Eur/Usd: post FOMC testa supporto in area 1,37 su toni non troppo "dovish" ma poi rimbalza a 1,3740

Una serata caratterizzata dalla volatilità per il cambio euro/dollaro grazie alla pubblicazione dello statement del FOMC. Il cross ha toccato un minimo a 1,3696 per poi riprendersi e tornare al di sopra di 1,3730

Il meeting del FOMC sembra essere stato un non-evento almeno in ottica di medio/breve termine e non guardando solo al brevissimo periodo (movimenti dell’eurusd sono stati importanti con un -90 pips circa). I membri della commissione operativa della FED, come ampiamente scontato, hanno deciso di lasciare i tassi d’interesse invariati nel range 0-0,25% (e su livelli bassi resteranno ancora a lungo almeno fino al 2015) e il piano di quantitative easing a 85 mld di dollari al mese (acquisti pari a 45 mld di dollari in Treasuries a m/l termine e 40 mld di dollari in titoli governativi legati ai mutui, MBS mortgage backed securities). Le scelte non sono state prese all’unanimità, Esther George (chief executive della Federal Reserve di Kansas City) ha votato, infatti, contro le suddette decisioni. Non è la prima volta che George vota contro gli stimoli monetari, il governor della FED di Kansas City più volte ha sostenuto con forza i pericoli di un prolungato uso di strategie monetarie ultra-espansive.

Nello statement che ha accompagnato la decisione si possono riscontrare veramente poche differenze rispetto al precedente comunicato. Una delle principali è l’affermazione di un rallentamento della ripresa nel settore immobiliare. Altra grande differenza rispetto al comunicato precedente è la mancanza di un riferimento sul tightening delle condizioni finanziarie. Rispetto a settembre i rendimenti dei titoli a m/l termine sono scesi notevolmente (t-notes a 10 anni dal 3% al 2,50%) e i mercati azionari hanno continuato a segnare nuovi massimi storici.

Le poche differenze rispetto al comunicato precedente hanno comunque avuto un effetto sui mercati . I mercati si aspettavano infatti toni molto piu’ “dovish” con qualche indicazione abbastanza chiara sul rinvio al 2014 del “tapering” ovvero il processo graduale di diminuzione di acquisti di titoli governativi. Invece la FED ha lasciato ancora qualche dubbio. Sui mercati dopo la pubblicazione dello statement l’indice DowJones IA ha mostrato una flessione da 15780 a 15580, e i rendimenti dei T-Notes decennali sono saliti dal 2,47% al 2,55%.

Nonostante la pubblicazione del FOMC statement manteniamo le nostre attese sul tapering invariate. Crediamo che dopo lo shutdown servirà del tempo all’economia del paese a stelle e strisce per tornare a evidenziare concreti segnali di crescita. Riteniamo che il “tapering” possa essere posticipato nella primavera 2014, diminuendo sensibilmente soprattutto l’acquisto di Treasuries e cercando di lasciare gli stimoli monetari sul comparto immobiliare ancora a lungo. 

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