Guida al trading con il Commodity Channel Index

Il commodity Channel Index è un fantastico strumento di analisi tecnica a metà tra un indicatore ed un oscillatore, con un ampio raggio di utilizzo. Scopri come applicarlo al tuo trading in questa guida a cura di Bruno Moltrasio.

Quando sei all’inizio della tua 'carriera di trader', sei alla costante ricerca dell’indicatore magico, quello che ti restituisca segnali precisi, facili da individuare e interpretare e che vadano a segno, se non al 100%, almeno la maggior parte delle volte.

È quello che è successo a me: ho provato e riprovato decine e decine di indicatori e oscillatori, da soli o in combinazione tra loro, senza mai trovare la ricetta perfetta.

Quando finalmente ti rendi conto che il Sacro Graal non esiste e cominci a ragionare in modo diverso ti chiedi: 'qual è quell’indicatore che comunque mi offre una certa affidabilità, che per la sua logica costruttiva e per le indicazioni che offre è il più adatto alle mie esigenze e alla mia strategia?'

Quando mi sono fatto questa domanda non ho avuto dubbi: tra i tanti strumenti di analisi provati sul mercato reale, per me la risposta è stata: 'il CCI'.

Per questo motivo ormai da anni il CCI, acronimo di Commodity Channel Index, è uno dei miei indicatori preferiti, sempre presente in tutti i grafici della mia piattaforma di trading, ovviamente nelle strategie che sfruttano le proprietà – che subito vedremo – di questo strumento di analisi.

Cos’è il Commodity Channel Index

Il Commodity Channel Index, CCI per gli amici, è uno strumento di analisi tecnica che racchiude contemporaneamente in sé i pregi degli oscillatori e degli indicatori.

è risaputo che gli oscillatori sono ottimi per evidenziare le zone di ipercomprato / ipervenduto per segnalare quando un determinato strumento finanziario, passatemi il termine, è salito o sceso troppo.

Detta in termini più tecnici la categoria degli oscillatori è molto adatta a evidenziare delle zone di eccesso dei prezzi nelle quali il trader, se ricorrono anche altre condizioni, può intervenire per aprire le sue posizioni, di solito in modo contrario, cioè contro il trend di quel momento.

Gli indicatori, a mio avviso, sono meglio adatti ad individuare quelle che chiamiamo divergenze con i prezzi, cioè tutte quelle situazioni, rialziste o ribassiste, dove all’andamento dei prezzi non corrisponde un pari comportamento dell’indicatore.

Come nasce il CCI

Il CCI è stato ideato da Donald R. Lambert, per analizzare i cicli stagionali nel mercato delle materie prime, da qui il nome dell’indicatore Commodity Channel Index.

Tuttavia, questo indicatore non si applica esclusivamente al mercato delle commodities, ma può essere utilizzato per l’analisi di qualsiasi strumento finanziario, con le avvertenze di cui ti parlerò in seguito.

L’idea che sta dietro all’indicatore è che gli strumenti finanziari si muovano seguendo fasi cicliche, con massimi e minimi che si alternano ad intervalli periodici.

L’idea della ciclicità dei mercati si trova in molti Autori, a partire da Charles Dow per passare a William Gann e al suo contemporaneo Ralph Nelson Elliott, e così pure in molti strumenti di analisi e software che oggi ormai sono a disposizione di tutti coloro che si vogliano cimentare in questo tipo di analisi.

Forse dobbiamo dare a Lambert il merito di essere stato uno dei primi a voler implementare in un indicatore l’idea della ciclicità dei mercati.

Com'è costruito il CCI

Anche se non dobbiamo calcolarcelo noi, perché ormai questo lavoro lo fanno i software, può essere interessante capire come è costruito il CCI in modo da sapere come lavora.

Questo è un dato che io voglio sempre conoscere quando utilizzo uno strumento di analisi: il criterio di costruzione per me riveste estrema importanza per capire se quell’indicatore od oscillatore fa al caso mio e si può inserire correttamente nella mia strategia.

Per calcolare il CCI si confronta il prezzo attuale con una media mobile di un periodo prefissato, gestibile dall’utente, e lo si normalizza utilizzando un divisore basato sulla deviazione media.

In pratica, e senza troppo addentrarci nella formula matematica che in questa sede ha poca importanza, può essere utile sapere che per ottenere il CCI si procede come segue:

  • Si calcola il typical price (TP)
  • Viene poi calcolata la media mobile semplice a 'n' periodi del typical price (SMATP)
  • Si calcola la deviazione media. Prima si procede a determinare il valore assoluto della differenza tra la SMATP dell’ultimo periodo ed il typical price per ognuno degli 'n' periodi passati. Successivamente si sommano tutti questi valori assoluti e si divide per 'n'. In tal modo si ottiene la deviazione media
  • L’ultimo passo consiste nell’applicare questi valori calcolati e la costante (0,015) come indicato nella seguente formula:

CCI = (TP – SMATP) / (0,015 * devmedia)

Come si usa il CCI

Questo strumento è davvero 'eclettico', perché racchiude in sé il meglio delle prestazioni degli oscillatori e quelle degli indicatori.

