Bce accomodante fino a metà 2020. Mario Draghi: 3 rischi per l'economia mondiale

Tassi di interesse fermi fino almeno a metà 2020: target di inflazione al 2% ancora lontano. Politica monetaria a sostegno dell'Eurozona: euro (EUR) a rialzo. Triplo alert dal governatore: guerra commerciale, geopolitica e...

Tassi fermi fino almeno a metà 2020 e, in ogni caso, per tutto il tempo necessario a garantire una costante e prolungata convergenza dell'inflazione verso il livello target del 2%. A proposito, le prospettive sul costo del denaro per l’anno 2019 salgono leggermente all’1,3% (rispetto ad un precedente 1,2%), scendendo leggermente all’1,4% nel 2020 e confermandosi all’1,6% nel 2021. Marginale rialzo nell’anno in corso anche per il Pil dell’Eurozona, prossimo all’1,2% (contro stime di marzo all’1,1%), con un calo dall’1,6 all’1,4% nel 2020 ed una revisione dall’1,5 all’1,4% nel 2021.

Meeting Bce: ampio grado di accomodamento

La quarta riunione annuale della Banca centrale europea ha portato con sé, oltre alle specifiche del piano di rifinanziamento a target per le banche europee, un approccio più che mai colomba da parte dell’istituto presieduto da Mario Draghi, che il prossimo 31 ottobre dovrà cedere il testimone ad un successore.

Ancora una volta, tutto è ruota attorno alla necessità di un “ampio grado di accomodamento” che potrà esser attuato con ogni mezzo necessario a disposizione.

Bce: la decisione sul tasso di interesse

Il Consiglio direttivo Bce ha confermato tassi di rifinanziamento principali fermi allo 0,00%, tassi di interesse sui meccanismi di rifinanziamento marginale a 0,25% e tassi sui depositi bancari invariati a -0,40%. Il costo del denaro resterà fermo fino almeno alla prima metà del 2020 e in ogni caso per tutta la durata del tempo necessario ad assicurare una continua convergenza dei prezzi verso il livello target d’inflazione inferiore ma prossimo al 2% nel medio termine.

Alla domanda circa la possibilità che il futuro Governatore non desideri sposare una linea tanto accomodante quanto la seguente, Draghi ha rassicurato ribadendo che le decisioni di politica monetaria non spettano al solo presidente, ma all’intero Consiglio direttivo, che in tal caso dovrebbe coralmente optare per una inversione di rotta.

TLTRO III: le specifiche sui tassi alle banche

Guardando in là, a settembre 2019 partirà il terzo round di TLTRO, aste di rifinanziamento trimestrali a target a lungo termine rivolte agli istituti di credito europei. Questi ultimi saranno chiamati a pagare un tasso di interesse su ciascuna operazione superiore di 10 punti base al tasso medio applicato alle principali operazioni di rifinanziamento interne all'Eurosistema per tutta la durata del periodo (fino a marzo 2021). Per le banche il cui prestito netto ammissibile supera il valore di riferimento, il tasso applicato sulle operazioni relative alla TLTRO potrà essere inferiore.

Mario Draghi: i 3 rischi per l’economia mondiale

Tra i maggiori rischi di mercato segnalati dal Governatore, posizione di spicco ricoprono: tensioni commerciali (e gli effetti della trade war sui mercati mondiali), fattori geopolitici (e gli eventuali risvolti che possono avere su, ad esempio, il livello die prezzi del petrolio), e difficoltà dei Paesi Emergenti, capitanali dalla Cina (e sempre più inclini ad attuare misure di stimolo monetario/fiscale per cercare di riattivare le basi economiche reali).

Relativamente al primo dei tre punti, i mercati globali “potrebbero vedere un fenomeno di portata molto più ampia di una semplice guerra commerciale, che metterebbe in discussione l'ordine in cui abbiamo vissuto a partire dalla fine della seconda guerra mondiale".

Draghi sui minibot italiani

Infine, la questione Italia e l’affare minibot. “O sono soldi -nel qual caso sono illegali- o sono debito -nel qual caso il debito pubblico aumenta”: la risposta di Draghi alla soluzione del governo gialloverde (creare nuovi strumenti nazionali volti a saldare i creditori di Stato, dando alle imprese beneficiarie un po’ di respiro) si è conclusa con un “non aggiungo altro”.

Infine, Draghi ha ribadito la propria preoccupazione circa il rallentramento del settore manifatturiero nel Vecchio Continente, precisando che la situazione potrebbe ulteriormente peggiorarsi qualora altre grandi economie iniziassero ad arrancare in maniera considerevole su tale fronte.

Draghi (Bce): effetti sull'euro e sul cambio EUR/USD

Sul mercato valutario, l’euro ha teso a rafforzarsi sulla conferma di un prolungato sostegno centrale all’economia dell’Eurozona. Il cambio EUR/USD è arrivato a toccare un massimo da metà aprile al di sopra del livello a 1,1300, ribilanciandosi quindi a metà pomeriggio attorno all’area di 1,260.

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