SOS curva dei rendimenti: torna l'allarme recessione Usa. Cosa succede agli Stati Uniti?

Titoli di Stato a 3 mesi più performanti del decennale: Stati Uniti a rischio recessione? Mercati cauti in fase risk off. Male le borse asiatiche: -3% Tokyo. Listini europei aprono in negativo.

Fonte: Bloomberg

Fuga dall’equity e dalle attività a rischio più elevato. La ragione? L’inversione della curva dei rendimenti dei titoli di Stato americani, che ha riportato in auge il timore di una futura recessione a stelle e strisce.

In un contesto macro dove a farla da padrona è ancora una volta la precarietà, la scelta degli operatori è stata il risk off. Tokyo ha chiuso in calo del 3%, Shanghai poco sotto i due punti percentuali di perdita. Male i listini europei in apertura, quasi tutti in territorio negativo.

Stati Uniti a rischio recessione? Foto della curva

Le preoccupazioni circa lo stato di salute dell'economia mondiale sono aumentate la settimana scorsa dopo le caute osservazioni della Federal Reserve, che ha rimarcato il proprio approccio paziente portando a zero la possibilità di un rialzo dei tassi d’interesse nel 2019. Immediata la reazione del Treasury a dieci anni, il cui rendimento è arrivato a toccare i minimi dall'inizio del 2018, in area 2,430.

Attualmente, una obbligazione del Tesoro americano a 3 mesi rende circa 2,453; a 6 mesi, 2,469; a 1 anno, 2,444; a 2 anni, 2,325; a 3 anni 2,249; a 5 anni, 2,247; a 10 anni, 2,450.

A conti fatti, investire oggi in un bond a tre mesi rende di più che investire in un bond a dieci anni: l’ultima volta che accadde ciò era nel 2007, appena prima dello scoppio della più grande crisi finanziaria della storia moderna. Storicamente, l’inversione della curva dei rendimenti (dove i tassi a lungo termine scendono al di sotto di quelli a breve periodo) è visto come un primo segnale di recessione.

Usa, dinamica dei prezzi obbligazionari

“La dinamica dei prezzi sul mercato obbligazionario è una enorme sirena per tutti coloro che stanno cercando di rimanere positivi sul comparto azionario” hanno commentato gli analisti di JPMorgan in una nota ai clienti. Gli stessi hanno quindi aggiunto: "Il rallentamento della crescita e la curva dei rendimenti dei bond saranno l'unica cosa su cui i singoli titoli quotati si concentreranno per andare avanti, ed è molto difficile prevedere un nuovo consistente rialzo delle quotazioni fino a quando la fiducia economica non si sarà stabilizzata, facendo invertire nuovamente gli yield sulle obbligazioni”.

Secondo un modello di recessione della curva dei rendimenti della National Australia Bank, attualmente esiste una probabilità del 30-35% di una recessione americana nei prossimi 10-18 mesi.

Il timore di una recessione a stelle e strisce ha a sua volta spinto gli investitori all’acquisto di titoli di Stato giapponesi a 10 anni, scesi sul livello più debole da settembre 2016. Non solo: in qualità di primo bene rifugio, anche il gold è tornato a salire, superando il livello a 1320 dollari l'oncia, recuperando i cali di fine febbraio.

Fed più accomodante, crescita in calo

Anche il presidente della Federal Reserve di Chicago, Charles Evans, ha detto la propria. Secondo Evans è comprensibile che i mercati divengano nervosi quando la curva dei rendimenti si appiattisce, sebbene loi stesso resti ancora fiducioso sulle prospettive di crescita economica statunitense.

Evans ha descritto l'inversione come "piuttosto stretta": "Dobbiamo tenere conto del fatto che c'è stato un declino secolare dei tassi di interesse a lungo termine", ha commentato Evans. "Parte di questo è strutturale, avendo a che fare con una crescita tendenziale inferiore e tassi d'interesse reali più bassi".

"Penso che, in questo ambiente, è naturale che le curve dei rendimenti siano un po' più piatte di quanto non lo siano state storicamente".

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