Uno sguardo al 2016 del DAX

Il 2016 è stato per il DAX un anno con molti alti e bassi

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Francoforte

Alla fine il principale indice tedesco si è mostrato tuttavia conciliante con gli investitori ed ha chiuso l’anno con un risultato annuale di appena il 7,5%. Con questa percentuale il DAX si situa poco al di sopra della sua media dall’inizio del nuovo millennio, che si aggira intorno al 6%. Ciascuno dei quattro trimestri è stato governato da un tema dominante.

Primo trimestre: le preoccupazioni per la Cina

Nel primo trimestre ha dominato la preoccupazione per un rallentamento economico delle attività commerciali cinesi. Sotto la spinta della preoccupazione, la Cina sarebbe potuta diventare la forza trainante dell’economia mondiale, ed il DAX aveva toccato il punto più basso dell’anno attestandosi a 8.700 punti. Soltanto le misure intraprese dal governo cinese hanno potuto dissipare le preoccupazioni. Il DAX ha in tal modo recuperato fino a metà aprile.

Secondo trimestre: il referendum sulla permanenza nella UE in Gran Bretagna

Il tema decisivo nel secondo trimestre è stato il referendum sulla Brexit in Gran Bretagna. Nonostante che la maggior parte degli osservatori si aspettassero un rifiuto del referendum e la conservazione dello status quo il mercato è stato nei giorni precedenti molto volatile. In seguito, quando il sorprendente risultato di volontà di uscita dalla UE era ormai chiaro, il DAX ha subito la più forte perdita giornaliera dell’anno. L’indice è crollato il giorno dopo la decisione di quasi 10.350 punti al di sotto dei 9.200 punti. 

Terzo trimestre: in attesa della Yellen

Il DAX si è ripreso in maniera sorprendente dallo shock per la Brexit ed in tempi relativamente brevi. Ai primi di agosto, il principale indice tedesco veniva scambiato al suo livello iniziale di prima del referendum. La riunione della banca centrale statunitense era attesa con impazienza per settembre. Dopo che il capo della Fed, Janet Yellen, nel dicembre 2015 aveva avviato un’inversione di tendenza sui tassi di interesse, l’attesa per un prossimo rialzo dei tassi era diventata ancora maggiore. E per quanto riguardava le elezioni americane, la Fed lasciava sperare gli attori del mercato per la fine dell‘anno. Il DAX si era attestato in una fascia laterale compresa tra i 10.200 ed i 10.800 punti.

Quarto trimestre: Trump e Mario Draghi

Dopo il fallimento dei sondaggi sulla Brexit, c’è stato il fallimento dei sondaggi sulle elezioni americane. Contro tutte le attese, Trump ha vinto le elezioni, e la reazione dei mercati è stata univoca. Mentre il giorno dopo l’elezione le borse tremavano in tutta Europa, gli indici statunitensi volavano verso nuove altezze. Questa reazione si può spiegare con l’aspettativa, o la speranza, che Trump avrebbe attuato le riforme fiscali e vasti progetti infrastrutturali. Tuttavia l’impeto verso l’alto del DAX si è verificato solo con Mario Draghi. Non appena è stato chiaro che la BCE avrebbe allentato ulteriormente la sua politica monetaria, il DAX è stato in grado di rompere la sua resistenza a 10.800 punti con un’elevata dinamica, e rimane ora ad un livello di circa 11.450.

Conclusione: il 2016 è stato un anno borsistico pieno di eventi. La performance di appena il 7,5% a chiusura dell’anno è riuscita a placare gli investitori. Ed anche il 2017 promette di essere un anno denso di colpi di scena. Con Trump, l’attuazione della Brexit e le elezioni francesi e tedesche, assisteremo a molte nuove opportunità di trading. Dunque una efficace gestione del rischio e dei capitali continuerà ad avere una importanza fondamentale: i nostri stop garantiti sono pensati appositamente a questo scopo. 

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