Dollar Index prende fiato, cresce attesa per NFP

Prende fiato il dollaro statunitense in scia ai buoni rialzi dei listini azionari Usa. 

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Fonte: Bloomberg

Dopo l’annuncio del QE della Bce, sui mercati finanziari sembrerebbe essere tornata una fase di risk on che sta favorendo un riposizionamento degli operatori sul comparto equity.

Alla luce delle decisioni della BCE, gli investitori mondiali sembrano essere tornati positivi sul comparto equity, soprattutto europeo/periferico. La cautela è d’obbligo dato che la Grecia rimane una ferita ancora aperta, seppur in rimarginazione e con un effetto contagio piuttosto limitato. Se da un lato l’equity europeo piace molto agli investitori di tutto il mondo, dall’altro, i fondi obbligazionari continuano a preferire i Treasury. I rendimenti molto bassi offerti della zona euro sono sufficienti a disincentivare molti investitori che vedono nei Treasury maggiori rendimenti e minori rischi. Se consideriamo che il dollaro dovrebbe mantenersi mediamente forte verso le altre valute mondiali, ecco che un effetto positivo potrebbe aversi anche dal cambio per gli investitori non statunitensi.

Oggi, intanto, gli operatori terranno l’attenzione rivolta ai dati sui non farm payrolls di gennaio. Sebbene le attese oscillino attorno ai 230 mila nuovi posti di lavoro, non escludiamo che il dato possa essere particolarmente debole. Le stime ADP e alcuni indicatori anticipatori, tra cui l’ISM, hanno mostrato un certo rallentamento nella crescita dei nuovi posti di lavoro. Grande enfasi sarà data alla crescita dei salari, che se dovesse continuare a rallentare, potrebbe alimentare nuove aspettative su uno slittamento del rialzo dei tassi di interesse.

Una simile ipotesi potrebbe aggiungere pressioni ribassiste al biglietto verde. Il Dollar Index, che meglio rappresenta l’andamento del dollaro Usa vs un paniere di valute, rimane in area 93,80, vicino ai minimi di inizio settimana (93,40). Il cedimento di questo supporto potrebbe aprire a una discesa verso 92,70 e poi a 91,50, bottom da inizio anno. Solo un sensibile rallentamento della crescita, accompagnata da un concreto rischio di disinflazione potrebbe portare a una rottura di questo target, con possibile discesa sino a sotto area 90 punti. Al contrario, dati positivi potrebbero aprire a ritorno sopra 94,70 e poi a 95,80- 96 punti, tornando così ai livelli che non si vedevano da agosto 2003.

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