Trimestrale Unicredit: 3 fattori da considerare in vista dei conti aprile-giugno

In calo utili e ricavi, ma dopo il semestre appena passato la strada sarà tutta in salita: ecco cosa aspettarsi dal primo gruppo bancario italiano

La stagione dei conti trimestrali italiani si chiude con le banche: giovedì è il turno di Unicredit, che già aveva archiviato il primo trimestre del 2020 con una perdita netta di 2,7 miliardi di euro, a causa delle svalutazioni operate per rispondere alla crisi scaturita dalla pandemia di Covid-19.

Cosa prevede il consensus?

In arrivo forti perdite per l’istituto di Jean Pierre Mustier, a partire dall’utile netto: 334 milioni, quando nel secondo trimestre del 2019 erano stati 1,854 miliardi di euro. Giù anche i ricavi, dai 4,518 miliardi del 2019 a 4,290 miliardi.

Più ottimisti gli analisti della stessa Unicredit, come si legge nel sito della banca: gli utili sono attesi a 335 milioni di euro, mentre vanno più cauti sui ricavi, che si assesterebbe intorno a 4,12 miliardi di euro. In aumento i costi operativi, che gli analisti di Unicredit stimano a 2,46 miliardi, mentre gli interessi netti potrebbero ammontare a 2,37 miliardi, le commissioni a 1,37 miliardi e i proventi dal trading 263 milioni, mentre i dividendi ammontano a 79 milioni.

L’utile operativo netto si fermerebbe a 578 milioni mentre le rettifiche sui crediti ammonterebbero a 1,09 miliardi.

Unicredit ferma nella sua indipendenza

In un contesto dove la crisi generata dal Covid-19 (e relative conseguenze sul settore bancario) ha accelerato un processo già in atto, ovvero la fusione tra istituti di credito e il consolidamento del settore bancario europeo in entità sempre più grandi, poche settimane fa l’amministratore delegato di Unicredit Mustier ha ribadito con fermezza la volontà di non voler procedere in tal senso.

Le dichiarazioni sono arrivate dopo che, mentre gli operatori guardavano all’Ops (successivamente Opas) lanciata da Intesa a Ubi Banca, avevano iniziato a farsi strada speculazioni su mire espansionistiche anche da parte di Unicredit, stavolta nei confronti di Banco Bpm dopo un incontro tra i vertici dei due istituti di credito.

Cosa è successo durante il secondo trimestre nel comparto bancario?

Dopo i mesi di forte stress sugli istituti di credito dovuto al virus – e alle difficoltà finanziare a cui quasi tre mesi di lockdown hanno spinto i risparmiatori italiani -, il secondo trimestre potrebbe essere quello in cui i ricavi delle banche sconteranno la flessione dei ricavi più profonda.

D’altra parte, secondo gli analisti di Ubs si tratterà del punto più basso: quanto al futuro potrebbe già vedersi la luce in fondo al tunnel, anche in considerazione dello sprint degli ultimi mesi (un rimbalzo di circa il 20% rispetto ai minimi di marzo), dovuto ai nuovi stimoli fiscali in arrivo dal governo e, soprattutto, del maxi-piano di acquisto asset della Banca centrale europea.

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Come sta andando il titolo in Borsa?

Al momento, le quotazioni Unicredit viaggiano in ribasso dello 0,17%, scendendo a 7,71 euro, in una giornata in cui è l’intero settore bancario a soffrire.

Dei 19 analisti che hanno contribuito all’analisi pubblicata dalla stessa Unicredit, il 71% conferma giudizio Buy per le azioni Unicredit, mentre il restante 29% conferma il giudizio Hold e nessuno è per il Sell.

Oltre alla liberatoria riportata di seguito, il materiale presente in questa pagina non contiene uno storico dei nostri prezzi di trading, né alcuna offerta o incentivo a operare nell’ambito di qualsiasi strumento finanziario. IG Bank declina ogni responsabilità per l’uso che potrà essere fatto di tali commenti e per le conseguenze che ne potrebbero derivare. Non forniamo nessuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o la completezza delle presenti informazioni, di conseguenza, chiunque agisca in base ad esse, lo fa interamente a proprio rischio e pericolo. Eventuali ricerche fornite non intendono rispondere alle esigenze o agli obiettivi di investimento di un soggetto in particolare e non sono state condotte in base ai requisiti legali previsti per una ricerca finanziaria indipendente e, pertanto, devono essere considerate come una comunicazione di ambito marketing. Anche se non siamo sottoposti ad alcuna limitazione specifica rispetto alla negoziazione sulla base delle nostre stesse raccomandazioni, non cerchiamo di trarne vantaggio prima che queste vengano fornite ai nostri clienti. Vi invitiamo a prendere visione della liberatoria completa sulle nostre ricerche non indipendenti.

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