Brexit post Theresa May: Boris Johnson ed il ritorno dell'opzione no-deal

Corsa al numero 10 di Downing Street: dopo l'uscita di May, 10 candidati si affrontano per assumere la leadership tra i conservatori. Obiettivo? Una nomina da proporre come Primo Ministro UK. Sterlina GBP in leggero recupero

Theresa May Fonte: Bloomberg

E’ ufficialmente iniziata la corsa al numero 10 di Downing Street: dopo i saluti di Theresa May il partito conservatore si è unito attorno ai suoi rappresentanti in una dieci giorni di voto. Obiettivo? Una nomina da proporre come nuovo Primo Ministro UK.

Tra i dieci candidati in lizza, due principali disegni sulla Brexit di Halloween: da una parte, gli esponenti della linea dura, che sostengono una uscita senza se e senza ma dall'Unione Europea; dall’altra, i sostenitori di una Brexit soft, che prevede un futuro inglese a fianco dell'Ue in qualità di partner diplomatico e commerciale privilegiato.

Scelta del candidato post May: Johnson?

Dal momento in cui May ha iniziato a perdere colpi, il primo nome a circolare è stato quello dell'ex sindaco di Londra, Boris Johnson. A competere con Johnson (e in generale con l’idea dei più convinti "brexiters”) si trovano Jeremy Hunt, attuale Ministro degli Affari Esteri, sostenitore di una Brexit a maglie più larghe, e i ministri Michael Gove e Matt Hancock, rispettivamente all’ambiente e alla salute.

Sebbene i nomi sul piatto siano differenti, le questioni da risolvere in terra inglese sono sempre le medesime, a partire dall’enorme punto di domanda attorno al programma del prossimo 31 ottobre (ultima scadenza concessa da Bruxelles al Regno Unito per convalidare un progetto di accordo). L'ex sindaco di Londra aveva già annunciato di essere pronto a fare il possibile per dare alla Corona una uscita dall'Ue entro il 31 ottobre, con o senza accordo.

Al contrario, Jeremy Hunt e Michael Gove rimarcano fin dal principio la necessità di richiedere un nuovo rinvio della Brexit qualora si profili l’eventualità di una uscita senza accordo; Matt Hancock dal canto suo, ritiene che la possibilità di no-deal non debba nemmeno essere valutata.

Calendario Brexit: i prossimi passaggi

Fatte da parte le diverse idee sulla futura uscita inglese dal blocco, per tutti i candidati è iniziato un intenso programma ad ostacoli lungo dieci giorni. Prima del voto definitivo e per restringere la cerchia dei candidati, i rappresentanti hanno fissato una serie di voti preliminari volta ad eliminare gli esponenti ottenenti il minor numero di preferenze.

Giovedì 13 giugno si terrà una prima serie di voti da parte dei deputati conservatori, in condizioni di stretta riservatezza. Il candidato che riceverà il minor numero di voti sarà eliminato. Venerdì 14 giugno sarà invece trasmesso il primo dibattito televisivo coi 9 candidati ancora in corsa. Dopo il week end ed una nuova sessione (lunedì) di domande e risposte presso la Camera dei Comuni, martedì 18 giugno si terrà un secondo dibattito televisivo alla BBC, seguito da un’ulteriore serie di voti tra i Tories ed annessa eliminazione. Tra mercoledì e giovedì 18-19 giugno, i candidati al vaglio per il voto finale dovrebbero essere due, che andranno al confronto finale (e quindi al voto delle circa 10 mila persone interne al partito conservatore) lunedì 24 giugno.

Analisi del cambio EUR/GBP, GBP/USD

Mentre Boris Johnson ha ufficialmente dato il via alla propria campagna elettorale per assumere la carica di primo ministro inglese (con un tono meno belligerante di quello utilizzato nei confronti di Bruxelles), il Regno Unito e la sterlina si preparano ad ogni tipo di scenario. In tal senso, la sterlina ha approfittato della situazione transitoria per recuperare un po' di quel terreno perso a partire da inizio maggio, specie contro dollaro ed euro.

La coppia GBP/USD ha segnato oggi un massimo di seduta a $1,2759, mentre il cambio EUR/GBP è sceso fino a quota 0,8871. Rispetto ai valori di apertura di ieri, il pound ha perso in poco più di un mese il 5% contro la moneta unica ed il 3,4% contro il biglietto verde.

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