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GUERRA COMMERCIALE

Dazi Trump, Corte Suprema e rimborsi: perché il rischio per i mercati non è finito

La bocciatura della Corte Suprema sui dazi imposti via IEEPA apre un contenzioso sui rimborsi e spinge Trump verso nuove tariffe sostitutive. Per i mercati finanziari il tema non è solo commerciale: è anche legale, fiscale e di fiducia sul quadro USA.

Fonte: Bloomberg

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Data di pubblicazione

La sentenza della Corte Suprema USA sui dazi di Trump non va letta come una semplice “rimozione” delle tariffe, ma come l’inizio di una nuova fase di incertezza. Il mercato, infatti, si trova davanti a tre shock simultanei: stop a una parte rilevante dei dazi, apertura di un fronte legale sui rimborsi e attivazione di nuove tariffe con una diversa base normativa. 

Riteniamo che la decisione della Corte sia un colpo importante all’architettura tariffaria costruita da Trump, ma non chiude il capitolo protezionista, pilastro della politica economica della nuova amministrazione repubblicana.

Cosa ha deciso la Corte Suprema?

Il passaggio chiave è giuridico ma con effetti immediati sui mercati: la Corte Suprema (con decisione 6-3) ha stabilito che Trump ha ecceduto i propri poteri usando l’IEEPA per imporre dazi globali e misure mirate su vari partner commerciali. Questa è la parte davvero rilevante per gli investitori: non solo cambia il livello dei dazi, ma si restringe anche lo spazio di manovra dell’esecutivo su una leva che il mercato considerava centrale nella politica economica USA.

Dal lato operativo, la U.S. Customs and Border Protection ha comunicato lo stop alla riscossione dei dazi IEEPA e la disattivazione dei codici tariffari collegati, mentre restano in piedi le tariffe imposte con altre basi legali (come Section 232 e Section 301). Questo dettaglio è fondamentale: non siamo in uno scenario di “liberalizzazione improvvisa”, ma in una riconfigurazione del regime tariffario.

Il vero nodo per i mercati: i rimborsi

Il tema più sensibile, a nostro avviso, non è la sentenza in sé ma la gestione dei rimborsi. La Corte non ha definito un rimedio automatico, e questo apre un contenzioso potenzialmente lungo tra importatori, amministrazione e Court of International Trade. 

Le cifre in gioco sono rilevanti: diverse stime citano un ordine di grandezza intorno ai 170-175 miliardi di dollari. Non è solo una questione di “giustizia” per gli importatori: per il mercato obbligazionario significa anche possibile incertezza sui conti pubblici e sulle future emissioni del Tesoro USA. 

Trump ha già riaperto il fronte: nuove tariffe, nuova incertezza

Dopo la sentenza, Trump ha accelerato su un nuovo schema tariffario sostitutivo (con tariffe globali annunciate su base diversa dall’IEEPA). Questo passaggio è cruciale perché sposta l’attenzione dal “se ci saranno dazi” al “quanto saranno duraturi, contestabili e credibili”. I nuovi dazi "dovrebbero" avere una durata di 150 giorni e poi essere rinnovati attraverso un'approvazione del Congresso o un nuovo decreto presidenziali.

Per i mercati, il messaggio è chiaro: la variabile politica resta alta. La sentenza riduce il perimetro di una leva presidenziale, ma non elimina la strategia protezionista portata avanti da Trump. 

Effetti sui mercati finanziari

Azionario: più premio al rischio, soprattutto sui settori esposti al commercio

Noi riteniamo che l’effetto principale sull’azionario sia un aumento del premio al rischio, più che un impatto lineare sugli utili nel brevissimo. Le società con supply chain globali o alta esposizione all’import/export restano vulnerabili a revisioni rapide dello scenario tariffario. La combinazione tra sentenza, nuove tariffe e incertezza sui rimborsi rende più difficile prezzare margini e guidance.

Tra gli indici USA il peggiore al momento è il Russell 2000 che mostra una flessione di 2 punti percentuali.

Dollaro e valute: il tema è fiducia nel quadro USA

Sul forex, la vicenda pesa perché mescola politica commerciale, rischio fiscale e incertezza istituzionale. E' evidente l'indebolimento del dollaro e maggiore forza delle valute rifugio e delle divise dei paesi emergenti (dazi medi in teoria molto più bassi).

Tra le valute rifugio USD/CHF segna un -0,20% a 0,7740, USD/JPY un -0,46% a 154,34.

Tra le divise dei paesi emergenti USD/BRL mostra un calo dello 0,50%,  USD/PHP un -0,48%, USD/THB un -0,30%,  USD/IDR un -0,30%.

Treasury USA: il segmento più delicato nel medio periodo

Il mercato obbligazionario è probabilmente quello con il profilo rischio/rendimento più sensibile alla questione rimborsi. Se una parte del gettito tariffario dovesse essere restituita, il Tesoro potrebbe dover compensare con emissioni aggiuntive; se invece il contenzioso si trascina, i Treasury dovranno prezzare mesi di rumore politico-legale. 

Oro e asset rifugio: supportati dall’incertezza macro-politica

In un contesto del genere, l’oro tende a beneficiare non solo della classica domanda difensiva ma anche della difficoltà del mercato nel definire uno scenario ordinato per dollaro, tassi e crescita globale. Il tema non è “solo dazi”: è instabilità del quadro decisionale. Per questo riteniamo che gli asset rifugio possano restare ben supportati finché non emergerà maggiore chiarezza normativa e fiscale.

L'oro ha superato il limite dei $5200 l'oncia e sembra aver messo nel mirino i prossimi obiettivi a $5380, proiezione dell'ampiezza del recento movimento rialzista.

Cosa monitorare adesso

Noi vediamo quattro variabili chiave nelle prossime settimane:

1) Meccanismo dei rimborsi
Se emergerà una procedura amministrativa relativamente ordinata, il mercato potrà ridurre parte del premio al rischio. Se invece prevarrà il contenzioso frammentato caso per caso, la volatilità resterà elevata.

2) Tenuta legale dei nuovi dazi
Le nuove tariffe sostitutive potrebbero a loro volta essere oggetto di contestazioni. Esistono dubbi legali sul nuovo impianto, elemento che il mercato non può ignorare.

3) Reazione dei partner commerciali (UE in primis)
L’Europa resta un osservatore passivo solo in apparenza: eventuali tensioni o rinegoziazioni possono riaccendere rapidamente il rischio escalation commerciale. UE e Cina possono cambiare atteggiamento dopo il cambio di quadro negli USA.

4) Lettura macro: inflazione vs deficit
Nel breve, dazi sostitutivi più bassi possono attenuare la pressione sui prezzi; nel medio, un contenzioso sui rimborsi può riaprire il tema deficit/emissioni. È questa tensione tra inflazione e finanza pubblica che può rendere il mercato dei tassi particolarmente instabile. Non crediamo ci possa essere un impatto per le decisioni della Federal Reserve.

 

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