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Bce, non è ancora tempo di cambi alla politica monetaria: verso la riunione di giovedì

Attese poche azioni e molte dichiarazioni: tra falchi e colombe, è probabile un sunto della situazione covid da parte di Lagarde – e un’indicazione sulla strada imboccata dalla Bce per fronteggiarla

È prevista per giovedì prossimo la riunione di ottobre della Banca centrale europea: un'occasione per fare il punto sulle ultime stime del World Economic Outlook elaborato solo tre settimane fa dal Fondo Monetario Internazionale, l’avvio del programma SURE implementato dalla Commissione Europea (un fondo temporaneo da 100 miliardi di euro per supportare i lavoratori messi in ginocchio dalla crisi coronavirus: finora per l’Italia sono stati erogati 10 miliardi di euro) e, soprattutto, fare il punto sull’andamento della pandemia di covid-19 – e sulle sue conseguenze economiche.

Cosa si prevede per la riunione della Bce?

Secondo gli analisti di JP Morgan, quello di giovedì sarà piuttosto un non-evento. Per le grandi notizie sarà infatti necessario aspettare la riunione di dicembre, non da ultimo perché le stime ufficiali del pil dell’ultimo trimestre nell’Eurozona saranno pubblicate solo il giorno successivo all’incontro, venerdì.

Nel secondo trimestre del 2020 la crescita dell’Eurozona si è contratta dell’11,8%, il crollo più marcato dall’inizio della serie di dati, nel 1995. Nel trimestre estivo gli analisti prevedevano un rimbalzo intorno al 9,2%, ma il recente aggravamento della pandemia di covid-19 inizia a far scemare l’ottimismo degli osservatori.

Non solo: Francoforte sarà portata ad attendere, prima di qualsiasi nuova mossa di politica monetaria, anche gli sviluppi sui principali market movers attesi per le prossime settimane – le elezioni negli Stati Uniti, martedì prossimo, e un eventuale aggiornamento sulla situazione Brexit, con il Regno Unito in procinto di lasciare l’Unione Europea entro il 31 dicembre (con un accordo o senza: la questione, a un mese e mezzo dalla scadenza, è ancora aperta).

JP Morgan sottolinea inoltre come la Bce possa voler attendere, per monitorare se e come le nuove misure restrittive implementate dai governi europei per contenere la seconda ondata della pandemia di covid-19 stiano funzionando – oltre a valutare l’ulteriore danno all’economia dell’Eurozona che, stando ai dati Pmi, nelle ultime settimane stava dando timidi segnali di miglioramento.

Infine, è ancora in corso il programma Pepp (Pandemic Emergency Purchase Program), il programma id acquisto asset da 1.350 miliardi di euro con cui la Bce sta cercando di sostenere l’economia comunitaria. Gli acquisti dureranno fino alla metà del 2021 – niente fretta per nuove misure, dunque: ad oggi, ne sono stati utilizzati solo 600 miliardi.

Se ne riparla a dicembre: come per un’eventuale espansione del programma Pepp, l’ultimo mese dell’anno potrebbe portare con sé novità anche riguardo a alle aste di liquidità Tltro III.

Cosa sta succedendo all’interno del Consiglio direttivo?

Piuttosto, è altamente probabile che la presidente della Bce, Christine Lagarde, prepari il terreno per la prossima mossa, in vista della riunione del 10 dicembre, e chiarisca la direzione in cui il Consiglio Direttivo ha intenzione di muoversi.

A quasi un anno dall’insediamento di Lagarde a Francoforte, infatti, torna la spaccatura tra falchi e colombe. Da una parte spiccano soprattutto Yves Mersch e Jens Weidman, contrari a ulteriori stimoli monetari nella convinzione che quella attuale sia una crisi deflazionistica temporanea e, dunque, destinata a riassorbirsi prima ancora dell’esaurimento degli strumenti già messi a disposizione dalla Bce.

Dall’altra le colombe (Fabio Panetta e Pablo Hernández de Cos tra i capifila), più preoccupati dalla natura ancora incerta della crisi e, dunque, convinti della necessità di ulteriori misure di supporto a un’economia sulla cui ripresa ancora è presto scommettere.

A settembre il tasso di inflazione nell’Eurozona è sceso ai minimi dal marzo 2015, a -0,3% - e tale è destinata a restare almeno secondo i dati preliminari di metà ottobre. Al netto di beni alimentari ed energetici, l’inflazione core decelera al +0,4% di settembre.

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