Cina torna a scuotere i mercati

Altra seduta di forti cali sulle borse europee questa mattina dopo il tonfo in Cina.

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fonte: Bloomberg

Si prospetta un'altra seduta da dimenticare sui listini azionari mondiali. Le vendite sono ripartite nella notte in Cina e si sono estese immediatamente alle altre piazza finanziarie asiatiche. A dare avvio alle vendite è stata la decisione della Banca centrale cinese di deprezzare lo yuan verso il biglietto verde dello 0,5% (la svalutazione più importante da agosto scorso). Il nuovo fixing USD/CNH è stato portato così portato a 6,5646, il livello più alto da marzo 2011.

 

La decisione ha alimentato nuovi timori tra gli investitori sul rallentamento della crescita della seconda economia del mondo, dopo le brutte figure arrivate questa settimana dagli indici PMI. Molti operatori credono, infatti, che la decisione della Banca centrale sia mirata a dare una scossa all'export. Allo stesso tempo, però, lo yuan più debole disincentiva gli investimenti esteri diretti nel Paese, portando a un ritiro dei fondi da parte dei grandi investitori mondiali. Da qui un circolo vizioso che non fa altro che indebolire ancora lo yuan e gettare ombre sulla crescita in Cina.

I riflessi si fanno sentire anche sulle quotazioni petrolifere, in picchiata questa mattina di oltre il 6%. Il Brent ha aggiornato i minimi da oltre 12 anni, mentre il WTI è ai minimi dal 2009. Lo spread Brent-WTI si è quasi azzerato. Gli investitori temono che l'eccesso di offerta possa accentuarsi con il peggioramento dell'outlook sulla Cina e senza una revisione dei target di produzione da parte dell'OPEC.

A questo quadro di forte incertezza fanno da cornice le tensioni geopolitiche che stanno affiorando in Medio Oriente e in Corea del Nord.

Intanto la Banca Mondiale ha abbassato l'outlook sulla crescita del 2016, con un Pil globale visto a +2,9%, (-0,4 punti percentuali rispetto alle previsioni di giugno).

Questo 2016 è iniziato nel peggiore dei modi e le vendite potrebbero proseguire ancora. La performance da inizio settimana segna un pesante bilancio negativo per i listini del Vecchio Contiente, con il Dax e il Ftse Mib che in poco meno di 4 sedute fanno già segnare rispettivamente -8% e -6,5%. Gli investitori cercano di capire dove possono arrestarsi le vendite. I segnali tecnici sono abbastanza preoccupanti.


Questa mattina il Ftse Mib ha aperto sotto la soglia dei 20 mila punti, fermandosi in area 19.640 punti. Si tratta di minimi che non vedeva da quasi un anno. Una chiusura settimanale sotto quota 20 mila punti potrebbe aprire a un ritorno verso 18 mila punti, livelli di inizio 2015. Temporanei rimbalzi sono possibili sino verso area 20.400 e 21 mila punti. Per allontanare pericoli di ulteriori discese è necessario superare quest'ultimo livello.

Male anche il Dax, che ha aperto sotto quota 10 mila punti, arrivando a toccare 9.800 punti. Il supporto decisivo in questo caso passa per 9.300 punti, doppio minimo del 2015. Solo un cedimento di tale riferimento potrebbe aprire a una estensione della flessione verso 8.500 punti.
 

Il clima di risk off si fa sentire anche sul mercato valutario che vede protagonista l'euro, in forte recupero a seguito della chiusura di posizioni in carry trade, e lo yen, percepita come porto sicuro. Crolla il rublo in scia al continuo calo dei prezzi del greggio.

Segnaliamo anche il balzo del Bund e dei Treasury.

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