Dollaro alla riscossa

Il biglietto rimane ben acquistato soprattutto verso yen, dove ha toccato i massimi da marzo.

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Fonte: Bloomberg

Rimane forte il biglietto verde verso le principali valute mondiali, nonostante la mancanza di spunti macro interessanti in questo inizio di settimana. Gli operatori sembrano rimanere concentrati sugli sviluppi che arrivano dalla riforma fiscale negli Usa, ora in discussione alla Camera. Anche il Senato è a lavoro per una proposta di riforma da sottoporre al Congresso qualora la prima non dovesse andare a buon fine. I repubblicani vorrebbero arrivare alla firma della legge prima del Thanksgiving Day (23 novembre), anche se è alta la probabilità che tale deadline possa slittare.

Il mercato ha corso tanto sulle promesse fatte da Trump e un eventuale fallimento anche su questo punto dopo quella dell'Obamacare, non sarebbe accolto bene.

Oltre alla riforma fiscale, a fare da traino alla divisa statunitense ci sono anche i recenti dati macro, con gli indici manifatturieri e di fiducia saliti ai massimi da inizio anni 2000. A conferma di ciò, il Dollar Index, che sintentizza l'andamento della divisa Usa verso un paniere di valute, è tornato al ridosso dei massimi di fine ottobre, lambendo quota 95 punti e sembra voler forzare questo livello.

La corsa del biglietto verde sembra essere particolarmente importante verso lo yen, probabilmente grazie al ritorno del risk on che ha portato gli indici azionari ad aggiornare i massimi storici. Il cambio si è avvicinato al test di 115, livelli che non vedevano da marzo scorso. Un superamento di tale riferimento permetterebbe al cambio di uscire dall'ampia fasce laterale che l'ha inglobato dalla scorsa privamera. Il segnale sarebbe decisamente bullish, con possibilità di rialzo importanti.

Anche il cambio Eur/Usd risente del ritorno di forza del dollaro, scendendo ai minimi da luglio scorso, in area 1,1550. Graficamente, dopo la rottura del supporto di 1,1670 e il successivo pull back, sul cambio si è completato un testa-spalle ribassista che apre a una discesa verso i minimi di fine giugno.

Insomma, su diversi mercati i segnali punterebbero ancora a un dollaro forte almeno per qualche settimana.

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