Mercati: occhi rivolti alla Brexit. Indici in attesa del voto di sfiducia. Timori rallentamento Cina

Borse in stand-by in attesa del voto di sfiducia a Theresa May. PBoC: record di immissione di liquidità in un giorno. BoJ: revisione delle stime d'inflazione legate al prezzo del petrolio. Guerra commerciale: pochi progressi.

China
Fonte: Bloomberg

Giornata poco mossa per le borse asiatiche che, dopo i rialzi di ieri legati alla speranza di nuovi stimoli provenienti da Pechino, ha concluso la seduta odierna con movimenti marginali.

Al centro dell’attenzione, oggi, le conseguenze che il no all’accordo di Theresa May sulla Brexit votato ieri sera potrebbero avere non solo sul Regno Unito, ma su tutti i mercati. Il primo appuntamento in agenda, fissato per questa sera, è il voto di sfiducia alla premier inglese chiesto dal leader del partito laburista, Jeremy Corbyn. Se venisse votata la sfiducia, la corona andrebbe incontro ad elezioni anticipate.

In Cina, l’indice di Shanghai ha chiuso a ridosso della parità, mentre Hong Kong ha registrato un rialzo poco sopra lo 0,1%. Nelle scorse ore la People Bank of China ha avviato la maggiore operazione di immissione di liquidità mai fatta in un giorno, attraverso operazioni di reverse repo. Complessivamente, sono stati introdotti nell’economia un totale di 82,73 miliardi di dollari, un segnale che conferma l’interesse del governo a sopperire alle carenze di mercato, ma che rinnova la tesi che il rallentamento economico del Dragone è ormai cosa di fatto.

L’indice di Tokyo, intanto, ha chiuso in calo dello 0,55%. In mattinata la Bank of Japan ha annunciato di voler rivedere in aprile (inizio del nuovo anno fiscale) le proprie previsioni d’inflazione (ora pari all’1,4%), adeguandole ad un prezzo del petrolio meno caro rispetto alle iniziali attese.

Nelle scorse ore il rappresentante per il commercio americano, Robert Lighthizer, ha dichiarato di non vedere margini di progresso relativamente ai temi chiave dei colloqui con la Cina, riaccendendo i timori legati agli effetti di una guerra commerciale che, oltre a Pechino, inizia a mietere le proprie vittime anche altrove (Germania in primis).

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