Prezzo del petrolio in calo a pochi giorni da riduzione tagli Opec+

I dati preliminari sul Pil Usa (-32,9%, il crollo peggiore mai registrato), l’aumento dei casi di Covid-19, Trump che preme per rinviare le elezioni: un mix di fattori preme sul prezzo del greggio

Dopo settimane passate sull’orlo dei 40 dollari al barile, in attesa di notizie dal fronte macro sull’andamento dell’economia globale e della pandemia di Covid-19, nelle ultime ore il prezzo del Wti statunitense è sceso sui 39 dollari, dopo aver assorbito i dati preliminari sul Pil Usa del secondo trimestre secondo cui la prima economia mondiale è destinata a contrarsi del 32,9% - il valore peggiore da quando il governo Usa tiene conto del valore, dal 1947.

Quali fattori stanno incidendo sul prezzo del petrolio?

Le incertezze politiche

Il barile sconta tanto le pressioni economiche, quanto l’incertezza politica che, nelle ultime ore, tiene gli Usa con il fiato sospeso: da una parte, la lotta interna al Congresso per approvare entro la fine del mese un nuovo pacchetto di aiuti fiscali che vada a sostituire i 600 dollari a settimana introdotti per aiutare le famiglie colpite dalle ricadute economiche del virus; dall’altra il presidente Donald Trump che nel pomeriggio ha suggerito con un tweet di posticipare le elezioni presidenziali di novembre a causa del Covid-19.

L’andamento della pandemia di Covid-19

Non solo: preoccupa anche l’aumentare dei nuovi casi di coronavirus. Mentre in tutto il mondo i contagi ormai viaggiano a quota 17 milioni, con America Latina e Stati Uniti che guidano la classifica, questi ultimi contano dall’inizio della pandemia 151 mila vittime. Ieri il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, durante la conferenza stampa a chiusura della due giorni del Fomc (il comitato esecutivo della Banca centrale statunitense) ha dichiarato che la pandemia rappresenta una grave minaccia per l’economia Usa nel breve-medio termine e che la Fed dispiegherà tutti gli strumenti disponibili per supportare l’economia (proseguendo dunque con un programma di massicci acquisti di titoli di stato, al ritmo di 80 miliardi di dollari al mese, e mantenendo i tassi di interesse sul dollaro prossimi allo zero).

L’atteggiamento attendista della Fed d’altra parte non ha entusiasmato i mercati, rimasti piuttosto tiepidi. È stata piuttosto la stima preliminare del Pil Usa a spingere al ribasso gli indici (al momento il Dow Jones perde l’1,16%, l’S&P 500 lo 0,69%) e, con loro, anche gran parte delle materie prime.

I piani dell’Opec+

Nei prossimi giorni la situazione non potrebbe che peggiorare. Solo ieri il greggio aveva osservato un lieve aumento grazie al buon dato delle scorte statunitensi, in contrazione di 10,61 milioni di barili (molto meglio rispetto alle attese, che prevedevano un aumento di 357 mila unità); dopo il fardello di oggi, con il Pil Usa lanciato verso un crollo che supera anche quello del 1958, il più alto mai registrato, il prossimo appuntamento è la scadenza Opec+ del primo agosto.

Alla fine del mese infatti verranno ridotti i tagli alla produzione, stabiliti durante il G20 Energia del 10 aprile per porre fine alla guerra dei prezzi che aveva spinto Arabia Saudita e Russia a sfidarsi in una gara di sovrapproduzione. Se finora i paesi dell’Opec+ hanno contenuto la produzione di 9,7 milioni di barili al giorno, a partire da agosto i tagli si ridurranno a una forbice compresa tra i 7,7 milioni (originari) e gli 8,3 milioni, dopo alcune modifiche introdotte verso la metà di luglio per compensare il volume di greggio attualmente in circolazione, oltre ai mancati tagli dei paesi Opec+ inadempienti.

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Come si sta muovendo ora il prezzo del petrolio?

Mentre tuttavia l’oro non si discosta troppo dai massimi raggiunti nei giorni scorsi e continua ad essere scambiato per 1.948 dollari l’oncia, il prezzo del petrolio subisce cali più sensibili: il Wti con consegna a settembre lascia sul terreno oltre il 3% e scende a 39 dollari al barile mentre il Brent si mantiene a stento sopra i 42 dollari, in calo anch’esso del 2,54%.

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