Prezzo del petrolio resta volatile, ma recupera le perdite di ieri

Si teme ora per un effetto analogo al sell off della settimana scorsa, che ha portato il prezzo del Wti ai minimi storici, fino a sforare in territorio negativo

Nelle ultime ore il prezzo del petrolio è tornato a salire, recuperando il tonfo di ieri (quando il Wti ha perso circa il 25%): eppure ancora non basta per fugare i timori sulla capacità dei siti di stoccaggio in tutto il mondo, che continuano a tenere con il fiato sospeso gli investitori.

Verso il rischio di un nuovo crollo?

Secondo quanto riporta oggi Bloomberg, ieri la Corea del Sud avrebbe esaurito la propria capacità di deposito per il greggio; pochi giorni fa, un’analisi di Goldman Sachs metteva in guardia il mondo intero di avere solo tre settimane prima che tutti i siti di stoccaggio esauriscano la propria capacità.

Nelle ultime ore, il Wti ha sfiorato i 10,07 dollari al barile (perdendo il 21%), mentre anche il Brent è sceso sotto i 20 dollari, toccando i 18,73 dollari al barile (un calo del 6,3%).

Il rischio è che si ripresenti una situazione analoga a quella della settimana scorsa. Alla scadenza dei contratti di maggio il prezzo ai minimi storici del greggio ha fatto schizzare le vendite, provocando ulteriori ribassi che, per la prima volta nella storia, hanno spinto il prezzo del greggio in territorio negativo (le raffinerie e gli acquirenti retail si sono trovati ad essere pagati per ricevere petrolio, pur di evitare la saturazione dei siti di stoccaggio: il Wti è arrivato a valere 37 dollari al barile).

Per i contratti riferiti a maggio, ciò è avvenuto un giorno prima della loro scadenza; i movimenti delle ultime ore fanno temere che la stessa situazione si presenti con i contratti in scadenza il 20 giugno - e, stavolta, ciò accadrebbe con largo anticipo.

Cosa ha determinato un ulteriore ribasso?

Già ieri il West Texas Intermediate, riferimento per il mercato del greggio statunitense, ha subito una contrazione del 30% dopo che lo United States Oil Fund, tra i maggiori acquirenti di petrolio, ha annunciato che nei prossimi quattro giorni venderà tutti i contratti in scadenza a giugno.

Ciò non fa che aggravare la condizione del mercato petrolifero attuale, che vede un’inondazione di petrolio provocata dall’effetto congiunto del drastico calo della domanda causato dal coronavirus (con il traffico aereo sceso del 90% per via dello stop ai voli, ma anche la chiusura delle fabbriche e delle attività, con conseguente calo della mobilità) e della guerra dei prezzi scatenata a inizio marzo da Russia e Arabia Saudita.

Dopo settimane di iper-produzione, in rappresaglia al mancato accordo in sede Opec+ su una strategia di tagli congiunti alla produzione, i leader paesi esportatori di petrolio, insieme ai loro alleati (Russia e Kazakhstan) e, per la prima volta, gli Stati Uniti, fautori del G20 Energia che si è riunito lo scorso 10 aprile, si sono accordati su un taglio della produzione di 9,7 milioni di barili al giorno.

La riduzione ancora non è partita – bisognerà aspettare l’inizio di maggio – ma già è chiaro che non sarà sufficiente per abbassare la quantità di petrolio in circolazione, con la domanda scesa di 30 milioni di barili al giorno.

Il principale sito di stoccaggio Usa a Cushing, in Oklahoma, è già pieno per oltre il 70%: gli Usa stanno riempiendo petrolifere (il presidente Usa Donald Trump, mercoledì scorso, non ha perso l’occasione per minacciare “di sparare alle motovedette iraniane che tentano di attaccare le nostre navi”, nel tentativo di fomentare tensioni in Medio Oriente in grado di far pensare a un aumento del prezzo del greggio).

A quanto viaggia oggi il prezzo del petrolio?

Al momento il prezzo del Wti quota in leggero rialzo di mezzo punto percentuale, a 13,33 dollari al barile, mentre il Brent del Mare del Nord segna un rialzo a 20,93 dollari al barile.

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