Banche e Stress Test: il problema non è solo italiano

Volatilità alta sulle banche italiane, intanto Commerzbank inciampa sui requisti patrimoniali.

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Fonte: Bloomberg

Mancano pochi giorni ormai alla pubblicazione degli stress test condotti dall’EBA su 53 banche europee e sul mercato la volatilità rimane altissima. Secondo le indiscrezioni trapelate, tra le 5 italiane (UniCredit, Intesa Sanpaolo, UBI, Banco Popolare e Banca Monte dei Paschi di Siena) solo la banca senese dovrebbe mostrare delle criticità con gli scenari avversi imposti dal test, mentre le altre 4 dovrebbero registrare ratio patrimoniali superiori a quelli imposti nel precedente stress test del 2014 (Cet 1 al 5,5%). A questo turno, l’EBA non ha imposto alcuna soglia minima necessaria per CoreTier 1 ratio che le banche sono obbligate a rispettare. Non ci saranno, pertanto, azioni correttive richieste dopo i risultati, ma questi saranno utilizzati dalla Bce ai fini di capital guidance da richiedere alle singole banche per lo Srep, i cui risultati saranno rilasciati in autunno.

Al di là delle criticità legate alla conduzione degli stress test (non tengono conto dei recenti progressi fatti da alcune banche, sfruttano una logica top down e non sono allineati alla recente normativa IFRS) i risultati potrebbero contribuire ad amplificare la volatilità dei mercati per tutto il mese di agosto.

Per quanto riguarda l’Italia, sarà forte la speculazione post annuncio legata alla possibilità di un intervento privato o pubblico volto a dirimere la delicata questione degli NPL di MPS. Nonostante i recenti rumors parlino di un lancio immediato di Atlante 2 (a cui aderirebbero anche le casse di previdenza dei professionisti e la Cdp), la situazione non sembra sbloccarsi. Difficile ormai aspettarsi qualcosa di concreto prima di venerdì.

Probabilmente solo un forte ritorno delle tensioni a partire da lunedì potrebbe velocizzare il processo decisionale che vede coinvolto il governo. Saranno i mercati ad aggiungere fretta al governo. Sebbene la soluzione privata sia quella preferita da tutti, difficile che il salvagente per l’istituto senese arrivi da qui.

Intanto il titolo MPS in borsa rimane soggetto a forti pressioni ribassiste. Le vendite su MPS degli ultimi giorni, a nostro avviso, sono ascrivibili più a un ritardo nell'azione del governo e non all'esito negativo atteso sugli stress test, che il mercato sembra già scontare. Il titolo rimane suscettibile di un ritorno sui minimi storici toccati a inizio mese (a 0,2530 euro) e di aggiornali. Teoricamente non ci sarebbe limite alla discesa, che crediamo possa fermarsi tra 0,20-0,18 euro. Tentativi di rimbalzo, nel caso di intervento pubblico, potrebbero trovare una forte resistenza a 0,45 (+60% dai livelli attuali). Difficile che si vada oltre in vista dell’aumento di capitale che dovrà affrontare la banca. Nonostante il buon posizionamento delle altre banche italiane, queste potrebbero subire un effetto negativo trasversale dovuto dal caso MPS e alle criticità dell'intero settore a livello europeo.

Anche se la situazione italiana dovesse ripianarsi, il comparto in Europa è destinato ad essere soggetto a forti pressioni. I fattori che pesano sono diversi:

  1. su tutti spicca l’aspettativa di tassi bassi per un periodo lunghissimo di tempo, elemento questo che minaccia la redditività e la stabilità delle banche;
  2. anche la difficile situazione di Deutsche Bank, uno dei principali istituti europei (reduce da una perdita da 6,8 mld di euro nel 2015), che rimane sotto scacco da parte del mercato per via della forte esposizione su derivati.

Questi due punti aggiungono fragilità al sistema finanziario europeo e non solo. Basti pensare che Deutsche Bank da sola è fonte di rischio sistemico globale. Insomma, quello delle banche sembra essere un problema che va ben oltre i confini nostrani.

A conferma di tutto ciò, c’è la nota pubblicata stamane da Commerzbank, banca numero 2 in Germania, che ha fatto sapere che nel corso del 2° trimestre dell’anno il Cet1 si è abbassatto di 50 punti base, arrivando a 11,5%. I conti che saranno rilasciati la prossima settimana non preannunciano nulla di buono. E il mercato inizia a scontare il peggio, con il titolo che stamane è arrivato a perdere il 7%, avvicinandosi ai minimi storici a 5,30 euro. Le trimestrali in pubblicazione nei prossimi giorni potrebbero confermare questa debolezza.

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