Petrolio: dietro al ribasso, gli Stati Uniti. Produzione sotto la lente

Mercato del greggio: si tratta di bear market? Qualche anticipazione sul futuro del prezzo del petrolio potrebbe arrivare domenica, a margine della riunione dei produttori Opec e non Opec. Intanto, nella classifica dei maggiori produttori mondiali, gli Usa sono avanti a Russia ed Arabia Saudita

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Fonte Bloomberg

Prosegue il ribasso del prezzo del greggio che, dai livelli d’inizio ottobre, ha lasciato sul mercato 15 dollari al barile, a ribasso del 20%. La produzione americana, intanto, ha superato quella della Russia e dell'Arabia Saudita, ed è aumentata prima dell’entrata in vigore delle sanzioni americane sul greggio iraniano.

Si tratta di bear market? Di certo, la domanda sarà al centro della riunione dei vertici Opec e non-Opec di Abu Dhabi, in calendario questa domenica.

Petrolio, tra l'eccesso di offerta e i timori di rallentamento della crescita

A pesare sul petrolio, la paura di sovraproduzione, o, meglio, il rischio che un livello di output sostenuto possa invadere di oro nero un mercato in cui la domanda di materia prima rallenta. Se l’incremento delle importazioni cinesi aveva alleviato ieri le pressioni ribassiste sui prezzi, la quotazione ha continuato a scendere, con il Wti che ha raggiunto il livello dei 60 dollari al barile, sui minimi da marzo 2018; deciso il movimento in territorio negativo anche per il brent, che ha toccato la soglia dei $70 testata lo scorso 16 agosto, prima dell’avvio del movimento rialzista protrattosi fino ad ottobre. Su tale movimento aveva impattato la notizia di una reitroduzione delle sanzioni sull'export petrolifero iraniane.

La produzione record americana, assieme all’apertura da parte degli Usa nei confronti di Teheran (che potrà continuare a vendere parte della propria produzione ad otto Paesi importatori che già hanno effettuato tagli alla domanda iraniana), sono tra i fattori che hanno giocato a ribasso sulle quotazioni.

A ciò si aggiunge la notizia comunicata al mercato da Iraq, Abu Dhabi ed Indonesia, che prevedono una crescita dell'output più veloce delle attese nel 2019.

Petrolio: la centralità della Cina

Le importazioni cinesi di petrolio, salite ad ottobre del 32% rispetto al 2017 (a 9,61 milioni di barili al giorno), hanno in parte smorzato le preoccupazioni che un rallentamento dell’economia del Dragone possa render palese l’eccesso di petrolio sul mercato. Sempre la Cina ha reso noto che la sua compagnia di bandiera, la China National Petroleum Corp (CNPC), sta tuttora acquistando petrolio dai pozzi iraniani. "La nostra cooperazione con l'Iran fonda principalmente sull'investimento a monte. Il rialzo del comparto azionario delle realtà petrolifere sta restituendo rendimenti ai nostri investimenti lì", ha dichiarato a proposito Hou Qijun, vice direttore generale di CNPC.

Petrolio: un ribasso che sa di bear market

La scorsa settimana, la produzione di petrolio negli Stati Uniti è salita a 11,6 milioni di barili al giorno, un fatto che certo non passerà inosservato agli occhi dell’Organizzazione mondiale dei produttori di petrolio e della Russia, che si riuniranno a fine settimana.

L’incontro Opec- non Opec di Abu Dhabi, pur non trattandosi di un vertice dispositivo, potrebbe concludersi con la raccomandazione di un taglio alla produzione.

E' intanto di oggi la notizia che un giudice federale del Montana ha bloccato la costruzione del gasdotto Keystone XL, al centro dell'azione politica di Donald Trump fin dai tempi della campagna elettorale, per consentire al Dipartimento di Stato di fornire spiegazioni più esaustive su come il progetto (1.184 miglia di estensione) influirà sull'ambiente circostante.

Petrolio: tra Opec e non Opec, a spuntarla sono gli Usa

Il gruppo di produttori Opec- non Opec ha iniziato a tagliare la produzione a partire da gennaio 2017 per porre fine ad una flessione dei prezzi del petrolio che stava intaccando il business delle realtà del settore. A giugno, gli esportatori hanno concordato sul ripristino di una parte di tale produzione, dopo che la loro produzione combinata è diminuita più del previsto.

A confermare la tesi di un mercato orso sono giunti di recente i dati sul settore della raffinazione, dove “un'ondata" di benzina invenduta ha abbassato i margini di profitto delle industrie in territorio negativo.

Nel caso di una prosecuzione a ribasso dei prezzi, se il petrolio bucasse il livello dei 60 dollari al barile, il livello test sarebbe quello dei 58 dollari, supporto già confermato dai minimi di febbraio.

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