L’applicazione di una costante all’interno della formula di calcolo fa assumere al CCI le vesti di un oscillatore attorno alla linea mediana dello zero.

Infatti l’'indicatore graficamente si presenta con una linea continua e i suoi valori non sono ricompresi in una fascia predeterminata (come per gli oscillatori) ma può muoversi su valori al di sopra o al di sotto dello zero.

In questo modo circa il 70/80% dei valori che assume il Commodity Channel Index ricade entro l’intervallo -100/+100.

Ecco allora che con questo strumento possiamo individuare delle fasce di ipercomprato / ipervenduto nel momento in cui il CCI si spinge oltre la soglia, rispettivamente, di +100 e -100, che è una delle funzioni principali degli oscillatori.

Per alcune applicazioni e strategie si possono prendere in considerazione anche livelli di ipercomprato/ipervenduto più elevati tra i -200 e +200.

Generalmente la fascia compresa tra -100 e +100 è considerata una zona neutra, nella quale l’indicatore non fornisce alcuna informazione (salvo appunto quella di neutralità); motivo per il quale quando la linea dell’indicatore si trova all’interno delle fascia -100/+100 è preferibile non operare, mancando direzionalità nel mercato.

Oltre ad ottenere dei segnali di allerta nel momento in cui il CCI raggiungerà i livelli indicati segnalando delle fasi di ipercomprato / ipervenduto, con questo strumento possiamo anche sfruttare le divergenze che presenta rispetto ai prezzi, come possiamo vedere nella figura che segue:

Come si può vedere gli alert generati dalle divergenze che si vengono a creare tra il CCI e i prezzi si dimostrano molto efficaci per preannunciare l’inversione di tendenza.

Sotto questo aspetto il CCI si comporta come un ottimo indicatore.

Ovviamente è sconsigliabile utilizzare direttamente il solo CCI per aprire la posizione: questo strumento, come d’altra parte tutta la categoria cui appartiene, genera semplicemente dei segnali di allerta che, nelle situazioni descritte, devono servire a rafforzare le indicazioni di entrata derivanti da altri strumenti, quali ad esempio i pattern candlestick o altri strumenti di analisi.

Altri utilizzi del CCI

Come ho anticipato poche righe fa, nell’utilizzo del CCI possono essere prese in considerazione fasce più alte di eccesso dei prezzi.

Un utilizzo più conservativo del CCI prevede infatti di sfruttare il rientro dei prezzi dalle zone di ipervenduto / ipercomprato che si generano sotto o sopra il livello di -200 e +200.

Come possiamo verificare nel grafico seguente, sempre relativo al grafico giornaliero del titolo ENEL, i segnali sono meno frequenti ma il segnale diviene molto più affidabile.

Per completezza devo aggiungere che non è mancato chi ha suggerito utilizzi del CCI per operare in direzione del trend, andando ad acquistare quando i prezzi tagliano al rialzo la linea del +100 e, viceversa, andando a vendere, quindi ad aprire una operazione short, nel momento in cui i prezzi vanno a violare la linea del -100.

La fine del trend, in questo caso, dovrebbe essere determinata dal rientro dell’indicatore al di sotto o al di sopra di tale valore, se cerchiamo rispettivamente il termine di un trend rialzista e ribassista.

Tuttavia i miei test non hanno condotto a risultati soddisfacenti utilizzando questo sistema di entrata, neppure su time frame elevati come il quattro ore o il daily.

L’ambito di applicazione del CCI

Una domanda che mi sento spesso fare è relativa all’abito di applicazione di uno strumento, detto in altri termini su quali strumenti e su quale time frame l’indicatore in questione funziona meglio.

Riguardo agli strumenti posso tranquillamente affermare, dopo ultradecennale utilizzo di questo indicatore, che non ha limiti di sorta. Infatti funziona bene allo stesso modo non solo sulle commodities, per le quali è stato ideato da Lambert, ma anche per analizzare azioni, oltre che indici e valute.

L’unica avvertenza, ma questo vale un po’ per tutta la categoria degli indicatori e oscillatori, è quella di evitare strumenti finanziari poco liquidi.

Poco liquidi significa che scambiano poco, per dirla in modo ancora più semplice, sto parlando di strumenti finanziari che hanno pochi volumi.

