Eur/Usd: moneta unica forte nonostante HICP Zona Euro inferiore alle attese

Grande attesa per il meeting di giovedì prossimo del Consiglio Direttivo della BCE

I membri del Governing Council valuteranno attentamente i dati sull’inflazione di Eurolandia appena pubblicati prima di promuovere misure espansive. Eurostat ha reso noto che l’indice dei prezzi al consumo (stima preliminare) si è attestato nel mese di marzo al +0,5% dal  +0,7% di febbraio (aspettative fissate per un +0,6%). L’indice core (esclusi energetici e alimentari) ha mostrato un aumento dello 0,8% (+1% a febbraio). Il cross ha oscillato molto dopo l’uscita del dato (70 pips 1,3720-1,3790) ma ha preso una direzione rialzista confermandosi al di sopra di 1,3780. Sembra che il mercato stia scommettendo su un nulla di fatto della BCE giovedi’, considerando i dati sull’inflazione ancora non sufficienti a convincere i membri dell’istituto di Francoforte a intervenire. La nostra view è che Draghi cercherà in ogni modo di trovare un compromesso coi membri più conservatori della BCE (Weidmann governatore della Bundesbank e Nowotny governatore della banca centrale austriaca), dimostrando come le pressioni deflazionistiche possano non essere solamente transitorie. I rischi di deflazione sono, infatti, aumentati soprattutto nei paesi dell’Europa periferica. Crediamo siano molto elevate le probabilità di introdurre misure non convenzionali a sostegno della liquidità. Pensiamo che una soluzione molto probabile sia un piano di quantitative easing alla europea (modificato rispetto al QE della FED) ovvero con una scelta mirata dei titoli governativi da acquistare. Altra soluzione concreta potrebbe essere una nuova LTRO (anche in questo caso modificata richiedendo alle banche di immettere la liquidità in eccesso sul mercato del credito attraverso prestiti a imprese/famiglie). Riteniamo invece che difficilmente i tassi sui depositi saranno portati in territorio negativo o sarà terminata la sterilizzazione del programma SMP.

Dal punto di vista tecnico il cambio EUR/USD dopo la flessione delle ultime due settimane ha evidenziato un rimbalzo. Tale reazione diventerebbe credibile con il superamento di 1,3830, condizione che potrebbe gettare le basi per un allungo in direzione di 1,3880 e 1,3967. Discorso diverso in caso di cedimento di supporti dinamici ora in transito a 1,3680 (trendline rialzista partita dai bottom della scorsa estate) e 1,3590 (media mobile a 200 giorni). La rottura di tali riferimenti darebbe forza alle pressioni ribassiste per far scendere il cambio a 1,35 e 1,3360, rispettivamente il 50% e il 61,8% del ritracciamento di Fibonacci dell’ascesa evidenziata nella seconda metà del 2014. 

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