Tensioni Usa-Turchia: lira turca recupera dopo crollo di ieri

Cambio di rotta della Casa Bianca: non era un vera ritirata, solo lo spostamento di un centinaio di soldati. Ma intanto la Turchia dispiega le sue forze

L’annuncio del ritiro di truppe statunitensi dalla Siria nord orientale, annunciato domenica sera, e il ridimensionamento della portata delle operazioni, avvenuto in nottata, ha fatto traballare il mercato valutario. La lira turca recupera terreno stamattina dopo i minimi delle ultime 6 settimane registrati ieri sul dollaro e sull’euro.

Cosa sta succedendo in Siria?

L’ordine di ritiro delle truppe statunitensi sarebbe infatti valido solo per 50-100 “Special operators” impiegati nella zona, che verrebbero dislocati altrove. Lo ha dichiarato nella notte un funzionario della Casa Bianca, che ha ridimensionato l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump.

Domenica sera, durante un colloquio telefonico, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e Trump avevano infatti concordato la creazione di una “Zona Sicura”, una striscia di territorio nella Siria nord-orientale, a ridosso del confine turco, che i soldati statunitensi avrebbero abbandonato e lasciato ai turchi, in modo da creare un corridoio per favorire il rimpatrio dei profughi siriani rifugiati in Turchia.

E i curdi?

Già ieri le forze curde, che attualmente abitano la regione in questione, avevano definito la mossa di Trump “una pugnalata alle spalle”. Nel silenzio di Damasco, di fatto la Turchia si prepara a invadere la zona e debellare la presenza curda, che Ankara considera alla stregua di un gruppo terroristico, minaccia alla propria unità territoriale. Ventiquattr’ore dopo l’annuncio del ritiro Usa, il ministro della Difesa turco Hulusi Akar aveva già annunciato che tutto sarebbe pronto per un’invasione della Siria.

Dopo un iniziale (e molto criticato) silenzio, è arrivata la reazione di Trump: se la Turchia oltrepassa il limite, ha annunciato Trump con un tweet, gli Stati Uniti non esiteranno a “distruggere e cancellarel’economia turca.

L’instabilità che genera rischi

L’idea doveva essere quella di una zona cuscinetto, su cui in realtà Stati Uniti e Turchia lavorano da tempo. Tuttavia, il carattere repentino delle decisioni di Trump in politica militare genera instabilità. Tale mancanza di coordinazione con la Turchia aumenta infatti il rischio che, qualora quest’ultima dovesse prendere iniziative autonome nella zona in questione, sarebbe a rischio l’interesse condiviso nel mettere in sicurezza il nordest della Siria e la sconfitta definitiva dell’Isis, come spiega Sean Robertson, portavoce del Pentagono.

Tale instabilità rende instabili anche i mercati: nelle ore immediatamente successive all’annuncio di Trump di ritirarsi dalla “Zona di Sicurezza” la lira turca si è notevolmente deprezzata. Il cambio USD/TRY è arrivato a +2,20% a 5,85, quello EUR/TRY a 2,11% a 6,42. L’inversione di tendenza è arrivata solo in mattinata, con il cambio USD/TRY sceso a 5,82 e quello EUR/TRY a 6,40.

Poco mosso il petrolio. Il WTI Light Crude (WTI Crude (SGD1 Contract)) quota a 52,65 dollari al barile e il Brent (ETFS Brent Crude) a 58,25 dollari al barile.

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