Nuovo crollo dei metalli, timori su Cina e dollaro forte

Rame, nickel, piombo e alluminio segnano nuovi minimi

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La corsa al ribasso dei metalli non sembra trovare ostacoli. Anche in avvio di ottava i principali metalli evidenziano forti ribassi segnando nuovi minimi pluriennali. Nella piattaforma IG il contratto continuo sul rame è sceso sotto i 4500 dollari a tonnellata, quello sul nickel ben al di sotto di 8500 dollari a tonnellata (minimo intraday a 8233), quello sull’alluminio sotto i 1450 dollari a tonnellata (minimo intraday a 1435), quello sul piombo è sceso fino a 1550 dollari a tonnellata.

Stimiamo che la domanda di metalli possa continuare a essere particolarmente debole, tenendo conto dei deboli dati macroeconomici che sono stati pubblicati dalla Cina (principale importatore di metalli) e il continuo apprezzamento del dollaro sulle piazze valutarie.

Le preoccupazioni degli operatori sono rivolte alla domanda cinese in continuo calo a causa del rallentamento della crescita economica. Recentemente l’OCSE ha previsto il PIL cinese scendere al di sotto della crescita del 7% nel 2015 (stime OCSE +6,8%).

Da non sottovalutare anche l’elemento del dollaro forte che toglie potere di acquisto a chi utilizza una valuta debole. L’apprezzamento del biglietto verde è legato al prossimo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. Le probabilità di un incremento del costo del denaro da parte della Commissione Operativa della principale banca mondiale sono salite al 75% (rispetto al 72% della scorsa settimana). Il Dollar Index (paniere che misura la forza del biglietto verde contro le principali divise internazionali) ha mostrato una salita fino a 100 punti.

Dal lato dell’offerta non ci aspettiamo grossi tagli della produzione per riequilibrare il sistema. Nel mercato del rame il principale produttore, la cilena Codelco, ha informato che le miniere di rame in SudAmerica continueranno a estrarre l’oro rosso senza alcun rallentamento. Tra le poche eccezioni vi è il mercato dello zinco dove sono stati annunciati importanti tagli nella produzione da parte di Glencore (tuttavia il prezzo dello zinco continua a scendere).

Sul mercato azionario l’indice STOXX Europe Mining evidenzia un ribasso dell’1%.

Da inizio anno i principali produttori hanno evidenziato forti flessioni a doppia cifra (l’anglo-svizzera Glencore del 68%, la statunitense Freeport McMoran del 65%, l’anglo sudafricana Anglo American del 64%, la cilena Antofagasta del 33%, l’anglo-australiana BHP Billiton del 28%, l’anglo-australiana Rio Tinto del 25%).

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