Usd/Jpy: FED accomodante ma non troppo, cambio poco mosso

Il cambio dollaro/yen si attesta a 117,85 senza evidenziare importanti variazioni rispetto alla seduta di ieri

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Fonte Bloomberg

Il meeting di due giorni del FOMC non ha portato grande volatilità sui mercati valutari. Dopo aver lasciato i tassi invariati, la commissione operativa della FED ha evidenziato i rischi sul rallentamento dell’inflazione causato dalla discesa dei prezzi petroliferi ma ha illustrato come la flessione del ritmo di crescita dei prezzi al consumo possa essere registrata solamente nel breve periodo. Secondo i membri del Board l’inflazione tornerà verso l’obiettivo del 2% nel medio termine grazie ai miglioramenti nel mondo del lavoro e alla dissoluzione degli effetti temporanei del calo dei prezzi energetici. In sintesi quindi timori non particolarmente accentuati sull’inflazione e decisione sul rialzo dei tassi rinviata almeno a giugno.

Ricordiamo come dal meeting di gennaio il FOMC evidenzia nuovi membri votanti. Sono stati, infatti, sostituiti i 4 membri votanti delle FED Statali (William Dudley della FED di New York mantiene il suo posto). Sono usciti due importanti “falchi” come Plosser (FED di Philadelphia) e Fisher (FED di Dallas) per lasciare il posto a 3 colombe Evans (FED di Chicago), Williams (FED di San Francisco), Lockhart (FED di Atlanta) e un conservatore come Lacker (FED di Richmond).

Dal punto di vista tecnico il cambio dollaro/yen non ha mostrato movimenti significativi. Dal 20 gennaio l’andamento della coppia valutaria è stato contenuto all’interno di un box con estremi a 117,30 e 118,80. L’eventuale superamento del limite superiore getterà le basi per un allungo in direzione degli obiettivi posizionati a 120,25 (proiezione dell’ampiezza della fascia orizzontale) e 120,75 (picchi segnati tra dicembre 2014 e gennaio 2015). Discorso diverso, invece, con la violazione al ribasso del sostegno a 117,30 preludio a una flessione a 115,85.

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