passerà al Consiglio dell’Unione europea, secondo organo legislativo dell’Unione assieme col Parlamento, che raduna al suo interno un membro di ogni Stato membro. Il Consiglio invierà dapprima un avvertimento finale che, nel caso in cui il Governo nazionale si rifiutasse di cooperare, si trasformerà in una sanzione effettiva (in veste di trattenuta) pari allo 0,2% del Pil.

Spread a rialzo: pesa l'incertezza sul bilancio

A spingere l’acceleratore sullo spread, e dunque sulla paura che l’Italia andrà incontro alla punizione pecuniaria prevista dall’organo comunitario, sono state le parole del vice premier, Matteo Salvini, il quale ha ribadito “se vogliono più tagli, noi diremo no. So che da parte della Commissione Ue è in arrivo una lettera sull’economia italiana. Gli italiani hanno dato mandato al Governo di ridiscutere, pacatamente, i parametri che hanno portato a un livello di precarietà senza precedenti”.

Secondo le stime formulate dall’Europa, nel 2019 il debito italiano rispetto al Pil dovrebbe lievitare al 133,7%, raggiungendo quota 135,2% nel 2020. Vice versa, la crescita del Bel Paese nel 2019 è stimata a ridosso del +0,1% e del +0,7% il prossimo anno. A far discutere le maggiori istituzioni europee è inoltre un altro dato, quello sui livelli di deficit, che al 31 dicembre è atteso al 2,5% (al di sopra dei target chiesti dall’Ue pari al 2%), in crescita al 3,5% nel 2020.

Sui target di spesa corrente il confronto tra le forze di governo è ancora aperto, con la Lega che in una fase di arretramento dell’economia ritiene che lo sforamento del tetto del 3% non sia una “bestemmia”, ed il Movimento 5 Stelle che ha puntualizzati che parlare di “sforamento del 3%” è da “irresponsabili”, perché porta al rialzo dei livelli di spread e, dunque, ad un maggior costo dei finanziamenti.

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