Prezzo petrolio: Brent testa i minimi a 5 mesi. Torna l'eccesso di offerta (e i rischi sulla domanda)

Scorte di petrolio e produzione Usa a rialzo, vola l'output di greggio kazaco. Opec e Russia ancora in linea sui tagli. Bank of America Merrill Lynch: crescita della domanda di petrolio al “tasso di crescita più debole dal 2012".

Petrolio brent Fonte: Bloomberg

Nuovo aumento delle scorte di greggio a stelle e strisce e nuovi cali per la quotazioni del petrolio, col Brent che ha toccato ieri un minimo a cinque mesi a 60,20. Dopo i bruschi cali a cavallo delle ultime due settimane, le quotazioni della commodity del mar del Nord sono passate dai $69 al barile di giovedì scorso all’attuale range di prezzi tra $60 e $62.

Petrolio: nuova crescita delle scorte Usa

Nella settimana conclusasi il 31 maggio, la produzione di greggio statunitense è salita a 124,4 milioni di barili al giorno (bpd). L'Energy Information Administration (EIA) ha inoltre annunciato mercoledì un aumento di 1,63 milioni di barili rispetto al maggio 2018. Parallelamente, le scorte di petrolio a stelle e strisce sono aumentate fino a toccare 6,77 milioni di barili in più, per complessivi 483,26 milioni di barili, i livelli più alti toccati da luglio 2017.

Livelli di offerta in crescita e un'economia mondiale in fase di stallo mantengono le aspettative sulla materia prima (e, in generale, sulla domanda di energia) a ribasso. A ciò si uniscono le pressioni legate alla forza del biglietto verde, divisa preferita dagli operatori da quando lo spirito riottoso statunitense in ambito commerciale ha ricominciato a farsi strada.

Prezzo Brent: -20% dai massimi di aprile

Rispetto ai massimi di chiusura di aprile in area 74,60 dollari, il Brent si è lasciato indietro poco meno del 20% del proprio valore, latitando oggi attorno alla soglia dei $60. L'aumento della produzione negli Stati Uniti più che compensa gli sforzi fatti da Opec (l’Organizzazione dei principali produttori di petrolio, guidati dall’Arabia Saudita) e Russia che a partire da quest'anno hanno tagliato i livelli di output giornaliero con l’intento di sostenere i prezzo della materia prima.

L’effetto guerra commerciale, il rallentamento economico mondiale e, marginalmente, l’arrivo della stagione calda, hanno ulteriormente abbassato le attese di domanda, costringendo a ribasso i prezzi del greggio.

Produzione petrolio: non solo Stati Uniti...

Se è vero che gli Stati Uniti hanno sfruttato la minor presenza saudita e russa sul mercato per cercare di guadagnare quote, non è la sola America ad avere incrementato il proprio output. La produzione di petrolio presso il giacimento di Kashagan in Kazakistan ha raggiunto questa settimana il record di 400.000 unità (rispetto ad una media di 300-350 mila), dopo il completamento delle attività di manutenzione conclusesi a maggio.

Secondo l’analisi di Bank of America Merrill Lynch, la crescita della domanda mondiale di petrolio ha raggiunto il suo “tasso di crescita più debole dal 2012" al di sotto di 1 milione di barili, cosa che "ha portato al recente selloff".

Più preoccupante l’analisi condotta invece da Morgan Stanley che, partendo da un’analisi generale di rallentamento economico legato anzitutto alle tensioni commerciali, ha dichiarato di aspettarsi che questa crisi si traduca nel “più basso tasso di crescita dalla crisi finanziaria globale" del 2008.

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