UK: Keep Calm & Vote Yes

Non resta che aspettare il 23 giugno per capire le sorti della Gran Bretagna.

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Dopo anni e anni di dibattiti, rinvii e polemiche, ora gli inglesi saranno chiamati a decidere del futuro del loro Paese.

Gli ultimi sviluppi

Le notizie arrivate dal Consiglio europeo della scorsa settimana sembrano aver rimescolato le carte in tavola. L’accordo raggiunto dal premier, David Cameron, con gli altri leader europei ha ridotto notevolmente le probabilità di una Brexit. Come annunciato dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, le concessioni fatte alla Gran Bretagna hanno riguardato diverse sfere, quali quella:

  1. Politica, secondo cui il paese non sarà coinvolto nel processo di “integrazione sempre più stretta” dell’Unione europea;
  2. Sociale, per cui i lavoratori stranieri potranno accedere ai benefit solo dopo un periodo più lungo di tempo. Inoltre gli assegni per i figli di lavoratori rimasti in patria saranno indicizzati al reddito del paese di residenza;
  3. Economica, che riconosce la sterlina come valuta dell’Unione europea e impone che i contribuenti britannici non sostengano i debiti della zona euro;
  4. Competitività, volta a rafforzare il mercato interno e a migliorare i processi di trasformazione, limitando la burocrazia.

Dopo l’annuncio, Cameron ha fatto sapere che inizierà la sua campagna a favore della permanenza nella Ue, dichiarando che una eventuale Brexit potrebbe “minacciare la sicurezza economica” del Paese. Il clima positivo che si è creato sulla vicenda è durato, però, solo qualche ora. Durante il week end, il sindaco di Londra, Boris Johnson, anch’esso conservatore, ha dichiarato di sostenere la campagna favorevole all’uscita dalla Ue, unendosi così agli altri esponenti del governo, tra cui il ministro della Giustizia, Michael Gove, e il presidente della Camera, Chris Grayling. Nel complesso sarebbero 6 i membri della maggioranza a favore di una Brexit. Altrettanti, invece, condividono la view del premier Cameron. In questo momento, crediamo che la spaccatura emersa all’interno dell’esecutivo sia l’unico vero fattore a tenere ancora aperta la possibilità di un’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, soprattutto dopo l’accordo raggiunto al Consiglio europeo.

L’impatto sui mercati

Sinora sui mercati l'impatto più evidente c'è stato sulla sterlina, che ha perso terreno verso le principali valute mondiali. Il cable è passato dall'1,44 della chiusura di venerdì a 1,4058 di ieri, aggiornando i nuovi minimi da marzo 2009. E l'outlook non è incoraggiante. Un'accensione della speculazione potrebbe alimentare nuove vendite sul cambio, con possibili discese sino a 1,35, bottom assoluti del 2009.

Minori sono stati gli effetti sul mercato azionario, che sembra muoversi più in scia all’andamento degli altri indici mondiali. In tutt'altra direzione, invece, i titoli di Stato britannici, i Gilt, che sono rimasti ben comprati in scia al permanere di un certa avversione al rischio tra gli operatori.

I sondaggi

I recenti sviluppi hanno modificato i sondaggi, ma non in maniera radicale. Stando alle ultime indicazioni, i favorevoli alla permanenza dovrebbero aver allungato sopra la soglia del 55%, mentre i consensi dei "leavers" si attesterebbero al 35%, con una percentuale di indecisi che oscilla intorno al 10%. Sebbene i sondaggi si siano rivelati del tutto errati durante le elezioni politiche dello scorso anno, crediamo che in questo momento diano un quadro piuttosto chiaro sull'esito del referendum.

Anche il nostro barometro per la Brexit mostra un ampliamento del gap tra le due parti. In questo momento, secondo i nostri clienti le probabilità di una permanenza nella Ue sono pari circa al 67%, mentre il restante 33% propende per un'uscita dalla Ue.

Cosa aspettarsi?

Ci aspettiamo che i toni vadano attenuandosi nelle prossime settimane e il mercato torni a concentrarsi sui macro temi che hanno già condizionato questo inizio 2016, come il petrolio, la Cina e le banche. Probabilmente di volta in volta che verranno rilasciati dei sondaggi molto lontani dal consenso, potrebbero determinarsi delle fasi speculative importanti. La volatilità si accenderà poi man mano che si avvicinerà il 23 giugno. Non crediamo che lo scenario di una Brexit si concretizzi al momento, pertanto anche l’ondata speculativa a favore di questo evento potrebbe essere molto contenuta. Sul mercato potremmo assistere per lo più a movimenti di natura cautelativa e prudente. Ci aspettiamo la volatilità che si genererà, sarà dovuta al movimento di alcuni operatori, timorosi che possa realizzarsi lo scenario Brexit.

Gli interessi in gioco sono altissimi e crediamo che il popolo britannico sia abbastanza consapevole dei rischi che si avrebbero nel caso di una Brexit. Il settore finanziario rimane sicuramente quello più esposto a un rischio simile, pertanto i colossi della City potrebbero iniziare a creare un piano B nel caso di una vittoria dei NO.

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