I tre migliori oscillatori per il Forex

In questo articolo cercheremo di descrivere i migliori oscillatori sul Forex ovvero il mercato delle valute. Analizzeremo in modo esaustivo l’RSI, lo stocastico e il CCI.

Oscillatore RSI

L’RSI è uno degli oscillatori più utilizzati dai trader di tutto il mondo.

Iniziamo con il capire il funzionamento di questo indice di forza relativa (in inglese Relative Strength Index) creato da J. Welles Wilder, il grande teorico dell’analisi tecnica ideatore del Parabolic Sar, dell’Average Directional Index (ADX) e dell’Average True Range (ATR).

Definizioni

L’RSI è uno strumento di analisi tecnica che misura il momentum, cioè la velocità (intensità) con cui si produce la variazione dei prezzi. Secondo J. Welles Wilder quando il prezzo si muove troppo velocemente verso l’alto possiamo considerare lo strumento ipercomprato, quando il prezzo si muove troppo velocemente verso il basso lo possiamo definire ipervenduto. In entrambi i casi possiamo aspettarci una reazione o una inversione della tendenza in atto.

Graficamente l’oscillatore è rappresentato da una linea che oscilla fra 0 e 100.

Ipercomprato e Ipervenduto

Secondo l’impostazione data da J. Welles Wilder viene considerata una zona di ipercomprato la soglia oltre 70 e zona di ipervenduto la soglia al di sotto del valore 30. Il parametro usato di default è 14 periodi, si può abbassare o alzare per diminuire o aumentare la sensibilità dell’oscillatore.

Divergenze e Segnali Operativi

L’RSI è spesso utilizzato per individuare diversi segnali operativi. Uno dei modi più classici è quello di individuare le divergenze fra prezzi e oscillatore.

Teniamo conto che ci sia un forte ribasso delle quotazioni dello strumento che sto analizzando, ad esempio l’eurodollaro. La flessione dei corsi genera due minimi discendenti mentre l’oscillatore RSI genera due minimi crescenti. In questo caso siamo in presenza di una divergenza rialzista. La divergenza riesce a catturare un’inversione della tendenza in atto in modo da presagire un possibile rialzo delle quotazioni dell’eurodollaro.

Individuare divergenze su questo oscillatore non è cosa difficile e spesso tali divergenze danno origine ad inversioni importanti.

Consideriamo invece che i prezzi realizzano due massimi successivi crescenti, mentre l’oscillatore genera due massimi decrescenti. In questo caso siamo in presenza di divergenza ribassista. E il trend molto probabilmente potrebbe mettere a segno una inversione piuttosto importante. Riuscire a individuare divergenze significative può comportare a guadagni molto elevati.

E’ sempre consigliabile abbinare qualche filtro aggiuntivo alla tecnica delle divergenze, ad esempio utilizzare i pattern delle candele giapponesi o aggiungere altri indicatori di trend (come l’Average Directional Index ovvero l’ADX).

Oscillatore Stocastico

L’oscillatore stocastico è un altro strumento di analisi molto utilizzato e conosciuto dai trader. Forse però pochi sanno che la sua creazione risale al lontano 1970 grazie ad un'intuizione di George Lane. Assieme a un gruppo di trader sui future Lane ha sviluppato infatti l’oscillatore stocastico (anche conosciuto come Lane’s stochastics).

Definizioni

Questo oscillatore valuta quanto le chiusure delle barre siano prossime al massimo o al minimo registrati in un certo periodo (di default viene calcolato su un periodo di 14 barre ma si possono applicare anche un numero di periodi diverso). L’intuizione di Lane consiste che normalmente le chiusure di barra prossime al loro massimo sono tipiche di tendenze al rialzo, mentre chiusure di barra vicine ai minimi possono essere caratteristiche di un trend ribassista.

Il calcolo dell’oscillatore è basato sul valore attuale rapportato ai valori minimi e massimi del prezzo registrati in un certo periodo. Da qui scaturisce un valore definito %K dal quale si determina poi la sua media definita %D.

Versioni di stocastico

Esistono ben tre versioni di stocastico: lo stocastico veloce, che rappresenta la formula originale di Lane nel quale la linea %K si ottiene mettendo in relazione percentuale il prezzo di chiusura ed un certo range di prezzo (a 14 periodi), mentre la linea %D è semplicemente la media mobile (normalmente a 3 periodi) della linea %K.

