Mediaset-Vivendi: salta accordo, oggi pomeriggio udienza su diritti voto

Il periodo di trattative concesso dal Tribunale di Milano è scaduto e ora la nascita della holding Media for Europe rischia di slittare al 2020

Fino a ieri sera un accordo fra Mediaset e Vivendi sembrava ancora possibile, invece stamattina la situazione si è ribaltata. In tarda mattinata si è svolto il consiglio d’amministrazione di Mediaset, durante il quale i soci hanno concordato i cambiamenti alla governance che presumibilmente il giudice Elena Riva Crugnola, del Tribunale di Milano, ordinerà nell’udienza di oggi pomeriggio. Tra le novità più rilevanti, l’eliminazione della “clausola relativa alla soglia convenzionale (25% dei diritti di voto) in tema di offerta pubblica obbligatoria (articolo 43), ferma ovviamente la soglia prevista dalla normativa olandese pari al 30% dei diritti di voto”.

I vertici del Biscione sono stati convocati dal Tribunale di Milano, dopo che Vivendi ha accusato di essere stata estromessa dal voto nell’ambito della formazione della holding Media for Europe, lo scorso 4 settembre. Il giudice aveva inizialmente concesso un periodo di trattativa per le due società, così da giungere a un compromesso, che però a quanto pare non è servito.

Perché non si è arrivati a un accordo?

I mercati ci hanno sperato fino all’ultimo. Nel caso di accordo, infatti, le due aziende avrebbero potuto chiedere al giudice di rinviare l’udienza e proseguire con le trattative per l’acquisto della quotazione Mediaset al momento in mano al trust Simon Fiduciaria (il 20%), che lo detiene per conto di Vivendi.

Era infatti quella l’idea per aggirare i problemi sorti attorno alla creazione di Media for Europe. Vivendi ha infatti cominciato a dar battaglia a Mediaset dopo che il fondo Simon Fiduciaria, che detiene in pancia il 10% delle azioni Mediaset di Vivendi, è stato estromesso dalla riunione del 4 settembre, quando si è votato sulla fusione tra Mediaset e il suo ramo spagnolo, Mediaset Espana, sotto l’ombrello di Mfe (che includerebbe anche la quota di ProSiebenSat.1 che Mediaset ha acquistato la settimana scorsa, il 15,1%). L’esclusione di Simon Fiduciaria avrebbe infatti viziato il voto in maniera decisiva, portando all’approvazione della fusione.

Dopo la mozione di Vivendi, sia a Milano sia a Madrid i Tribunali hanno tuttavia sospeso tale processo. Se l’udienza fosse stata rinviata sarebbe invece stato possibile procedere con la vendita della quota in capo a Vivendi, così da facilitare le trattative. Ieri Vivendi aveva fatto sapere di essere disposta a vendere le sue azioni a un prezzo di compromesso di 3,25 euro ciascuna, a metà strada tra il valore dei titoli (3,7 euro) e il prezzo proposto da Mediaset (3,10 euro), ma a quanto pare i vertici Mediaset non si sono lasciati convincere.

Ora che l’udienza avrà luogo, invece, presumibilmente la modifica dei tre articoli dello statuto (proprio quelli che permettono l’esclusione dei soci di minoranza dalle procedure di voto) renderà necessario riconvocare nuovi consigli d’amministrazione sia nella sede di Cologno Monzese che a Madrid, per approvare nuovi termini della fusione in Mfe – che a quel punto slitterebbe al 2020.

Lo scopo? Guadagnare tempo e, a quel punto, incassare il dividendo garantito dal 20% delle azioni Mediaset in pancia a Simon Fiduciaria.

Come hanno reagito i titoli in borsa?

Le quotazioni Mediaset e Vivendi sembrano non risentire affatto del mancato accordo tra le due aziende. A Piazza Affari Mediaset guadagna il 2,24%, a 2,74 euro per azione, mentre sulla Borsa francese 40 Vivendi sale dello 0,44% (a 24,97 euro). Mediaset contribuisce a trainare al rialzo il Ftse Mib, che dopo giorni incerti torna di nuovo a segnare valori con un il segno più davanti e assestandosi a +0,21%.

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