EUR/USD alza la testa dopo un minimo da 20 mesi. Focus sul mercato del lavoro Usa

Euro/dollaro in leggera ripresa dopo il brusco calo di ieri, nel giorno della Bce. Torna il livello sopra quota 1,1210. Alle 14:30 il dato sui non-farm payrolls e l'occupazione Usa. Yen forte sui timori di rallentamento.

Fonte: Bloomberg

Cambio euro/dollaro sui minimi da fine giugno 2017, al di sotto del livello a 1,12. Alla base del brusco calo della coppia valutaria (passata ieri a quotare da 1,1320 a 1,1180 in otto ore) le vendite sulla moneta unica, dopo che la Banca centrale europea ha tagliato le proprie previsioni circa crescita ed inflazione dell’Eurozona nel 2019.

L’istituto di Francoforte ha rivisto a ribasso ambo le voci per il prossimo triennio: da attese preliminari, il Pil dell’area euro crescerà nel 2019 dell’1,1% (da 1,7%), nel 2020 dell’1,6% (da 1,7%) e nel 2021 dell’1,5% (da 1,5%); l’inflazione, che tenderà a calare al termine della seconda metà dell’anno, si attesterà invece all’1,2% nel 2019 (da 1,6%), all’1,5% nel 2020 (da 1,7%), all’1,6% nel 2021 (da 1,8%).

Ad incentivare l’alleggerimento sull’euro è stato inoltre l’annuncio da parte del governatore, Mario Draghi, di un nuovo piano Tltro, con l’obiettivo di accrescere la liquidità a diposizione delle banche, incentivando queste a concedere a propria volta nuovi crediti ad imprese e famiglie. Il target resta quindi il sostegno all’economia reale.

Se da un lato gli operatori non si aspettavano un annuncio già così netto da parte della Bce nel meeting di marzo (forse più probabile in aprile) la notizia ha però richiamato l'attenzione circa la mancanza di progressi all’interno dell’Eurozona, specie a proposito della disomogeneità della regione.

Cambio EUR/USD

EURUSD1-Giornaliero

 

Dopo il crollo di giovedì in area 1,1180 (al minimo da quasi due anni), il cambio EUR/USD ha aperto la giornata di venerdì in tendenziale rialzo, tornando a testare quota 1,1220.

L’euro è riuscito a performare peggio anche della sterlina, nonostante la raffica di titoli negativi legati alla Brexit, che generalmente tendono ad incidere più sulla sterlina inglese che sulla moneta unica.

Le previsioni della Bce, unite al recente taglio delle stime di crescita da parte dell’Ocse, hanno convalidato i timori di un mercato in fase di rallentamento economico globale, rafforzati nella notte dai dati rivelati dalla Cina, col tonfo dell’export di febbraio (-20,7%). La crescente percezione del rischio sui mercati ha portato ad un importante rialzo del dollaro americano, col dollar index tornato a testare i massimi di periodo sopra la soglia dei 97.

Tra le valute più apprezzate, lo yen giapponese, storicamente valuta rifugio. La coppia USD/JPY giunta ad inizio mese a quota 112, è tornata nelle scorse sedute a ridimensionarsi in area 111, sospinta oggi anche da un dato sul pil nipponico superiore alle attese del +0,10% sia a livello trimestrale che annuale (rispettivamente a +0,5% e +1,9%).

L’attenzione di mercato si concentra ora sui dati che gli Stati Uniti rilasceranno nel pomeriggio relativi al mercato del lavoro. Dopo un aggiornamento sotto le stime sui nuovi posti di lavoro creati dal settore privato non agricolo (con 183 mila nuovi posti, contro stime a 189 mila), oggi pomeriggio, ore 14:30 italiane, sarà la volta di tasso di disoccupazione e non-farm payrolls, nonché del rapporto mensile sugli stipendi percepiti dai salariati americani.

Per il mese di febbraio la rilevazione sui nuovi posti di lavoro creati nel settore non agricolo (nfp) si fissa a 181 mila, in calo rispetto ai 304 mila di gennaio. Leggera revisione si attende invece sul tasso di disoccupazione, giù a 3,9% contro un precedente +4%. Salgono invece le previsioni per il salario orario medio, che a febbraio potrebbe registrare un incremento dello 0,3% contro un precedente +0,1%. L’incremento salariale è visto con positività dalla banca centrale americana perché primo motore alla base dell’eventuale incremento degli acquisti e, dunque, dei prezzi.

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