Assodato che possiamo utilizzare il CCI per qualsiasi tipo di analisi su tutti gli strumenti purché liquidi parliamo dell’altro annoso problema: il time frame.

La domanda ricorrente è: funziona su tutti i time frame?

Premesso che dovremmo intenderci su cosa vogliamo dire con il termine 'funziona', quello che posso dire, anche in questo caso, è di seguire una regola generale valida sempre.

Quanto più è alto il time frame sotto osservazione, quanto maggiore è l’affidabilità degli alert generati dal singolo indicatore.

A questa regola non sfugge il nostro CCI che dimostra di soffrire i time frame tropo veloci (dai 3 minuti in giù), quindi direi che è poco adatto allo scalping grafico. Mentre, per converso, offre le migliori prestazioni su time frame elevati a partire dai 60 minuti in su.

Un trader che conosco personalmente, che opera nel lungo periodo, utilizza il Commodity Channel Index addirittura su grafici settimanali.

Ovviamente tutto dipende anche dal tipo di trading di ciascuno, se si tratta di operatività più o meno veloce. Si tratta infatti di un indicatore che può essere utilizzato, con le dovute accortezze, anche per il trading intraday.

Come settare il Commodity Channel Index

Un’altra domanda ricorrente quando si parla di indicatori verte sul settaggio, ovvero nel nostro caso a quanti periodi va settato il CCI.

Di solito, quando mi fanno una domanda del genere, la mia risposta è sempre che la cosa migliore è lasciare i settaggi di default, cioè quelli che si trovano già predisposti quando si applica l’indicatore nella propria piattaforma di trading.

Ho sempre pensato che se qualcuno ha messo di default in una piattaforma '14 periodi', ad esempio, è perché da qualche parte quel 'numero magico' l’avrà pur preso.

Ovviamente l’esperienza in questo caso la fa da padrone.

Quindi se sono un trader alle prime armi è preferibile lasciare i settaggi di default; se invece sono un trader già un po' più esperto, allora posso avventurarmi nel cercare i settaggi ottimali per questo o quell’indicatore.

Questo in via generale.

Quando però parliamo di Commodity Channel Index ci vengono in soccorso, a proposito dei settaggi, le raccomandazioni di Lambert, ovvero l’inventore di questo indicatore.

Trattandosi di un indicatore che nasce dall’idea della ciclicità dei mercati, Lambert raccomandava di usare un terzo del ciclo completo, calcolandolo da minimo a minimo o da massimo a massimo, come periodo di calcolo per il CCI.

Ad esempio se per lo strumento finanziario sotto osservazione individuo un ciclo a 90 giorni, il Commodity Channel Index andrebbe impostato a 30 periodi.

Ovviamente per fare calcoli del genere bisogna essere trader un po' più esperti e avere qualche rudimento di analisi ciclica.

Conclusioni

Come abbiamo visto il Commodity Channel Index può essere definito un ibrido, un incrocio tra indicatore e oscillatore. Ovviamente stiamo facendo un complimento a questo fantastico strumento di analisi davvero eclettico.

Il CCI restituisce ottimi segnali di allerta e dà il meglio di sé quando viene applicato a strumenti finanziari molto liquidi e su time frame elevati.

Si tratta di uno strumento di analisi sicuramente molto stabile in qualunque situazione di mercato e molto efficace sia nell’individuare zone di ipercomprato/ipervenduto, sia nel segnalare zone di eccesso dei prezzi (ipercomprato/ipervenduto), sulle quali intervenire una volta che siano confermate da altri strumenti di analisi.

Infine il Commodity Channel Index può essere utilizzato per analizzare non solo il mercato delle commodities per il quale è stato ideato da Lambert, ma trova particolare efficacia anche nel fornire validi segnali di allerta anche qualora applicato alle azioni, indici e valute.

Insomma un indicatore davvero eclettico da sfruttare su ogni mercato purché dotato, come detto, di sufficiente liquidità.

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L'autore della guida: Bruno Moltrasio

Avvocato, opera in Borsa dal 1998 come trader privato. Nel 1999 ha frequentato un Master di Analisi Tecnica dei Mercati Finanziari. È stato redattore e coautore di testi tra i quali 'Dal Trading Direzionale allo Spread Trading', nonché il fondatore dell'omonimo sito BrunoMoltrasio.eu, Culturafinanziaria.com, Universitrading.com e, non ultimo, Solospread.com. che tratta in modo specifico lo spread trading. Grazie ai suoi siti Bruno diffonde da anni l’analisi tecnica, quelle che considera le migliori strategie di trading e, soprattutto, quello che ritiene essere il corretto approccio psicologico e comportamentale ai mercati, per essere vincenti nel trading. È relatore in numerosi corsi, rivolti a privati e istituzionali, sull’analisi tecnica e sulle sue strategie di trading.


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