Procedura di infrazione Italia: il problema del debito e i prossimi passaggi

Commissione Ue: l’Italia viola la regola del debito. Avvio della procedura di infrazione. Ecofin chiamato ad esprimersi sulle sorti di Roma. Possibile multa da 3,5 miliardi e piano quinquennale di riforme. Spread limita i rialzi.

Italia Fonte: Bloomberg

L’Italia viola la regola del debito incorrendo nella procedura di infrazione prevista dai trattati Ue, una pratica finora mai applicata. Immediata la reazione dello spread tra Btp e Bund tedeschi, salito a ridosso dei 285 punti base (dai 274 di inizio seduta) appena dopo l’uscita della notizia e riassorbitosi poi sui livelli di partenza. Effetti limitati anche sul listino di Milano, con l’indice FTSE Mib in calo attorno allo 0,5% trainato dalla negativa performance del settore bancario (-2%) .

Procedura di infrazione: le alternative per l'Italia

Quali alternative restano all’Italia? In effetti, due: o attuare una manovra bis da 3-4 miliardi di euro o avviare un piano di risanamento adeguato. 

Dopo la lettera di richiamo fatta recapitare da Bruxelles sette giorni fa, la Commissione è passata ai fatti, ricordando nel documento correlato che il debito italiano pesa “38.400 euro ad abitante, oltre ai 1000 euro a testa per rifinanziarlo", una cifra insostenibile.

A convincere i vertici comunitari è stata la convinzione che l’Italia abbia perso il controllo sul debito: nel 2018 quest’ultimo ha raggiunto la soglia del 132,2% (superiore al 131,4% del 2017), con attese di peggioramento nel 2019 (133,7%) e nel 2020 (attorno al 135%), anno in cui il deficit dovrebbe superare il 3%. Ciò significa “non aver rispettato i target di riduzione del debito di 135 miliardi lo scorso anno, di 162 miliardi quest’anno e di 171 il prossimo anno” hanno commentato dall’Ue.

Debito eccessivo: violate le regole Ue

In tal senso, la procedura per eccessivo debito sarebbe “giustificata” da due ragioni: anzituttto, la violazione della regola in base alla quale il rapporto debito/Pil dovrebbe rimanere al di sotto del 60%; in secondo luogo, qualora tale percentuale fosse superata, le ragioni di fondo dovrebbero essere giustificate alla luce del quadro generale e di un programma mirato di diminuzione.

La situazione italiana potrebbe inoltre peggiorare alla luce di un “avanzo primario in discesa e privatizzazioni non raggiunte”. Gli esperti hanno infine precisato che il rallentamento economico e le tensioni sugli scambi internazionali “giustificano solo in parte l’ampio divario” nel rispetto della regola. La “retromarcia” su alcune riforme pro-crescita (tra cui quella delle pensioni, rivista con quota 100) ed il deficit proiettato oltre il livello del 3% nel 2020, aggravano ulteriormente una situazione già precaria.

Procedura di infrazione: i prossimi passaggi

Dopo la lettera e l’avvio della procedura, l’Italia dovrà ora aspettare il parere degli Stati membri, che dovranno decidere se confermare o respingere la raccomandazione della Commissione, negoziando quindi una soluzione.

L’ultima parola spetterà ai ministri delle finanze che si riuniranno in occasione dell’Ecofin del prossimo 9 luglio: uno spiraglio di tempo lungo un mese durante il quale l’Italia potrebbe cercare di migliorare la propria posizione per arrivare ad un accordo. L’eventualità di un negoziato implicherebbe l’avvio di una manovra bis del valore di 3-4 miliardi di euro, seguita da un piano di misure capaci di limare il deficit di 11 miliardi entro il 2020.

In alternativa, il Bel Paese si troverà di fronte un rigido quinquennio di risanamenti fatto di riforme e sanzioni (3,5 miliardi di euro pari allo 0,2% del Pil italiano).

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