Usa-Cina, attesa per i colloqui commerciali. Borse in leggero rialzo

L’escalation del botta e risposta fra le due superpotenze ha preoccupato i mercati, che però recuperano grazie alla tiepida apertura di Pechino delle ultime ore

USa china flags Fonte: bloomberg

Mercati globali con il fiato sospeso in attesa dell’inizio dei negoziati tra Cina e Stati Uniti, previsti per domani e venerdì a Washington. Attorno al tavolo delle discussioni il vice premier cinese Liu He, il rappresentante commerciale statunitense Robert Lighthizer e il segretario del tesoro Usa Steven Mnuchin.

Come si prospettano i colloqui?

È il primo incontro ufficiale tra le due superpotenze da luglio. È arrivata solo nelle ultime ore la notizia che la Cina avrebbe intenzione di lasciare aperto un margine di trattativa: nello specifico, sarebbe disposta ad accettare un accordo parziale, a condizione che Trump non decida di alzare ulteriormente i dazi (il prossimo aumento è previsto per il 15 ottobre, quando passerebbero dal 25 al 30%). Un cambio di rotta rilevante, considerando che le tensioni sono diventate sempre più aspre proprio quando la Cina ha fatto sapere di non essere intenzionata a lavorare su politiche economiche di ampio respiro.

Quali sono le questioni aperte?

La black list

All’inizio della settimana, i segnali negativi hanno iniziato a rimbalzare da un versante all’altro del Pacifico. Lunedì il Dipartimento del Commercio Usa ha inserito 28 aziende tech cinesi nella black list dei mercati statunitensi, gettando un’ombra sull’esito dei colloqui. Washington ha giustificato la decisione come risposta a delle violazioni dei diritti umani avvenute in Cina nei confronti della minoranza musulmana degli Uighur, nella provincia dello Xinjiang.

Il rilascio dei visti

La stessa accusa ha inoltre spinto gli Usa a limitare la concessione dei visti in entrata agli ufficiali del governo cinese e del Partito Popolare Cinese. Si tratta dell’ennesima mossa di una questione che va avanti da maggio, quando gli Usa avevano disposto controlli più stretti sulla concessione di visti per il personale accademico cinese; in risposta, il ministero della Pubblica Sicurezza cinese ha disposto che fosse limitato anche l’accesso in Cina di chiunque lavori per (o sia collegato a) servizi di intelligence statunitense.

Le proteste a Hong Kong

La situazione a Hong Kong aggiunge benzina sul fuoco. Trump ha dichiarato infatti che si augura una soluzione pacifica e umana del conflitto. “Se dovesse succedere qualcosa, credo che sarebbe molto brutto per la negoziazione. Penso che politicamente sarebbe molto duro”, ha dichiarato durante una conferenza stampa alla Casa Bianca.

Pechino accusa Washington di fomentare le proteste e considera tale supporto come un’interferenza nella sovranità cinese. È da giugno che l’ex colonia inglese è scossa da proteste (i manifestanti chiedono maggiori libertà democratiche e autonomia a Pechino): si tratta della sollevazione più massiccia da quando il Regno Unito ha abbandonato la colonia, nel 1997.

Il caso Nba

Infine, il caso Nba. Lunedì l’Associazione nazionale di basket statunitense ha risposto a un tweet dell’amministratore delegato degli Houston Rockets, Daryl Morey, in supporto delle proteste di Hong Kong. L’Nba, fortemente presente anche in Cina (Nba China vale oltre 4 miliardi di dollari), se ne sarebbe allontanata, giudicandolo “inappropriato” e scatenando la reazione dei fan, corsi in supporto di Morey, e della politica, che vi ha intravisto un endorsement alla gestione cinese della crisi di Hong Kong e una minaccia alla libertà d’espressione.

In Cina tutti gli eventi in programma dell’Nba sono stati interrotti, mentre il marchio di articoli sportivi Anta ha chiuso ogni contratto in corso e sospeso i rinnovi con l’Nba.

Le ricadute sulle Borse

Stamattina gli indici asiatici hanno chiuso al ribasso. A Tokyo Il Nikkei (Nikkei 225 Exchange Traded Fund) ha segnato -0,61%, mentre il Topix (TOPIX Exchange Traded Fund) ha perso lo 0,30%. Giù dello 0,81% l’Hang Seng Index (CSOP Leveraged and Inverse Series - CSOP Hang Seng Index Daily (-1x) Inverse Product), mentre le cinesi chiudono in rialzo: +0,39 Shangai, +0,34% SZSE Component, +0,03% China A50 (China A50 Future). Stabili in apertura le borse europee, che ora tendono al rialzo: Dax 30 +1,15% (Germany 30), Cac 40 +0,76 (France 40), Ftse100 + 0,56 (FTSE 100), Ftse Mib +0,59 (Italy 40). Negli Usa, gli indici aprono ottimisti al recente annuncio di una possibile apertura cinese: +0,60% per il Dow Jones (Wall Street), +0,92% per il Nasdaq (US Tech 100), +0,71% l’S&P 500 (US 500).

Pochi movimenti sul fronte valutario, nonostante l’annuncio di ieri del direttore del Fondo Monetario Internazionale Jerome Powell di voler immettere più liquidità nel sistema tramite l’acquisto da parte della Fed di buoni del Tesoro statunitensi. Non si registrano dunque eccessivi spostamenti del dollaro: il cambio EUR/USD è a 1,098, quello USD/JPY a 107,38.

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