Russia, dimissioni di massa del governo: Putin vuole modificare la costituzione

Mossa a sorpresa del primo ministro Medvedev, che avrebbe deciso di lasciar spazio in vista di nuove modifiche istituzionali

Le notizie al riguardo sono ancora poche e vengono tutte dalla stessa fonte, ovvero le dichiarazioni dei protagonisti stessi alla Tv di stato: il primo ministro russo, Dmitri Medvedev, ha rassegnato le proprie dimissioni, insieme a tutto il governo di Mosca.

Il premier ha parlato alla popolazione insieme al presidente Vladimir Putin. La ragione sarebbe quella di lasciare spazio al presidente per implementare le modifiche costituzionali di cui Putin ha recentemente parlato, proponendo un voto nazionale a tal proposito.

La mossa infatti farebbe parte di un piano per modificare la Costituzione della Repubblica federale, così da trasferire maggiori competenze alla Duma. In questo modo, il Parlamento russo potrà scegliere il primo ministro e relativa squadra di governo - mentre ora ciò è prerogativa del presidente.

Tale riforma provocherebbe una restrizione di potere nelle mani del prossimo presidente, poiché il premier dovrebbe rispondere alla Duma. “Dopo l’adozione di questi cambiamenti, vi saranno significativi cambiamenti non solo su una serie di articoli costituzionali, ma anche alla bilancia di potere, cioè al potere esecutivo, legislativo e giudiziario”, ha dichiarato Medvedev durante il comunicato congiunto diffuso in televisione.

Tocca a Putin ora nominare i membri del nuovo governo, che lavoreranno con lui per la stesura della prospettata riforma costituzionale. Tra i possibili candidati alla carica di primo ministro figurano Sergei Sabyanin (il sindaco di Mosca), Maxim Oreshkin (il ministro dell’economia) oppure Alexander Novak (il ministro dell’energia). Medvedev prenderà il posto di vice presidente del Consiglio di Sicurezza russo.

Perché una riforma del genere?

Il mandato attuale di Vladimir Putin come presidente russo scade nel 2024. D’altra parte, se la Russia di Putin è considerata un regime di fatto autocratico è proprio perché le cariche sono puramente funzionali al personaggio che le ricopre. Il mandato presidenziale in Russia dura quattro anni e può essere riconfermato solo due volte di seguito. Vladimir Putin invece tiene di fatto le redini del paese da oltre vent’anni, ora come primo ministro della Federazione, ora come presidente – è bastato cambiare le regole del gioco di volta in volta.

Nel 1999 Putin ha infatti dato il via alla sua carriera politica come primo ministro sotto la presidenza di Boris El’cin, prendendone il posto nel 2000. Venne confermato alla presidenza nel 2004 e quando, nel 2008, la Costituzione non permetteva una terza candidatura, ha fatto in modo che vincesse proprio Dmitri Medvedev, “retrocedendo” a primo ministro ma, di fatto, continuando a governare il paese fino al 2012. Durante il suo terzo mandato (non consecutivo) ha modificato la Costituzione per allungare il termine del mandato presidenziale da 4 a 6 anni; nel 2018 è stato rieletto e, ora, il mandato scadrà nel 2024.

La mossa ha colto di sorpresa mercati e analisti, che fanno risalire la decisione alla necessità di apportare un cambiamento forte in una nazione dove i sondaggi davano sempre meno credito al governo Medvedev e, di riflesso, anche a Putin.

Come hanno reagito i mercati?

Al momento i mercati non sembrano ancora aver assorbito le conseguenze della mossa politica. Il cambio EUR/RUB è in leggero aumento, a quota 68,64, e anche rispetto al dollaro la valuta russa si sta leggermente apprezzando, con la coppia valutariache ha raggiunto quota 61,58.

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