Non-farm payrolls, cosa dicono i dati sul lavoro Usa di gennaio?

Aumentano i posti di lavoro, superando le aspettative, con il dipartimento del lavoro che ha visto al rialzo anche i numeri dei mesi precedenti. Un trampolino di lancio per le presidenziali di Trump?

Quanti nuovi posti di lavoro?

Si prevedevano buoni numeri già prima ancora della pubblicazione e, in effetti, i nonfarm payrolls di gennaio hanno sorpreso in positivo i mercati. Second l’Us Bureau of Statistics, negli Stati Uniti a gennaio sarebbero stati creati 225 mila nuovi posti di lavoro, superiori rispetto alle previsioni di 165 mila.

Non solo: sono stare rivisti al rialzo anche i dati dei mesi scorsi, con i posti di lavoro di novembre passati dalla cifra record di 256 mila a ben 261 mila, mentre il dato di dicembre è passato da 145 mila a 147 mila.

Un trend dunque in crescita, che traina al rialzo anche la media degli ultimi tre mesi dei nuovi posti di lavoro creati sotto l’amministrazione Trump, arrivata a 211 mila al mese.

La disoccupazione è ancora a livelli record?

Leggermente superiore alle aspettative invece i dati sulla disoccupazione, aumentata al 3,6% rispetto alle attese, che confermavano il dato precedente (di 3,5%). Si tratta comunque del dato più basso degli ultimi 50 anni.

La disoccupazione giovanile si è assestata al 12,2%, mentre il tasso fra le donne è al 3,2%, tra i bianchi segna il 3,1%, afroamericani 6%, asiatici 3% e ispanici 4,3%.

Leggermente in calo rispetto alle aspettative invece il salario medio mensile, che si è fermato a un rialzo dello 0,2% (a fronte di una previsione dello 0,3% rispetto al mese precedente e del 3% rispetto al 2019)

Un trampolino per Trump?

“Stronger, safer and more prosperous”: è l’America che il presidente Donald Trump ha raccontato in uno spot pubblicitario andato in onda davanti ai milioni di telespettatori che domenica hanno seguito il Superbowl. L’intenzione del presidente in carica è infatti quella di cavalcare l’onda dei buoni dati in vista della campagna elettorale per le elezioni presidenziali, che si terranno il 3 novembre.

E, in effetti, l’economia statunitense si conferma in lento ma costante miglioramento, con la crescita dei salari più alta degli ultimi dieci anni e il tasso di disoccupazione più basso dal 1969.

Si prevede comunque un rallentamento nel futuro. Già a febbraio infatti si osserverà l’impatto del coronavirus sull’economia statunitense, che presumibilmente porterà a una contrazione dei nuovi posti di lavoro.

Cosa deciderà ora la Fed?

Dati così positivi fanno abbassare ancora di più le probabilità che la Federal Reserve decida di tagliare a breve i tassi di interesse. Nell’ultima riunione, la banca centrale Usa ha annunciato che per i prossimi mesi non saranno previsti particolari cambiamenti nella politica monetaria.

I mercati prevedono dunque una probabilità superiore al 50% che la Fed possa decidere di abbassare i tassi solo a partire degli ultimi tre mesi del 2020.

Come ha reagito il dollaro?

Secondo il nostro analista Filippo Diodovich, i Nonfarm Payrolls pubblicati oggi riportano “Cifre positive, che non hanno però avuto un concreto impatto sull’andamento del biglietto verde sui mercati valutari. Abbiamo osservato un aumento iniziale delle quotazioni ma dopo pochi minuti siamo tornati sui valori pre-dato”.

Al momento il cambio EUR/USD viaggia in leggero ribasso, a 1,0954, mentre la coppia valutaria GBP/USD resta quasi sulla parità, a 1,2931.

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