Turchia prova a rubare la scena alla Fed

Dopo la Banca centrale indiana (Reserve Bank of India, RBI), nella notte anche quella turca (Central Bank of the Republic of Turkey, CBRT) è intervenuta per sostenere la lira turca innalzando i tassi di interesse. 

Il tasso di riferimento principale è stato così portato al 12% (dal 7,75%), mentre il repo rate a una settimana è passato al 10% dal 4,5%. È stata una mossa “straordinaria” nella portata, non nella tempistica, dato che nel meeting di una settimana fa qualcosa si sarebbe potuto fare per evitare le tensioni che hanno colpito le borse giovedì e venerdì. La portata eccezionale mira non solo ad arginare la caduta della valuta nazionale, ma anche a dare un forte segnale ai mercati sulla credibilità della Banca centrale e sulla ferma intenzione a contrastare ogni deprezzamento futuro della lira.

La reazione dei mercati non si è fatta attendere. La lira ha recuperato terreno sia verso dollaro che verso euro, con i rispettivi cross che sono scesi al 2,16 (da 2,39) e al 2,95 (dal 3,27), minimi della prima settimana dell’anno. I listini asiatici hanno approfittato per recuperare terreno e in Europa tutte le piazze sono attese in deciso rialzo. L’attenzione ora si sposta alla Federal Reserve che alle 20 comunicherà la propria decisione di politica monetaria. I dati deludenti degli ultimi giorni non dovrebbero cambiare le attese di un tapering compreso tra i 10 e i 15 miliardi di dollari. Le pressioni sugli emergenti saranno più contenute, dato che molto è stato scontato nello shock della scorsa settimana.

Certo è che se alla Banca Centrale turca occorre un rialzo dei tassi di oltre 400 punti per muovere i listini, alla Fed basterà cambiare alcune parole per muovere tutti gli asset mondiali, a conferma di come l’attesa sia comunque forte.

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