Petrolio ai minimi da aprile

Rimangono ancora sotto pressione le principali commodity, nonostante il ripiegamento del dollaro statunitense.

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Fonte: Bloomberg

Continuano a scendere le quotazioni delle principali materie a livello mondiale. Questa volta, però, non c’entra il dollaro. Il biglietto verde, infatti, dopo l’apprezzamento della scorsa settimana, sta attraversando ora una fase di correzione fisiologica.

Ad appesantire le quotazioni sarebbe per lo più l’outlook incerto che circonda la seconda economia del mondo, la Cina. Il gigante asiatico è tra i principali importatori di materie prime che vanno dal rame al petrolio, senza dimenticare l’oro. Gli investitori temono un calo della domanda globale legata al costante rallentamento dell’economia cinese. A gravare su questo quadro, già abbastanza incerto, vi sono anche le tensioni legate all’andamento dei mercati azionari, presi d’assalto dalle vendite a cavallo tra giugno e luglio. Ora le borse cinesi sembrano essersi stabilizzate, grazie soprattutto agli interventi del governo, della Pboc e delle autorità di vigilanza, ma già ci si interroga su cosa accadrà quando queste misure verranno meno.

Tra le varie commodity, il petrolio rimane quello più penalizzato. Ieri il Wti si è portato sotto quota 50 dollari/barile, segnando i nuovi minimi da aprile scorso. Il tonfo è stato dovuto per lo più alla crescita dei delle scorte settimanali di greggio (+2,5 mln di barili). Nonostante la domanda negli Usa rimanga solida, questa non riesce a compensare l’aumento costante dell’offerta. L’accordo storico raggiunto con l’Iran poi accentua questo già precario equilibrio.

Cosa aspettarsi a questo punto? Crediamo che le quotazioni sia del Brent che del WTI continueranno la discesa e raggiungeranno entro fine anno i minimi visti a febbraio, rispettivamente a 45 e 42 dollari. Probabilmente il calo non sarà violento come accaduto tra la fine del 2014 e inizio 2015. Il rafforzamento della crescita nella zona euro dovrebbe contribuire a mantenere una certa distanza tra il greggio del Mar del Nord e quello texano.

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