Eur/Usd: pochi movimenti, si attendono sviluppi sulla crisi al Congresso USA

Il cambio euro/dollaro non mostra particolari movimenti. Nella seduta odierna il cross ha registrato un trading range di appena 23 pips (1,3558-1,3581). 

Gli operatori sembrano vogliano attendere gli sviluppi sulla crisi al Congresso USA prima di decidere quale posizione assumere. Repubblicani e democratici non riescono a trovare un accordo né sul budget federale né sull’innalzamento del tetto al debito. Nello scorso weekend le parole del senatore repubblicano Ted Cruz alla CNN hanno allontanato una possibile intesa. Cruz, esponente di rilievo della corrente più conservatrice del partito repubblicano (Tea Party), ha affermato che non ci sarà alcun deal se i democratici non s’impegneranno a ridurre la spesa pubblica (defunding dell’Affordable Care Act) e a diminuire l’imposizione fiscale.

Riteniamo che il problema più grave nelle trattative sia proprio la spaccatura all’interno del partito repubblicano. Lo speaker del partito repubblicano alla Camera dei Rappresentanti, John Boehner, sta provando negli ultimi giorni a riavvicinare le due parti del GOP ma al momento senza alcun successo. E intanto aumentano i rischi di default. Si avvicina infatti il 17 ottobre, data indicata dal segretario al Dipartimento del Tesoro, Jacob Lew, come limite per trovare un accordo tra repubblicani e democratici sull’innalzamento del tetto al debito. Senza un accordo tra repubblicani e democratici tra il 22 e il 31 ottobre gli Stati Uniti potrebbero non avere i soldi per pagare i loro “bills” facendo così scattare il default tecnico e il conseguente downgrade della valutazione sul debito da parte delle agenzie di rating (al momento Fitch e Moodys hanno un rating di tripla A sugli States, S&P invece ha una valutazione pari a AA+).

Continuiamo a ritenere che un accordo soprattutto sul “debt ceiling” verrà trovato prima della scadenza del 17 ottobre. I costi di un default sono troppo elevati per l’economia americana. Crediamo che le crescenti pressioni di Wall Street convinceranno i membri del GOP più aggressivi a trovare un’intesa con Barack Obama. Accordo che non riguarderà l’Obamacare. Non è da escludere anche la possibilità che l’accordo possa anche essere di breve periodo.

Intanto aumentano le attese anche sull’intervento di Mario Draghi a New York giovedi’. Crediamo che il numero uno della BCE confermerà i toni non particolarmente “dovish” usati nell’ultima conferenza stampa a Parigi dopo la decisione di lasciare i tassi (key rates) invariati. Secondo le nostre attese, Draghi dovrebbe ribadire che gli esperti dell’istituto di Francoforte sono impegnati a studiare una soluzione efficiente per aumentare la liquidità nel sistema e destinarla soprattutto all'aumento dei prestiti a famiglie e imprese. In passato la liquidità in eccesso è stata utilizzata dalle banche soprattutto per acquistare titoli di stato con rendimenti elevati.

La soluzione dovrebbe essere una versione modificata della LTRO (quindi non una LTRO 3.0), utilizzando come esempio il Funding for Lending Scheme della Bank of England. Il FLS è stato un programma lanciato dalla BoE nel luglio 2012 per concedere fondi alle banche britanniche in base ai finanziamenti concessi. Più prestiti maggiori i fondi presi dalla banca centrale a tassi privilegiati.

Dal punto di vista tecnico discese fino a 1,3540 resterebbero compatibili con le prospettive grafiche rialziste di breve periodo. L'eventuale superamento di 1,3646 rilancerà la spinta rialzista creando i presupposti per un allungo in direzione di 1,3680 e 1,3710, picco di febbraio. Timide indicazioni di debolezza giungeranno con il cedimento di 1,3540, preludio a un possibile calo verso 1,3460.

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