Bce, primo discorso di Christine Lagarde: serve spinta a domanda interna

L’ex numero uno del Fondo monetario internazionale parla per la prima volta della politica monetaria che ha intenzione di intraprendere per rilanciare l’Eurozona. Intanto, i dati macro offrono un quadro discordante

Siamo davanti a un cambiamento del commercio a livello globale: le economie emergenti stanno pian piano imprimendo una svolta nel commercio dalla domanda esterna a quella interna, mentre gli scambi internazionali sono sempre più esposti ai rischi di tensioni commerciali (come quella che contrappone Stati Uniti e Cina). È questo il succo del primo discorso di Christine Lagarde come presidente della Banca centrale europea che finalmente, dopo settimane di silenzio, ha rivelato la sua ricetta di politica monetaria: aumentare la domanda interna tramite un programma di forti investimenti pubblici, che la Bce si propone di supportare e monitorare.

Cosa ha detto Lagarde?

Per il nuovo presidente della Bce, è necessario “convertire la seconda economia mondiale in una aperta al mondo ma anche sicura di sé – un’economia che sfrutti tutto il potenziale dell’Europa per indurre tassi più alti di domanda interna e crescita a lungo termine”. A tal proposito, la Bce “continuerà a supportare l’economia e a rispondere ai rischi futuri”, monitorando al tempo stesso gli effetti collaterali della nuova politica monetaria.

Lagarde è partita dall’analisi della situazione economica mondiale, sottolineando la sfida principale: il cambiamento in atto nella natura e nella struttura del commercio globale, che richiede un programma incentrato su innovazione e investimenti. Ciò implica che la politica monetaria debba agire in sinergia con le altre sfere della vita comunitaria, prima di tutto quella politica.

Sarà così possibile mantenere determinati livelli d’inflazione e, dunque, cercare di garantire l’equilibrio tra gli stati dell’Eurozona. La strategia segue dunque i passi di quella del predecessore di Lagarde, Mario Draghi: una politica accomodante, in grado di guidare e promuovere la domanda interna. Non a caso, Lagarde ha anche confermato l’appello a un’unione monetaria sempre più integrata.

Ciò era esattamente quanto auspicato dall’ex presidente Bce durante la sua ultima riunione; un aspetto importante da ricordare, soprattutto dopo i dissapori di settembre, seguiti all’annuncio di misure di Quantitative Easing e taglio dei tassi.

I commenti sul discorso

A pochi minuti dalla conclusione del discorso di Lagarde, l’impressione generale è quella di una sostanziale continuità con la politica monetaria del suo predecessore Mario Draghi. Tuttavia, la nuova presidente ha anche parlato di una “revisione strategica” sulla politica monetaria.

Cosa ci dicono i dati macro sull’Eurozona?

Nel frattempo, in mattinata sono usciti i dati macro di diversi paesi dell’Eurozona. In Germania, il Pil trimestrale ha confermato i risultati attesi rispetto allo scorso trimestre (+0,1%, scongiurando dunque il rischio recessione) e superato quelli rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+1%, rispetto a un risultato atteso dello 0,5%). Anche l’indice dei direttori degli acquisti nel settore manifatturiero relativo a novembre ha registrato un risultato superiore alle attese, 43,8 (rispetto alle previsioni di 42,9). Al contrario, quanto all’indice sugli acquisti nel settore dei servizi, il risultato è stato inferiore alle attese: 51,3, rispetto a un consensus di 52.

In Francia, bene l’indice manifatturiero (51,6 rispetto a 50,9, appena sopra i risultati considerati accettabili), non altrettanto quello relativo ai servizi (52,9 rispetto a un’attesa di 53).

Dati negativi invece per il Regno Unito, il cui indice dei direttori degli acquisti si ferma a 48,3 (rispetto a un’attesa di 48,8) e quello relativo al settore manifatturiero a 48,6 (rispetto a 50,1), per quanto riguarda novembre.

I dati sull’Eurozona confermano il trend in atto nei singoli paesi: indice Pmi manifatturiero a 46,6 (in aumento rispetto alle aspettative di 46,4, anche se comunque basso rispetto al minimo di 50), Pmi relativo ai servizi al ribasso (51,5 rispetto ad aspettative di 52,5).

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