Trump vince, Sanders sorprende, ma Wall Street snobba le primarie

Nella corsa alle primarie il candidato newyorchese ha vinto con riserva, mentre Sanders prova a mettere pressione alla Clinton.

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Fonte: Bloomberg

Prosegue la tornata di primarie negli USA, che ieri ha visto andare al voto gli Stati di Michigan, Mississippi, Hawaii e Idaho per la sponda repubblicana e solo i primi due per quella democratica.

Sebbene Donald Trump si confermi essere sempre più il pretendente alla corsa della Casa Bianca, le sorprese non mancano in vista del voto dei grandi Stati delle prossime settimane. Ted Cruz, infatti, rimane non molto distante, con 359 delegati rispetto ai 458 di Donald Trump. Sembra essere ormai fuori dai giochi Marco Rubio, fermo a 151 delegati. Proprio l’uscita del giovane pretendente alla Casa Bianca potrebbe riaccendere la sfida tra Trump e Cruz. Probabilmente una buona parte dei voti che prima si frammentava nella destra statunitense potrebbero ora essere dirottati su Cruz vista la spaccatura sempre più evidente tra i Repubblicani e Trump. Un simile scenario potrebbe riequilibrare le corsa in vista della Convetion di luglio.

 

Tra i democratici, invece, la vera sorpresa di ieri ha riguardato la vittoria di Bernie Sanders su Hillary Clinton in Michigan, mentre l’ex first Lady si è aggiudicata solo il Mississippi. Sebbene la Clinton si sia aggiudicata sino a questo momento 12 Stati contro i 9 di Sanders, in termini di delegati il confronto è schiacciante (1.220 vs 571). A creare incertezza tra i democratici sono i super delegati, gli unici in grado di cambiare il proprio voto tra i vari candidati durante la Convention di luglio.

 

Martedì 15 marzo le primarie potrebbero dare maggiori certezze visto che si voterà nei grandi Stati di Florida, Illinois, North Carolina, Ohio e Missouri. I delegati da assegnare sono tanti e nel caso di una vittoria schiacciante di uno o dell’altro candidato, il divario potrebbe ampliarsi ulteriormente, proclamando il vincitore, o assottigliarsi, rimescolando di fatto le carte in tavola.

Nonostante tutto, l’incertezza maggiore sembra regnare tra il partito del GOP. Le posizioni oltranziste di Trump continuano a destare forte malcontento tra i repubblicani. Non a caso, in tutti gli Stati in cui ha vinto il newyorkese, non è riuscito mai ad ottenere la maggioranza del 51%. Ormai non sembra essere neanche più un segreto che contro Trump si schierino molti imprenditori ed esponenti delle grandi aziende Usa.

Insomma, l’impressione è che la partita rimane ancora aperta su ambo i fronti, ma un altro goal di Trump e Clinton potrebbe scoraggiare gli avversari.

Per ora i mercati sembrano non essere ancora influenzati dal voto. Wall Street continua a tenere lo sguardo puntato ai prossimi eventi macro, in particolare la riunione della Bce di domani e quella della Fed di mercoledì prossimo. Probabilmente solo dopo le convetion di luglio il mercato inizierà a focalizzare l'attenzione sul voto Usa.

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