Tuttavia lo stocastico veloce ha il difetto di essere troppo reattivo e di difficile applicazione. Per ovviare a questo problema si è creata una variante che genera segnali meglio interpretabili e che viene definita come stocastico lento. In questa versione dello stocastico la linea %K è costruita come media mobile (a 3 periodi) della linea %D della versione dello stocastico veloce, mentre la linea %D rappresenta a sua volta la media mobile (a 3 periodi) della nuova linea %K.

Vi è poi una versione che viene definita stocastico completo (full) che è una variante personalizzabile dello stocastico lento. In questa ultima versione possiamo impostare tutti i parametri necessari, il numero di periodi da prendere in considerazione, il numero di periodi per il %K e il numero di periodi del %D. Questa ultima versione è quella più utilizzata dalla maggior parte dei trader.

Vantaggi dello stocastico: ipercomprato e ipervenduto

Lo stocastico è un oscillatore e pertanto si muove, appunto “oscilla” fra i valori 0 e 100. Non importa quanto il prezzo del nostro strumento si muoverà al ribasso o al rialzo, lo stocastico oscillerà sempre fra i livelli di 0 e 100. Uno degli usi più classici dello stocastico è quello di individuare zone di eccesso dei prezzi, ovvero le cosiddette aree di ipervenduto quando abbiamo valori sotto il livello di 20 e aree di ipercomprato quando si supera il valore di 80.

Possiamo sottolineare che una situazione di ipercomprato o ipervenduto non prelude necessariamente a una inversione di tendenza immediata. Puo’ capitare che lo stocastico possa entrare, durante fasi di forte trend, in aree di ipercomprato e ipervenduto, e mantenersi in tali zone per un prolungato periodo di tempo.

Il Commodity Channel Index

l CCI, acronimo di Commodity Channel Index, è uno degli oscillatori preferiti dai trader più celebri.

Il CCI è stato ideato da Donald R. Lambert. L’idea che sta dietro all’oscillatore è che gli strumenti finanziari si muovano seguendo fasi cicliche, con massimi e minimi che si alternano ad intervalli periodici.

Calcolo del CCI

Per calcolare il CCI si confronta il prezzo attuale con una media mobile di un periodo prefissato, gestibile dall’utente, e lo si normalizza utilizzando un divisore basato sulla deviazione media.

L'oscillatore si ottiene confrontando il prezzo attuale con una media mobile in un certo periodo di tempo e normalizzare dopo i valori ottenuti utilizzando un divisore basato sulla deviazione media. Per fare questo sono necessari quattro passaggi:

1) ottenere l'ultimo typical price (ovvero sommare massimo, minimo, e chiusura e dividere tutto per tre);

2) acquisire la media mobile semplice a 20 periodi del typical price (SMATP);

3) ottenere la deviazione media. Prima si calcola il valore assoluto della differenza tra la SMATP dell'ultimo periodo ed il typical price per ognuno dei 20 periodi passati, poi si sommano tutti questi valori assoluti e si divide per 20. Si ottiene così la deviazione media;

4) l’ultimo step è applicare questi valori calcolati e la costante (0,015).

L’applicazione di una costante fa in modo che il CCI possa diventare un oscillatore attorno alla linea mediana dello zero, ottenendo che circa il 70/80% dei valori del Commodity Channel Index ricadano entro l’intervallo -100/+100.

Ecco allora che potremo individuare delle aree di ipercomprato / ipervenduto nel momento in cui il CCI si spingerà oltre la soglia, rispettivamente, di +100 e -100.

CCI e Segnali di Allerta

Potremo poi ottenere dei segnali di allerta sia nel momento in cui il CCI si spingerà oltre i livelli indicati indicando delle fasi di ipercomprato / ipervenduto, sia dalle divergenze che il nostro strumento di analisi presenta rispetto ai prezzi.

Non consigliamo di usare direttamente il solo oscillatore CCI per aprire la posizione: questo strumento, nelle situazioni descritte, genera semplicemente dei segnali di allerta, che devono servire a rafforzare i segnali di entrata derivanti da altri strumenti come i pattern delle candele giapponesi.


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