Banche sotto pressione su parole Draghi

Il settore bancario rimane il più penalizzato questa mattina in Europa in scia al calo dei tassi d'interesse.

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Fonte: Bloomberg

E' stata una partenza di seduta abbastanza movimentata sui mercati europei grazie alle parole di Draghi. Il numero uno della Bce, intervenendo allo European Banking Congress a Francoforte, ha ribadito che la Banca centrale è pronta a fare di più se le aspettative inflattive di medio lungo periodo dovessero continuare ad allontanarsi dal target del 2%.


Ad avvalorare questi timori oggi ci sono state anche la pubblicazione dei dati sui prezzi alla produzione in Germania, scesi ad ottobre al ritmo peggiore da febbraio 2010. Draghi ha ribadito, poi, che tutti gli strumenti saranno a disposizione della Bce per stimolare l'inflazione. Su tutti spicca il taglio dei tassi sui depositi, ora fermo a -0,2%. Il mercato già nelle ultime settimane si era posizionato per un taglio di 10 punti base su tale tasso.


Ma gli investitori sperano in qualcosa in più. L'arma più forte riguarderebbe l'estensione del piano di Quantitative Easing, che attualmente prevede l'acquisto di asset per 60 miliardi di euro al mese sino a settembre 2016. Su questo fronte, le nostre aspettative rimangono posizionate per un'estensione delle durata di almeno 6 mesi e un ampliamento della tipologia di asset oggetto di acquisto, che potrebbero vedere l'introduzione di nuovi strumenti come i bond corporate al di sopra di un livello di rating. Quest'ultimo punto andrebbe inevitabilmente ad aumentare l'ammontare il volume degli acquisti mensili. Una manovra di questo tipo potrebbe essere un po' prematura e in ogni caso lascerebbe la Bce priva di armi se la situazione dovesse peggiorare nel corso del 2016. Pertanto crediamo che per ora potrebbe preferire di limitarsi a tagliare i tassi d'interesse.

Intanto i continui riferimenti di Draghi alle misure espansive, oltre che a indebolire la moneta unica, penalizzano anche i tassi di mercato, che continuano a scendere in maniera evidente.
Stamane il rendimento dello Schatz a 2 anni è sceso ai nuovi minimi storici, posizionandosi a -0,389%.

Il continuo calo dei tassi, sia sul mercato monetario che su quello governativo, penalizza le banche di mezza Europa. I tassi bassi aggiungono pressione al margine d'interesse delle banche. Senza considerare poi che i cali dei rendimenti dei Titoli di Stato non forniscono più quei ritorni elevati di qualche anno fa.


Per le banche la situazione all'orizzonte rimane difficile. Eventuali recuperi in borsa potrebbero essere trainati dall'andamento del mercato, ma è difficile che realizzino extraperformance.

Oggi Piazza Affari rimane la più penalizzata causa proprio i cali delle banche. Unicredit rimane la peggiore, con cali superiori al 2%. Male anche IntesaSanPaolo che cede l'1,5%.

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