Settore del lusso nel mirino delle big: Ferragamo sarà la prossima?

Prima l’acquisizione Tiffany-Lvmh, poi le voci su un possibile accordo Moncler-Kering. Quale futuro per le aziende del lusso?

Il settore del lusso si muove e, con lui, si muovono anche gli indici. Solo nelle ultime due settimane, l’acquisizione della catena di gioiellerie americana Tiffany da parte del colosso Lvmh ha fatto guadagnare il 6% alla prima (sul NYSE) e il 2% alla seconda (sul Cac 40).

Ieri invece la notizia ha visto protagonista Moncler, storia casa produttrice di piumini quotata su Piazza Affari, che ha guadagnato oltre il 10% intraday dopo le voci su una probabile acquisizione da parte del colosso della moda francese Kering (di cui fanno parte, tra gli altri, Gucci, Bottega Veneta e Pomellato). Moncler, tendenzialmente restia a qualsiasi ipotesi di merging, sembrerebbe comunque aver confermato i colloqui - e indiscrezioni vogliono che Kering avrebbe offerto 50 dollari per azione all’azienda di Remo Ruffini.

Oggi Moncler continua sulla scia di ieri, guadagnando il 2,71% (42,48 euro ad azione), e trascina con sé anche altre marche del settore: in rialzo anche Ferragamo (+1,03%), mentre Tod’s scende dello 0,77%.

Fusioni nel lusso: chi ci guadagna?

Dall’acquisizione di Tiffany da parte di Lvmh, gli analisti specializzati nel settore hanno cominciato ad a intravedere l’avvio di una nuova tendenza: fusioni per acquisire know-how, piuttosto che profitti immediati. Che poi a guadagnarci sia l’azienda madre o l’acquisita, dipende dalle fattispecie.

L’affaire Tiffany-Lvmh è stato il primo: Lvmh, specializzata in beni di lusso e pelletteria, punta sull’americana Tiffany (dai conti non proprio ottimisti) per ridare slancio al settore dei gioielli. Dall’altro lato, nel caso dell’ipotetico accordo Moncler-Kering la situazione sarebbe inversa: Moncler, marchio francese diventato italiano nel 2003 (sotto la gestione di Remo Ruffini, che l’ha salvata dall’orlo del fallimento rendendola una vera e propria casa di moda) potrebbe aggiungere un notevole valore aggiunto sotto l’ombrello Kering, il quale invece sembrerebbe aver bisogno di un’operazione del genere anche e soprattutto per slegarsi dall’”egemonia” di Gucci.

Intanto a Piazza Affari Moncler, il cui amministratore delegato Remo Ruffini continua a svincolare dalle domande sulla natura degli incontri con i vertici di Kering, continua a puntare al rialzo. Oggi a metà sessione guadagna il 2,59%, a 42,43 euro per azione.

Chi è la prossima?

Dopo Moncler, si fa interessante la posizione di FerragamoFerragamo, che ieri aveva raggiunto un massimo di +8,17%. Un tale rialzo potrebbe farne la preda successiva di grandi aziende, soprattutto in considerazione della sua storia: se, fino a tre anni fa, l’utile netto ammontava a 200 milioni di euro, quest’anno se ne contano solo 90; ma comunque la sua posizione finanziaria netta dal 2016 in poi non ha fatto altro che migliorare, in positivo di 170 milioni di euro.

Una tale capacità di recupero è confermata anche dal prezzo per azione che si calcola gli investitori possano chiedere a Ferragamo: 24/25 euro (Kering a Moncler ne ha offerti 50).

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