OPEC, Vienna: sarà accordo? Quali effetti sui prezzi?

A Vienna, vertice tra i ministri del petrolio dell’OPEC, accordo vicino ma possibili colpi di scena dell’ultima ora.

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Fonte: Bloomberg

Dopo tanta attesa è arrivato il meeting dell’OPEC a Vienna. Al tavolo delle trattative non ci sarà la Russia. Il ministro dell’energia di Mosca, Alexander Novak, ha fatto sapere, tramite un’agenzia, che non parteciperà alla riunione nella capitale dello stato alpino ma che ha intenzione di cooperare con il cartello in caso di raggiungimento di accordo sulla produzione.

Ma l’accordo si farà? Sarà un congelamento della produzione? Sarà un taglio? Se sì di quanto? Quali paesi contribuiranno?

Queste sono le domande ricorrenti in vista della conferenza stampa del segretario dell’OPEC, il nigeriano Mohammed Barkindo.

Su un possibile accordo sulla produzione se ne parla ormai da tantissimo tempo già dalle riunioni di Vienna del dicembre 2015. Le trattative tra i membri dell’OPEC per trovare una intesa sulla produzione sono fallite troppe volte, evidenziando una spaccatura notevole tra i vari stati. Anche il tentativo di trovare un deal tra i principali produttori in primavera a Doha in Qatar con il tentativo di coordinare il progetto con la Russia non è riuscito ad essere effettuato. Solo recentemente in un summit ad Algeri (28 settembre) per il Forum Internazionale dell’Energia i paesi membri dell’OPEC assieme ad altri grandi produttori avevano avviato nuove negoziazioni e l’accordo sembrava imminente.

Ora tutto è ancora in forte dubbio. La scelta dei vari ministri del petrolio dell’OPEC ci ricorda uno dei tanti casi studiati nella teoria dei giochi, ovvero quella scienza matematica che prova ad analizzare le decisioni individuali di un soggetto in situazioni di interazione strategica con altri soggetti rivali, finalizzate al massimo beneficio. Per il paese ABC, produttore di petrolio, il massimo beneficio è che tutti gli altri paesi decidano di tagliare la produzione (con ABC invece in grado anche di aumentarla).

Sono tanti i paesi produttori che guardano al meeting dell’OPEC con forte interesse. La Norvegia, gli Stati Uniti, il Messico, il Canada sono quelli che in caso di accordo potrebbero avere i vantaggi maggiori. Anche la Russia avrebbe vantaggi enormi da un accordo OPEC, anche se l’atteggiamento del Cremlino rimane molto ambiguo. Da una parte il ministro dell’Energia Novak afferma di essere pronto a un taglio ma poi effettivamente Mosca non ha mai fatto alcun passo in tal senso. La Russia ha l’obiettivo di aumentare la propria egemonia sul Medio-Oriente e per questo è intervenuta nella guerra in Siria e si è avvicinata notevolmente all’Iran. La Russia ha svolto il ruolo di intermediario tra Teheran e Riyad i due “Grandi” rivali all’interno dell’OPEC.

Ma quindi l’accordo si farà?

Noi crediamo che lo scenario più probabile sia quello che ci possa essere un accordo “compromesso” di 6 mesi per un lieve taglio della produzione di circa il 4% verso un limite di 32 mln di barili al giorno. Le paure dei membri dell’OPEC di rivedere le quote del petrolio sotto i 40 dollari spingerebbero verso il tanto agognato taglio. Compromesso perché le quote di ogni paese per il taglio potrebbero essere molto diverse. La Libia e la Nigeria potrebbero essere escluse dopo gli attentati terroristici che hanno colpito le proprie infrastrutture.  Anche l’Iraq potrebbe non partecipare al taglio a causa della necessità di avere fondi per finanziare la guerra contro l’Isis. L’Iran potrebbe trovare un accordo per intervenire sulla produzione in un secondo tempo. In pratica il taglio della produzione dovrebbe essere sostenuto quasi totalmente dall’Arabia Saudita.

Riteniamo che un accordo di tale tipo possa anche avere un effetto positivo sui prezzi di breve. Crediamo, tuttavia, che nel medio/lungo termine le quotazioni degli energetici possano essere risollevate solamente da un accordo che coinvolga tutti, non solo i paesi OPEC. L’eccesso di offerta sul mercato non può essere riassorbito con un semplice taglio della produzione del 5%.

Dal punto di vista grafico le quotazioni del US Light Crude stanno disegnando un potenziale testa e spalle ribassista. L’eventuale cedimento del supporto in area 43 dollari al barile darebbe conferma della figura di inversione con target a 34 dollari al barile. Discorso diverso in caso di superamento della resistenza a 49,24 dollari al barile, preludio a un possibile allungo verso 52.

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