Dollaro e borse sotto pressione dopo FED, crescono timori su recessione globale

La Banca centrale statunitense richiama alla prudenza e i gestori mondiali temono la recessione.

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Fonte: Bloomberg

Rimangono sotto pressione le borse mondiali dopo i risultati emersi dalla riunione della Federal Reserve. Nonostante l'atteggiamento più accomodante emerso dalle parole della Yellen, gli investitori sembrano essere rimasti "scottati" dalla troppa cautela richiamata più volte dalla governatrice. Nel suo discorso, la Yellen ha fatto riferimento ai downside risk che minacciano la stabilità globale. Il richiamo alla cautela è emerso anche dai dot plots, che hanno mostrato come i vari governatori si aspettano solo due rialzi entro fine anno. Su questo fronte, probabilmente il mercato stava prezzando l'ipotesi di tre ritocchi dopo i dati macro positivi arrivati dall'economia a stelle e strisce. Proprio questo outlook più cauto e prudente potrebbe aver contribuito a raffreddare gli animi dei trader.


Il sentiment è stato appesantito anche dal report di Bank of America-Merrill Lynch, secondo cui il 59% dei grandi gestori mondiali ritiene che il ciclo economico espansivo sia giunto ormai al suo stadio finale. E' la percentuale più alta da agosto 2008 e quello che è successo dopo è ben noto. Stiamo attraversando una fase di rallentamento che potrebbe sfociare in una recessione. Anche altri indicatori preannunciano questo rallentamento, come dimostra il rapporto scorte/vendite, in ripida risalita negli ultimi mesi. Secondo i dati della Federal Reserve di St. Louis, tale rapporto ha raggiunto a gennaio la soglia 1,40, il valore più alto da maggio 2009.


Così i timori che tanto hanno impattato a inizio anno, sembrano essere tornati a impensierire i trader. Nonostante tutto, i mercati potrebbero tentare ancora di dare seguito a un rimbalzo nelle prossime settimane. In ogni caso, il movimento non dovrebbe durare a lungo e presto le incertezze riaffioreranno portando a cali simili a quelli visti nelle prime settimane del 2016.


A pagare dazio è stato, in modo particolare, il biglietto verde, in forte deprezzamento verso tutte le valute mondiali. Il Dollar Index, che sintetizza l'andamento della divisa Usa verso un paniere di valute, è precipitato a 94,70 punti, minimi di ottobre 2015 e lontanissimo dai 97 punti di ieri. Un test all'area di 93 punti rimane molto probabile al momento. E' necessario che questo livello tenga per non aprire a una debolezza più marcata.


Il cambio EUR/USD è schizzato così ai massimi da oltre un mese, verso 1,1340. Una prosecuzione delle vendite potrebbero spingerlo a un test in area 1,14. Male anche il cross USD/JPY, sceso sulla parte bassa di 111, a un soffio dall'111,00, doppio minimo di febbraio, al di sotto dei quali il mercato potrebbe accelerare al ribasso.
Nonostante la buona tenuta di Wall Street, con l'S&P 500 che ha terminato sui nuovi massimi dell'anno, le borse europee questa mattina hanno accelerato sensibilmente al ribasso, in scia alle vendite diffuse sul comparto bancario. Il DAX, dopo aver aperto sopra la soglia dei 10 mila punti per la prima volta da gennaio, ha subito invertito rotta, atterrando siu 9.750 punti, minimi dallo scorso giovedì. Il Testa-Spalle rovesciato in formazione potrebbe essere violato solo nel caso di una discesa sotto i minimi di ieri. E' necessario riagguantare la soglia dei 10 mila punti in chiusura di settimana per dare spazio a una prosecuzione del recupero.


Bene le commodity, favorite dal crollo del dollaro Usa. Il WTI questa mattina si è avvicinato a quota 40 dollari/barile, arrestando l'ascesa a 39,60 dollari, massimi da inizio dicembre. Ne approfitta anche l'oro, che da ieri sera recupera oltre 40 dollari, riposizionandosi a 1.270 dollari.

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