Brasile 2014: e' tutto verde-oro quello che luccica?

Gli sviluppi che hanno riguardato il Brasile negli ultimi dieci anni lo hanno reso uno dei paesi economicamente più interessanti e dalle mille opportunità e contraddizioni anche grazie all’organizzazione dei Mondiali di Calcio e delle prossime Olimpiadi di Rio del 2016.

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Il Brasile rappresenta una delle più importanti economie a livello mondiale grazie alle sue imponenti dimensioni. La crescente importanza assunta nel comparto delle commodity (soprattutto agricole e metalli) ha sostenuto lo sviluppo del paese negli ultimi due decenni. Nonostante il tasso di disoccupazione abbia toccato i minimi storici a gennaio scorso (al 4,3%), la crescita del PIL reale ha mostrato un rallentamento rispetto ai livelli precedenti al 2009. Le politiche fiscali restrittive del presidente Dilma Rousseff si sono rese necessarie dopo il peggioramento del bilancio dello Stato del 2010, che ha visto un aumento del rapporto debito/PIL al nuovo massimo storico del 60,9%. Nonostante gli sforzi, l’agenzia S&P’s ha ridotto il proprio rating sul debito brasiliano di un livello a marzo scorso, portandolo a BBB-, ultimo gradino del livello investment grade. Sul fronte monetario, la ripresa dell’inflazione ha spinto la Banca centrale brasiliana a intervenire ripetutamente sul tasso di riferimento (Selic Rate), portandolo dal minimo storico del 7,25% all’11% nelle ultime settimane. 

Benefici e Costi del Mondiale

I benefici di ospitare un evento sportivo così importante come il Mondiale sono molteplici. Ricordiamo tra i principali:
-    forte flusso di turisti che implica un aumento dei ricavi per negozi commerciali, alberghi e ristoranti;
-    investimenti in infrastrutture (stadi, aeroporti, strade, alberghi, servizi di telecomunicazione);
-    creazione di nuovi posti di lavoro;
-    ricavi nella vendita dei costosi biglietti per le partite;
-    promozione del marchio “Brasile” in tutto il mondo.
A questi si contrappongono elevati costi che, nelle passate edizioni della World Cup (WC) sono stati così ingenti da decretare l’insuccesso in termini economici della manifestazione. Tra i principali costi abbiamo:
-    costi per la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture necessaria al Mondiale 
-    decisioni strategiche sugli stabilimenti da ampliare, evitando il fenomeno degli “White Elephants”
-    costi per la protezione e sicurezza;
-    aumento delle differenze con gli stati più poveri non coinvolti nel Mondiale.

E’ tutto Verde-Oro quello che luccica?

E’ molto difficile ex-ante riuscire a stimare se il Mondiale possa produrre effetti netti positivi sulle attività economiche di un paese. Guardando alle esperienze passate abbiamo cercato attraverso uno studio principalmente statistico di verificare quali risultati abbiano ottenuto i paesi ospitanti in termini di crescita del PIL reale (nei tre anni precedenti alla WC, nell’anno della WC e nei tre anni successivi). Per rendere i risultati più efficaci li abbiamo confrontati con i dati relativi agli stati con un’economia simile (“comparables”). 

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Abbiamo poi cercato di trovare una relazione tra i risultati ottenuti sul PIL con alcune variabili, cercando di capire i fattori che hanno portato al successo economico alcuni paesi rispetto ad altri. I risultati più significativi sono emersi con l’indice di percezione della corruzione e l’indice sul reddito pro-capite. Paesi con un elevato indice di percezione della corruzione (ovvero dove la corruzione è poco presente) e con un elevato indice sul reddito pro-capite hanno evidenziato risultati positivi sul PIL, grazie ad un’efficiente allocazione delle risorse.

