Azioni Facebook ai minimi da maggio, tra boicottaggi e Digital Tax

Il re dei social media non fa abbastanza per contrastare l’”hate speech” e le multinazionali Usa si dissociano: niente pubblicità almeno per tutto luglio. Giù le quotazioni Facebook, a 216 dollari

Facebook sarebbe colpevole di “continui fallimenti nel condannare significativamente la vasta proliferazione dell’odio sulle sue piattaforme”: è per questo che, da alcune ore, diversi grandi marchi Usa hanno dato il via a un vero e proprio boicottaggio del social media per antonomasia (e piattaforme collegate, come instagram e messenger).

Chi ha aderito al boicottaggio di Facebook?

Si prevedono forti perdite per Facebook, soprattutto dopo l'adesione di colossi come Coca Cola e Starbucks: “Noi siamo contro i contenuti d'odio e crediamo che il mondo delle imprese e quello della politica debbano unirsi per realizzare un vero cambiamento”, annunciano le multinazionali, impegnandosi a sospendere le pubblicità sulla piattaforma social.

La campagna “Stop hate for profit”, iniziata dal basso con l’iniziativa di alcune piccole aziende, ha raggiunto anche i colossi del commercio soprattutto dopo l’assassinio di George Floyd, afroamericano, da parte di un poliziotto, Derek Chauvin. Solo nelle ultime ore hanno aderito aziende del calibro di Verizon, Unilever, Honda, Levi Strauss, North Face, Patagonia.

“Rispettiamo profondamente le decisioni di ogni marchio e restiamo concentrati sull’importante lavoro di rimuovere l’hate speech e fornire importanti informazioni elettorali. Le nostre conversazioni con il marketing e le organizzazioni di diritti umani vertono su come, insieme, possiamo essere una forza positiva” ha dichiarato Carolyn Everson, vice presidente della sezione di Facebook global business.

“Investiamo miliardi di dollari ogni anno per rendere sicura la comunità e abbiamo bandito 250 organizzazioni della supremazia bianca da Facebook e Instagram” ha dichiarato il Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg. A quanto pare, non è bastato.

Nella maggior parte dei casi, gli “scioperi” andranno avanti almeno per tutto il mese di luglio. Il volume della perdita per Facebook si calcola in decine di milioni: solo Coca cola da sola ne valeva oltre 22, Unilever oltre 42 milioni, Starbuck arriva addirittura a 94,8 milioni in pubblicità nel 2019.

La Digital Tax

D’altra parte, il boicottaggio dei grandi marchi non è la sola spada di Damocle a pendere sul collo dell’azienda social. Rileva infatti anche la questione della Digital Tax su cui stanno lavorando alcuni paesi dell’Europa (Regno Unito, Francia, Italia e Spagna).

Washington ha minacciato ritorsioni sul fronte commerciale contro i paesi europei che creeranno forme di "digital tax" per incrementare i ricavi provenienti dalle attività locali di grandi aziende nel settore tech, come Alphabet , proprietaria di Google e, ovviamente, Facebook.

"Riteniamo che un approccio graduale, inizialmente concentrato su servizi digitali automatizzati, potrebbe culminare in un accordo politico entro la fine dell'anno", scrivono le controparti europee del segretario al Tesoro Stephen Mnuchin. "Ciò preparerebbe anche il terreno per discutere potenziali soluzioni di transizione con gli Stati Uniti, specie nel rispetto delle tasse nazionali su servizi digitali già presenti o in arrivo", hanno aggiunto.

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Come hanno reagito le azioni Facebook sul Nasdaq?

Per le quotazioni del social network il ribasso dura ormai da quasi una settimana. Solo durante il fine settimana le azioni hanno perso il 12% del proprio valore, scendendo a un minimo di 206 dollari l’una che non si vedeva dal 15 maggio - salvo poi recuperare leggermente a 214, 05 dollari.

Al momento, le azioni Facebook viaggiano sui 216 dollari.

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