Brexit: incontro a porte chiuse oggi tra Johnson e Varadkar su confine irlandese

Mentre i premier si confrontano su una soluzione che possa piacere all’Ue, l’economia britannica dà cauti segnali positivi (ma pesa l’incertezza sui negoziati)

Manca poco all’incontro decisivo di giovedì 17 ottobre, quando i leader dell’Unione Europea si incontreranno per scoprire se sarà davvero possibile raggiungere un accordo sulla Brexit. Il pomo della discordia resta la questione del confine irlandese. Oggi pomeriggio il premier britannico Boris Johnson e il suo omologo irlandese Leo Varadkar si riuniranno in un incontro a porte chiuse a Liverpool.

Un confronto tra i due potrebbe essere la soluzione che sia il Regno Unito che L’Unione Europea cercano. Al momento infatti né Londra né Bruxelles sembrano volersi smuovere dalle rispettive posizioni, con Johnson che continua ad affermare di voler far uscire il Regno Unito entro il 31 ottobre e l’Ue che invece boccia le proposte per un accordo. Ha destato scalpore la telefonata di martedì scorso tra Merkel e Johnson, in cui la cancelliera tedesca avrebbe usato termini molto duri nei confronti delle proposte del suo omologo britannico.

Perché è così importante il confine irlandese?

L’obiettivo dell’Unione Europea è evitare la formazione di un “hard border”, ovvero una frontiera esterna dell’Unione tra Irlanda e Irlanda del Nord – nei piani di Johnson, invece, quest’ultima uscirebbe dall’Unione insieme al resto del Regno Unito. D’altra parte, neanche Londra desidera una prospettiva del genere: lo aveva dichiarato già nel settembre 2016 l’allora segretario per la Brexit, David Davis.

Il senso è evitare che venga a crollare il sistema stabilito con l’Accordo del Venerdì Santo, il trattato che nel 1998 ha riportato la pace in Irlanda del Nord (dopo la guerra che per trent’anni ha insanguinato la regione) e che disciplina i rapporti tra la repubblica irlandese e il Regno Unito. La Brexit andrebbe, infatti, ad intaccare soprattutto le gestione del controllo delle merci e dell’immigrazione.

Al momento, la proposta avanzata dal premier britannico prevede un compromesso in base al quale l’Irlanda del Nord continuerebbe ad applicare la legislazione europea riguardo a determinati prodotti (soprattutto agricoli), ferma restante l’approvazione dell’Assemblea dell’Irlanda del nord, da rinnovare ogni quattro anni. Quanto ai controlli doganali, Londra ha proposto un sistema digitalizzato e decentralizzato, che renderebbe minimo il numero dei controlli fisici (comunque necessari per limitate tipologie di merci).

Quali le conseguenze sull’economia?

Nel frattempo, i dati sull’economia britannica permettono ai sudditi di Sua Maestà di rallegrarsi - seppur con cautela. Stamattina sono stati pubblicati i dati del Pil per il periodo giugno-agosto 2019: l’Ufficio nazionale delle Statistiche (Ons, Office for National Statistics) ha registrato un aumento dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti – le aspettative erano per un aumento dello 0,1%. A livello mese su mese, il PIL di agosto ha registrato un calo dello 0,1%, ma compensano i valori di luglio che hanno registrato un +0,4% rispetto a giugno.

Il buon risultato sarebbe dovuto soprattutto alla crescita del settore dei servizi e alla produzione di film e serie Tv, grazie alla quale è stato possibile recuperare i cattivi livelli del settore manifatturiero (-0,7% solo ad agosto, rispetto a una crescita attesa dell’ 0,1%).

Per questo, nonostante il livello sotto lo zero di agosto, gli analisti sono comunque rassicurati: l’ipotesi di Brexit sembra non aver ancora impattato sull’economia britannica e il rischio recessione per ora sembra scampato. Per ora: sebbene improbabile, mancano ancora i dati di settembre per sapere com’è andato il terzo trimestre del 2019. Nel caso di un valore sotto lo zero, infatti, sarebbe il secondo trimestre in negativo di seguito (il secondo, da aprile a giugno 2019, si è chiuso a -0,2%). E, con due trimestri negativi, l’economia inglese entrerebbe d’ufficio in recessione tecnica.

Come reagisce la sterlina?

I dati sull’economia non sembrano tuttavia giovare alla sterlina, che sconta l’incertezza sugli scenari della Brexit. Per tutto il giorno infatti la valuta britannica non ha fatto altro che deprezzarsi e il cambio EUR/GBP è arrivato a 0,90. Si tratta del livello più basso da oltre un mese.

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