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Le opportunità e i rischi

Il Paese presenta ancora molte opportunità da sfruttare. A beneficiarne sarà principalmente il settore del turismo e tutte le attività connesse. Gli incentivi e le agevolazioni fiscali previste per il rilancio delle aree del nord del Paese faranno da guida per la formazione di nuovi distretti industriali tali da richiamare l’attenzione delle aziende internazionali. La continua espansione del ceto medio dovrebbe creare le premesse per una ripartenza della domanda interna in grado di sostenere i consumi. Non mancano però i rischi associati a un simile investimento. Quelli principali sono: 1) politico, in vista delle elezioni di ottobre. Nonostante la Rousseff sia ancora avanti nei consensi, cresce il malessere tra la classe industriale. L’impegno sul fronte fiscale degli ultimi anni ha pesato sulla crescita, ma ha anche aiutato a stabilizzare le finanze del Paese. Pertanto una sua mancata conferma potrebbe essere vista come una minaccia alla stabilità dell’economia; 2) valutario, in scia a un ritorno della crisi tra gli Emergenti. Una simile circostanza potrebbe tornare a mettere pressione al real. Il deprezzamento della valuta nazionale potrebbe, in primo luogo, portare a un deflusso degli investimenti esteri, e, in secondo luogo, portare a un’accelerazione dell’inflazione. La Banca centrale potrebbe riuscire a gestire una simile circostanza grazie all’alto livello di riserve in dollari. Non bisogna trascurare neanche il rischio sociale dovuto ai disordini che potrebbero rovinare la scena al Paese. L’ampia divergenza che esiste tra le varie classi sociali potrebbe pesare sulla stabilità politica del Paese, disincentivando gli investimenti esteri. I rischi minori riguarderebbero l’alto livello di corruzione, i dazi doganali e lo scarso livello di scolarizzazione.


Le prospettive per l’Italia

Il Brasile rappresenta per l’Italia un Paese strategico vista anche la presenza di aziende italiane sul territorio. Tra le imprese più importanti troviamo:

1.    Fiat, leader di mercato con una quota del 23%. La produzione sfiora già le 800 mila unità e dovrebbe rafforzarsi ulteriormente in vista dell’inaugurazione dello stabilimento di Pernambuco prevista per fine anno. Il piano di incentivi al settore (denominato Inovar Auto) rappresenta un trampolino di lancio per il gruppo italiano che dovrebbe riuscire a consolidare la propria presenza sul territorio. Queste considerazioni ci spingono a mantenere un outlook positivo sul titolo, in considerazione anche della quotazione sul mercato statunitense della nuova entità FCA.
2.    Pirelli, il cui 35% del fatturato arriva dal Brasile. È stata una delle prime aziende a insediarsi nel Paese (1929) e ha tuttora 5 stabilimenti produttivi. Secondo le stime Pirelli monta pneumatici sul 50% delle auto e oltre il 90% delle moto. Lo sviluppo in Brasile seguirà da vicino l’evoluzione del mercato dell’auto. L’outlook sul titolo rimane molto positivo.
3.    Telecom Italia controlla Tim Brasil, il secondo operatore mobile nel Paese. Nonostante gli alti tassi di crescita registrati dal settore delle tlc nell’ultimo decennio, il Brasile continua ad attirare l’interesse degli investitori internazionali, in vista anche del potenziamento della rete per i prossimi eventi sportivi. L’outlook sul gruppo rimane incerto in scia agli sviluppi del dossier Tim Brasil. Le opzioni sono: la cessione dell’asset o la fusione con Gvt, controllata da Vivendi. La prima ipotesi avrebbe benefici di breve termine (riduzione del debito di Telecom), ma nel medio-lungo periodo gli effetti sarebbero negativi (mancato flusso di ricavi e uscita da Paese con interessanti tassi di sviluppo). L’ipotesi di una fusione avrebbe risvolti più interessanti, visto che da un lato permetterebbero a Telecom di rimanere in Brasile e, dall’altro, di sfruttare le sinergie con Gvt.

Altre aziende italiane potrebbero avere un impatto sui conti. In modo particolare:
1.    Atlantia, che gestisce oltre 1.500 km di autostrade e dovrebbe risentire dell’aumento della circolazione di veicoli;
2.    Autogrill, dovrebbe registrare un aumento delle vendite in scia alla forte affluenza di turisti;
3.    Campari, in vista dell’aumento del consumo di alcolici;
4.    Enel Green Power, che potrebbe risentire della crescita della domanda di energia elettrica per l’illuminazione degli stadi.


Conclusioni

Dallo studio non sono emerse significative relazioni sugli effetti  positivi netti sulle attività economiche che possono verificarsi con l’organizzazione di un Mondiale di Calcio. Abbiamo, tuttavia, ravvisato che stati più ricchi e industrializzati dove il livello di corruzione è molto basso hanno ottenuto risultati migliori a livello economico rispetto ai pochi paesi emergenti che hanno ospitato la World Cup. Nonostante la presenza di alcuni fattori di rischio, per le imprese italiane il Paese sudamericano rappresenta ancora un’ottima opportunità di investimento. La presenza delle “big” italiane potrebbe attirare l’interesse delle PMI italiane non ancora presenti nel territorio. Alcune imprese del settore lusso (moda, nautica e furniture) potrebbero essere le prossime candidate a sbarcare in Brasile.

 

A cura di Filippo A. Diodovich e Vincenzo Longo

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