No-deal Brexit: i conservatori preparano il Regno Unito ad un'uscita senza accordo

Il voto sulla Brexit slitta al 14 gennaio 2019: Corbyn contrariato chiede una nuova sfiducia. Theresa May mobilita l'esecutivo: necessari passi avanti nel pianificare una uscita dall'Ue senza accordo. Pronte 140mila lettere alle imprese. Disposti 2 miliardi di sterline per i dipartimenti governativi. 3500soldati pronti ad affrontare qualsiasi "contingenza".

Theresa May deal
Fonte: Bloomberg

L’eventualità di una Brexit senza accordo prende forma: Theresa May ha mobilitato oggi il suo esecutivo, col fine di compiere un passo avanti nell’eventualità di un no-deal. La notizia segue l'ufficializzazione della data del voto al testo in Parlamento, calendarizzata il prossimo 14 gennaio.

Mentre falliscono le speranze del leader lanburista, Jeremy Corbyn, di indire un nuovo voto di sfiducia a Theresa May (che sarebbe comunque non vincolante), l’indice inglese FTSE 100 prosegue coi ribassi, portando a compimento la quarta chiusura consecutiva in territorio negativo (-1% circa, attoro ai 6700 punti). Si ridimensiona inoltre l’apprezzamento della sterlina che, dopo un avvio di giornata in crescita dello 0,3% contro euro, svolta in chiusura leggermente al di sotto alla soglia della parità.

A poco più di tre mesi dal giorno dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, l’incertezza di un mancato sostegno parlamentare a Theresa May lascia i mercati in stand-by.

Dopo aver presentato il mese scorso quello che, secondo il Primo Ministro, sarebbe oggi il migliore degli accordi possibili, May è sopravvissuta la scorsa settimana al voto di sfiducia chiesto dal suo stesso partito, quello conservatore, confermando ch'è esattamente con questo testo che la Gran bretagna si presenterà alla resa dei conti con Bruxelles.

"Oggi discuteremo di no-deal", ha dichiarato ai giornalisti il ​​Segretario allo sviluppo internazionale, Penny Mordaunt. "Ora come ora è assolutamente necessario strutturare un piano da attuare in caso di mancato accordo. Non solo abbiamo bisogno di preparare il Paese, ma è anche il modo migliore per assicurarci di ottenere un accordo".

Negli scorsi giorni il Ministro delle finanze inglesi, Philip Hammond, ha dichiarato di aver messo a disposizione oltre 4,2 miliardi di sterline per la pianificazione della Brexit voluta dal popolo col referendum del 2016 e di voler destinare ulteriori 2 miliardi di sterline ai dipartimenti governativi, che aiuteranno il Regno Unito nel caso in cui l'Ue il 29 marzo si trovasse fuori dall’Europa senza un formale accordo.

A seguito del voto sulla Brexit, l'economia britannica ha cambiato marcia: attualmente non vi è ancora alcuna garanzia che imprese e consumatori manterranno l'accesso ai propri mercati di riferimento senza esser vessati da dazi e tariffe europee applicate alle merci.

Per non far sì che sul mercato interno si diffondano timori e malcontenti, il Governo ha dichiarato oggi invierà 140mila lettere a società e aziende locali, contenenti alcuni “consigli” sui preparativi.

Alla notizia, il leader dei Lib Dem, Sir Vince Cable, sostenitore di una campagna parallela per un nuovo referendum sull’uscita dall'Ue, ha commentato con disappunto la scelta di Theresa May, descrivendo l'ultimo annuncio come "guerra psicologica".

A riprova delle dichiarazioni di Cable sembrano esser giunte le parole di Gavin Williamson, Segretario di Stato per la difesa al Regno Unito, che ha ricordato i “3500 soldati pronti" a supportare qualsiasi dipartimento governativo su qualsiasi "contingenza", seppur finora non vi siano state richieste formali in tal senso.

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