Prezzo del petrolio fallisce il recupero, vertice Opec+ slitta a giovedì

Le manovre di Trump ha portato i leader di Russia e Arabia Saudita “molto vicini” a un’intesa sui tagli alla produzione di petrolio. Intanto, il barile subisce uno stop

Il prezzo del petrolio apre la settimana in calo, un andamento inverso rispetto allo spettacolare scatto di venerdì scorso – quando, in poche ore, il barile aveva guadagnato circa il 25%, sfondando la soglia dei 30 dollari al barile dopo settimane di forti ribassi.

Cosa è successo nel fine settimana sul mercato del petrolio?

Il tentativo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di mediare tra Russia e Arabia Saudita, le due potenze produttrici di greggio che hanno dato il via alla spirale ribassista dell’oro nero, è passato dal provocare un’ondata di ottimismo sul mercato delle materie prime, la settimana scorsa, all’essere guardato con circospezione, dopo la notizia di possibili dazi sulle importazioni trapelata nelle ultime ore: "Farò ricordo ai dazi, se devo. Ma non credo che ce ne sarà bisogno", ha dichiarato ilp residente Usa domenica.

L’Arabia Saudita, che per prima la settimana scorsa aveva infine chiesto una riunione speciale dell’Opec+ (l’organizzazione dei paesi principali esportatori di petrolio, nella sua formazione allargata agli alleati, tra cui la Russia), sembra aver ora fatto dietrofront.

La tensione si è fatta sempre più alta durante il fine settimana. Venerdì, Trump ha riunito i vertici del comparto petrolifero statunitense alla Casa Bianca. A vertice concluso, è stato chiaro che gli Stati Uniti non avrebbero operato, da parte loro, tagli alla produzione – in quello che avrebbe potuto essere un movimento coordinato tra le prime tre produttrici mondiali, al fine di evitare il collasso dell’intera industria petrolifera. “Si tratta di grandi compagnie, troveranno un modo”, ha dichiarato Trump alla fine della riunione. “In un mercato libero, troveranno una soluzione”.

Quando si riuniranno ora i membri dell’Opec+?

L’incontro (in video conferenza) tra i membri dell’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, in programma per oggi, è slittato a giovedì. Nonostante gli alti e bassi delle ultime ore, l'amministratore delegato del Russian Direct Investment Fund, Kirill Dmitriev, ha dichiarato ai microfoni di Cnbc che Mosca e Riad sarebbero “molto, molto vicine” a un accordo per ridurre la produzione di petrolio (e, così, favorire un rialzo del prezzo del greggio). “Penso che l'intero mercato capisca che questo accordo è importante e porterà molta stabilità. Siamo molto vicini”.

Quanto all’entità del taglio alla produzione, Trump nel suo tentativo di patteggiamento ha parlato di 10-15 milioni di barili al giorno. Secondo quanto affermato da Dmitriev, le autorità competenti russe starebbero lavorando fianco a fianco con quelle Usa, per fare in modo che anche queste ultime partecipino ai tagli. A tal proposito, una riunione del G20 sarebbe in programma già venerdì, subito dopo quella dell’Opec+, per concordare le modalità di partecipazione degli Usa ai tagli alla produzione.

Si lavora prendendo come riferimento la cifra di 10 milioni di barili, per quanto l’intera situazione sia stata innescata dal rifiuto della Russia, in occasione del vertice Opec+ del 5 marzo, di aderire a una riduzione della produzione di 1.500 barili giornalieri – ben al di sotto della quota in considerazione nelle ultime ore, dunque.

Come si è mosso il prezzo del petrolio?

Durante la notte il prezzo del petrolio ha subito un calo di oltre l’11%, tornando a 26,92 dollari al barile (il Wti) e a 30,67 dollari/b (il Brent). Durante la mattinata il greggio è tornato a salire, ma senza raggiungere il livello della vigilia. Attualmente, il Wti viaggia a quota 28,98 dollari/b e il Brent a 33,26 dollari/b.

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