Banche centrali al taglio dei tassi: chi interverrà sul costo del denaro nel 2019?

Jerome Powell cambia i toni di politica monetaria da "paziente" ad "appropriata". Guerra commerciale mette a rischio la stabilità: istituti disposti a sostenere l'economia. Posizioni dovish (colomba) per Australia, India e Cina.

Jerome Powell - Fed Fonte: Bloomberg

La Federal Reserve apre ufficialmente le porte ad un possibile taglio dei tassi di interesse prima della fine del 2019, mettendo così il punto al piano di rialzo avviato oltre tre anni e mezzo. Cambia dunque la linea politica a stelle e strisce, che da un approccio “paziente” passa ora ad uno “appropriato”, a seconda di come si muoverà il mondo e degli effetti che genererà la guerra commerciale avviata dagli Stati Uniti.

Fed: possibilità di un taglio entro settembre al 100%

Le parole del governatore della banca centrale americana, Jerome Powell, intervenuto ieri nel discorso di apertura della riunione di politica monetaria presso la Fed di Chicago, confermano un’opzione già scontata dal mercato: la possibilità di un ribasso del costo del denaro entro settembre è attualmente data al 100%, col 50% di probabilità che ciò avvenga entro il prossimo luglio. JP Morgan non esclude inoltre due azioni a ribasso sui tagli prima di fine anno.

Analogamente, secondo gli analisti di Bank of America Merrill Lynch, la People Bank of China starebbe valutando un doppio taglio dei tassi d’interesse nel 2019 ed uno nel 2020. A questo si accompagneranno nuovi interventi da parte del Governo che, oltre ad allentare le condizioni di credito per le piccole imprese, dovrebbe disporre riforme fiscali finalizzate a sostenere il settore delle infrastrutture e in generale il costrutto economico.

Dollaro Usd debole, prezzo dell'oro al test dei $1340

Se la reazione del dollaro americano alle parole di Powell è stata moderatamente negativa (sceso nelle prime ore di mercoledì sui minimi da sette settimane), il gold, che tende a guadagnare in momenti di incertezza, ha beneficiato di una nuova ondata di ordini in acquisto, che hanno riportato le quotazioni del bene rifugio a ridosso dei massimi dello scorso 21 febbraio, in direzione $1340.

I commenti del Governatore americano sono arrivati ad appena poche ore dalle affermazioni del presidente della Fed di St. Louis, James Bullard, che ha previsto la necessità di un taglio dei tassi "presto". Il clima più accomodante mostrato dall’istituto americano, assieme con la paura di una nuova fase di recessione, ha rafforzato l’eventualità di una modifica di politica monetaria su più larga scala.

Taglio dei tassi: cambio di marcia delle banche centrali

Le banche centrali di tutto il mondo stanno adottando un tono sempre più accomodante, una mossa preventiva volta a limitare l’effetto sull’economia delle tensioni commerciali ed economiche tra Stati Uniti e resto del mondo, Cina in primis.

Come da attese, la banca centrale australiana ha deciso ieri di tagliare i tassi di riferimento nazionali ad un minimo storico dell'1,25%, ribadendo l’intenzione di andare oltre tale livello qualora il peggioramento delle prospettive proseguisse. Nel primo trimestre l'economia australiana è cresciuta ad un ritmo più lento delle attese (0,4% contro aspettatiuve a 0,5%), sottolineando la necessità di interventi di stimolo più aggressivi, volti ad evitare lo scivolamento in una fase di recessione (dopo quasi 28 anni di espansione).

Su tale linea dovrebbe muoversi anche l’India, che nel meeting di giovedì potrebbe deliberare un abbassamento dei tassi dal 6% al 5,57%.

Sempre giovedì è inoltre attesa la riunione del consiglio direttivo della Banca centrale europea, che potrebbe fornire ulteriori informazioni circa il nuovo programma di aste di liquidità a target (Tltro) che a partire da settembre 2019 daranno nuove risorse alle banche dell'Eurozona.

Lo scorso mese, intanto, la banca centrale neozelandese ha abbassato per la prima volta in due anni e mezzo il proprio costo del denaro, con l’intento di evitare il raffreddamento dell’economia, contrastando le incertezze a livello globale.

Infine, Corea del Sud cauta sul da farsi: dopo aver lasciato inalterate le impostazioni di politica monetaria (con tassi all’1,75%), l’istituto centrale della regione ha adottato un tono più accomodante, riservandosi di cambiar rotta in caso di necessità.

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