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Minute Fed, Wall Street corre su ipotesi rallentamento tassi

La pubblicazione delle discussioni della scorsa riunione del 1-2 novembre hanno mostrato che una sostanziale maggioranza dei membri del FOMC ritiene doveroso un rallentamento dell’attuale politica monetaria restrittiva.

I risultati

Ieri in serata sono state rese pubbliche le minute del FOMC (Federal Open Market Committee) relative alle discussioni che hanno avuto luogo all’interno del comitato durante la scorsa riunione del 1-2 di novembre cioè quando la banca centrale statunitense ha deciso di alzare i tassi di interesse di ben 75 punti base (per la quarta volta di fila) in modo da contrastare le elevate pressioni inflazionistiche (+7,7% a/a nel mese di ottobre).

Dai documenti è quindi emerso che una sostanziale maggioranza dei membri della Fed sostiene che è giunto il momento di rallentare l’intensità dei rialzi nonostante il fatto che rimangano unanimi nella decisione di continuare ad aumentare gradualmente il costo del denaro.

Il motivo principale che giustifica un parziale calmieramento della politica monetaria è che l’economia statunitense si sta lentamente adeguando al maggior costo del denaro e la Fed vuole evitare di agire troppo aggressivamente, cosa che potrebbe compromettere la resilienza dei fondamentali macroeconomici.

Nonostante ciò, le minute hanno però mostrato le vive preoccupazioni del FOMC riguardo a quale possa essere il tasso di interesse “neutrale” ovvero quel target che permetta di non far crescere ulteriormente l’inflazione.

Riguardo a quest’ultimo punto, i membri del comitato monetario credono che il livello dei tassi debba salire intorno al 5%-5,25% anche se molto dipenderà dai prossimi dati macroeconomici. Infatti, letture particolarmente positive (che indicano una graduale discesa dell’inflazione e un allentamento del mercato del lavoro) potrebbero diminuire il target finale sui tassi.

Gli effetti sui mercati

Dopo la pubblicazione delle minute della Fed, piovono gli acquisti sui principali indici di Wall Street. Il NASDAQ sale di 43 punti e si attesta a 11.831 seguito dall’S&P 500 che tocca i 4.025. Tuttavia, il movimento maggiore è quello registrato dal Dow Jones che sale di 79 punti fino a 34.204.

Tutti gli indici statunitensi hanno ormai recuperato dal bottom di ottobre e si ritrovano sui massimi dalla fine dell’estate.

Sul mercato valutario, invece, il dollaro si indebolisce molto con le aspettative degli operatori su un rialzo più blando che ora sono diventate realtà. Il Dollar Index (che misura la forza del dollaro rispetto ad altre 6 valute) perde 15 punti a 105,82 e tocca i minimi da metà agosto.

Il biglietto verde perde molto anche singolarmente contro la sterlina inglese, l’euro e lo yen.

Le previsioni

Dopo il rilascio delle minute della Fed è ormai chiaro che i segnali di una banca centrale statunitense più accomodante sono reali. Il FOMC vuole evitare un eccessivo indebolimento dei fondamentali macroeconomici dato il ritardo degli effetti degli scorsi rialzi che devono ancora farsi sentire sull’economia reale.

Per questo motivo, crediamo che la Federal Reserve intenda “lasciar prendere fiato” al sistema economico statunitense per evitare di allontanarsi dal tanto sospirato “soft landing”.

Di conseguenza, se i dati macroeconomici dei prossimi mesi (in particolare l’inflazione) mostreranno un reale segnale di indebolimento allora potremo pensare che il sentiero di rialzo dei tassi si stia avviando verso la conclusione.

Al contrario, nel caso in cui l’inflazione non dovesse mostrare concreti indizi di un calmieramento, la Fed non esiterebbe a ritornare aggressiva stante l’assoluta volontà di riportare la stabilità dei prezzi.

Da un punto di vista dei mercati finanziari, nel primo caso ci aspetteremmo un rapido ritracciamento dei principali indici azionari. In particolare, per l’inizio del 2023, l’S&P 500 potrebbe raggiungere il target dei 4200 punti, picco dello scorso 26 agosto.

Il dollaro, invece, continuerebbe il suo trend discendente svilendosi contro tutte le principali valute con il Dollar Index che potrebbe testare il supporto di 104,28, minimo dello scorso luglio.

Se invece, l’inflazione si dimostrasse ancorata all’economia, l’S&P 500 potrebbe testare al ribasso il supporto dei 3.747 punti (bottom del 10 novembre) mentre il dollaro tornerebbe a guadagnare con un target del Dollar Index fissato a 108, picco di 3 settimane fa.

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