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Cina: le proteste contro la politica Zero Covid affossano le Borse e il petrolio

I continui casi di infezione del virus e le proteste della popolazione sulle misure di restrizione hanno spinto al ribasso i mercati azionari e il petrolio. Dollaro volatile.

Fonte: Bloomberg

Questa mattina, la principale preoccupazione dei mercati riguarda la crescita dei casi di Covid-19 in Cina con il virus che continua a persistere ad un livello endemico. Oggi, i casi sono saliti ai massimi per il quinto giorno consecutivo con ben 40.052 infetti.

Nonostante la recente revisione del governo di Pechino in materia di regole Covid, le restrizioni rimangono ancora molto stringenti e hanno causato numerose proteste in molte città della Cina.

Tuttavia, al contrario degli altri paesi occidentali, il paese si trova ancora nel bel mezzo della pandemia a causa di una campagna vaccinale assolutamente inadeguata che ha lasciato scoperte molte persone anziane che ora diventano possibili vettori del virus.

Inoltre, anche la bassa efficacia dei vaccini cinesi ha contribuito alla risposta malferma del governo per contenere la crescita dei casi.

I timori degli investitori

Le recenti proteste nel paese hanno aumentato le incognite degli investitori in merito alla ripresa dell’economia cinese.

Infatti, la Cina sta lottando per una sostenuta ripresa economica a causa di numerose preoccupazioni interne tra cui (oltre al Covid) il suo settore immobiliare che è in subbuglio a causa di molti default iniziati l’anno scorso dopo una bolla immobiliare più che decennale.

I mercati temono quindi che i recenti scompigli interni possano minare ulteriormente la crescita economica del paese.

Vendite su azionario, volatilità sul dollaro

Oggi le Borse europee aprono in deciso ribasso sulla scia di quelle asiatiche che hanno chiuso una seduta in rosso a causa della situazione Covid in Cina. Le numerose proteste scoppiate nel paese a causa delle restrizioni draconiane agli spostamenti stanno preoccupando gli investitori che hanno reagito di conseguenza.

In avvio di seduta Piazza Affari è la peggiore (-1%) seguita da Londra (-0,8%), Parigi (-0,7%) e Francoforte (-0,6%).

Il dollaro statunitense, porto sicuro per gli investitori, inizialmente sale - con il Dollar Index che arriva a 106 punti - ma poi ritraccia a metà mattinata e perde mezzo punto percentuale fino a 105,32. Stessa sorte anche per le altre coppie valutarie come GBP/USD e EUR/USD che in avvio tentennano per poi mostrare lievi guadagni contro il biglietto verde.

Lo USD/JPY, invece, scende molto e tocca i 137,65 - minimo dal 29 agosto.

Crolla il petrolio

Forti vendite anche sul greggio sulla scia delle preoccupazioni su un calo maggiore del previsto della domanda aggregata in Cina. Il benchmark statunitense WTI è in ribasso di oltre il 3% e tocca i $74/barile mentre il Brent scende a $81/barile.

Aspettative sulla prossima riunione OPEC+

A questo punto i riflettori degli investitori sono ormai puntati sul prossimo meeting dell’OPEC+ programmato a Vienna per domenica 4 dicembre. Nella riunione il cartello dovrà decidere sulle quote di produzione da affidare a ciascun paese membro.

Dopo le decisioni delle ultime riunioni, in cui l’organizzazione ha dimostrato una strenua volontà a mantenere i prezzi elevati, crediamo che il cartello taglierà ulteriormente la produzione di greggio giustificando tale azione con il deterioramento dello scenario macroeconomico, la debole domanda cinese e la crisi geopolitica in Ucraina.

Infatti, l’OPEC+ intende mantenere i prezzi ad un livello abbastanza elevato anche se questa sua delibera dovrà scontrarsi contro le pressioni dei paesi occidentali che spingono per un calmieramento dei prezzi per stemperare l’inflazione.

Prospettive, ulteriori escalation potrebbero portare ad ulteriori sell-off

In conclusione, le attuali proteste in Cina stanno portando un certo scompiglio sui mercati. Se i disordini dovessero continuare ed intensificarsi, i mercati azionari potrebbero sperimentare un ulteriore sell-off che potrebbe spingere il governo di Pechino a decidere di allentare - almeno parzialmente - le proprie misure di confinamento dei contagi.

Di conseguenza, se questa eventualità dovesse avverarsi, potremmo vedere una ripresa dei prezzi del greggio seguita ad un calo del dollaro statunitense in scia ad un generale ottimismo sui mercati.

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