Lira turca torna sotto pressione su tensioni Crimea

Torna a deprezzarsi la lira turca in scia all’intensificarsi delle tensioni in Ucraina e in Crimea in vista del referendum di domenica prossima.

Il presidente ad interim ucraino, Oleksandr Turchynov, ha fatto sapere che l’Ucraina non farà un conflitto armato in Crimea per evitare l'annessione alla Russia.

Nonostante il mancato riconoscimento legale del referendum da parte dei Paesi occidentali, il parlamento della penisola rimane intenzionato a procedere al voto. Emblematiche anche le dichiarazioni rilasciate da alcuni esponenti del parlamento della Crimea, che hanno dichiarato di essere pronti ad adottare il rublo come valuta nazionale.

I mercati si interrogano in queste ore sulle ripercussioni economiche all’indomani del referendum. L’Europa è pronta a sostenere con tutti i mezzi l’Ucraina. Ma potrebbero non bastare. Le tensioni con la Russia potrebbero portare anche alla chiusura dei rubinetti del gas diretto proprio verso l'Europa, come accadde nel 2009.

Queste tensioni per ora stanno pesando sui mercati finanziari, in particolare sulle valute dei Paesi limitrofi all’Ucraina. La lira turca sembra essere tra le più penalizzate. Il cross EUR/TRY si è spinto ai massimi dal 30 gennaio scorso, a quota 3,13. Se le tensioni dovessero intensificarsi, non escludiamo un ritorno verso i picchi del 27 gennaio scorso, in area 3,27. Una prima conferma si avrebbe solo con il superamento dell’ostacolo collocato a 3,17. Solo un ritorno sotto quota 3,08 potrebbe segnalare un rientro delle tensioni, con il cambio che potrebbe rimanere nella banda laterale compresa tra 3,02-3,08, in attesa di sviluppi.

Forte recupero anche per il cambio USD/TRY, tornato ai massimi da inizio febbraio a quota 2,26. Il primo ostacolo qui passa per 2,28, mentre il successivo transita per 2,32.

In linea generale, forti vendite sulle valute dell'Est Europa potrebbero realizzarsi all'apertura dei mercati domenica sera, quando avremo i primi esiti sul referendum.

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